da Punto.com
Klaus Davi: «Il sistema elettorale è nuovo e il vantaggio va gestito». Ma attenti alla verità
Nixon è Cenerentola, Carter come il Mago di Oz, Mitterrand nelle vesti di Re Artù, Prodi novello brutto anatroccolo. E Berlusconi? Berlusconi, ovviamente, incarna la fiaba tout court. Nel mare di libri che si va ingrossando sulla grande sfida a sessanta giorni dal voto, esce un saggio che aiuta a capire i meccanismi di persuasione a cui ricorrono i duellanti e smonta e rimonta, anche attraverso i numerosi punti in comune con la struttura narrativa delle favole, alcune campagne elettorali del passato paradigmatiche. C'è questo e molto altro ne "I Contaballe. Le menzogne per vincere in politica" (pagine 255, euro 12, Marsilio), di Klaus Davi, massmediologo, editorialista de La Stampa, del Tg3, de L'Espresso e consulente per la comunicazione dei Ds, la Margherita e l'Udc.
Berlusconi e Prodi: chi nei due duelli in tv ha più da guadagnarci e chi più da perderci?
Domanda difficile. Intanto, qualcuno non vuole la sfida perché sostiene che il centrosinistra continua ad essere in vantaggio.
Non è così?
Sì, però ci andrei con i piedi di piombo: i sondaggi sono attendibili ma il sistema elettorale è nuovo e quindi c'è un margine di errore. Prodi è davanti, ma il mio consiglio è di accettare ugualmente la sfida. E poi, di solito, in questi faccia a faccia rischia di più chi è al governo e non chi sta all'opposizione, se l'opposizione si prepara bene.
Nel libro ricorda i duelli tra Kerry e Bush, che ha perso in tv ma vinto nelle urne. Significa che il peso di questi momenti è sovrastimato?
Totalmente sovrastimato. A differenza della radio, la televisione ha una funzione, ovviamente, importantissima ma nel senso che consolida: chi è di destra, rimane di destra; chi di sinistra, di sinistra. Invece la radio, dove si argomenta di più, a volte riesce a far cambiare opinione.
Secondo lei, il principale problema di Berlusconi in questa campagna elettorale è aver tradito le speranze suscitate nel 2001. Come può uscire dall'angolo?
Ammettendo le sue difficoltà. Non deve fare il macho comunicativo, il gradasso ma diventare più "femminile"? ammettendo, ripeto, i suoi insuccessi.
Non sarebbe una strategia votata alla sconfitta?
A volte, l'eroe ferito può piacere, anche se non è detto che questo salvi la sedia a Berlusconi.
Anche Prodi, secondo lei, ha un problema legato alla speranza: come ridarla agli elettori. Ci sta riuscendo?
Nel centrosinistra vedo grigiore, tanto grigiore, a parte la solarità contadina, emiliana di Prodi. La speranza è positività, è giocosità ed è, se si vuole, anche glamour. Invece in televisione sfilano tanti becchini e profeti del "tutto va male". Mi devono però spiegare, questi signori, perché poi vanno a banchettare nei salotti romani. Mi sembrano pessimisti part time.
A chi si riferisce, Bertinotti?
Niente nomi, tanto poi li vediamo nelle pagine di cronaca mondana con il cappotto da 4.000 euro.
È un errore anche dal punto di vista comunicativo?
Un errore da tutti i punti di vista. La gente è molto, molto attenta: fai la retorica del negativo e un attimo dopo ti abbini con i simboli del lusso? Non funziona. Piantala e cambia strategia.
Scrive che la campagna elettorale 2001 di Berlusconi è stata una delle migliori del dopoguerra. E quella 2006?
È prematuro dare giudizi. Per ora, come si sa, c'è un'iper-presenza. Berlusconi non sta parlando degli italiani, ma magari lo farà nelle prossime settimane. Sempre sino a questo momento, la sua campagna è molto inferiore a quella delle precedenti politiche perché più basata sul marchio Berlusconi, sul suo mondo immaginifico e la sua famiglia.
La sua abbuffata in tv è stata un colpo di reni per invertire la tendenza?
È una possibile spiegazione, anche molto sensata. Per ora Prodi ha deciso di non affrontarlo sul piano televisivo, ma non so fino a quando potrà sottrarsi visto che qualcosa Forza Italia sta rosicchiando. La dimensione della notorietà è molto importante: non tutti si ricordano del governo Prodi, ci sono nuovi elettori, ci sono elettori ed elettrici che potrebbero cambiare opinione. E quando li contattiamo?
Ricorda nel libro il caso di campagne elettorali il cui esito è stato anticipato da "segnali deboli? ma chiari, tendenze circoscritte ma illuminanti". Ne ha già colti anche stavolta?
I segnali più evidenti sono stati la crisi economica e il disagio sociale, come la violenza negli stadi. Indicatori che per un po' la sinistra è riuscita a tradurre in comunicazione. Adesso vedo "segnali deboli? molto forti" nel mondo neocon, come l'aborto e la legittima difesa. Si indeboliscono i segnali del centrosinistra, si rafforzano quelli del centrodestra.
A proposito di legittima difesa, quanto influirà sul voto il tema della sicurezza?
La sicurezza è centrale in un una campagna elettorale.
Lo sarà ancora di più da qui ad aprile?
La sicurezza porta voti. Le paure occupano il centro della scena.
Sostiene che in politica mentire è fisiologico. Qual è la bugia più grande di Berlusconi?
Dal punto di vista del posizionamento, quando fa il povero. Anche se la capisco come strategia, esagera quando si comporta così. Va bene l'outsider, ma povero Berlusconi, anche di famiglia, non lo è mai stato.
La menzogna più clamorosa di Prodi?
Il suo iperbuonismo non è più tanto credibile.
Per quale motivo Berlusconi, stando ai sondaggi, è partito dietro a Prodi?
Per la delusione per quanto fatto dal governo in materia di lavoro ed economia. Invece le vicende giudiziarie del Cavaliere paiono interessare solo una quota minoritaria dell'elettorato mentre la questione del conflitto d'interessi è citata solo da chi è già orientato verso il centrosinistra.
Sostiene che il vero insegnamento delle elezioni americane è la riscoperta del consenso acquisito con il porta a porta. Sarà decisivo anche nelle elezioni italiane?
Il porta a porta, ossia la manipolazione da marciapiede: no, non credo che possano essere elementi fondamentali. I volontari di Prodi sono volontari militanti, quelli di Bush erano criptomilitanti, erano nascosti. La criptopubblicità è, come noto, più efficace.
Ad aprile l'ago della bilancia saranno gli indecisi o gli elettori tentati dall'astensionismo?
Nell'ago della bilancia saranno i fidelizzati che i due schieramenti riusciranno a portare alle urne.
Quanto influiranno sul voto se non proprio le bugie, le reticenze dei dirigenti Ds nel pieno del caso Unipol?
Difficile dirlo, anche se ho la sensazione che, almeno per ora, non è un problema di mercato di massa. Forse qualche elettore si sposterà su Rifondazione comunista.
Riporta nel libro una frase di Walter Mondale, il candidato democratico alle elezioni del 1980 contro Ronald Reagan: "Diciamoci la verità. Reagan aumenterà le tasse e lo stesso farò io. Con la differenza che lui non ve lo dirà mai, io l'ho appena fatto". Poi, come noto, vinse Reagan. Se ne deve dedurre che in politica paga la menzogna e non la verità?
Ultimamente, la tendenza dei politici, dato l'aumento delle fonti di informazione, è che se si deve mentire, diventa poi difficile sostenere questa condizione. Quindi meglio tacere.
Gilberto Bazoli
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