mercoledì 8 febbraio 2006

LE IDEE DI PRODI

da Europa
LE IDEE DI PRODI Il leader del centrosinistra tratteggia le linee del suo programma davanti ai parlamentari dell’Unione

«Gli italiani adesso possono dire basta»

08-02-2006

«Cari amici, cari compagni...». Il messaggio che Romano Prodi ha lanciato ai parlamentari dell’Unione è questo: ora basta. Basta con la destra, basta con Berlusconi. Il leader del centrosinistra, che ha riunito i parlamentari dell’Unione nella sala delle conferenze di Montecitorio (proprio di fronte alla camera dei deputati) ha dato la carica ai “suoi”, rimarcando le nefandezze del governo di centrodestra ormai alla frutta: «Gli ultimissimi sondaggi dicono che questa maggioranza è già minoranza nel paese». In sala, molti i deputati e senatori che il Professore ringrazia («è il giorno del ringraziamento...») per il lavoro «benemerito» svolto in questi 5 anni». Fra i segretari ci sono Rutelli e Pecoraro Scanio, ci sono gli stati maggiori di tutti i partiti della coalizione. E molti parlamentari “oscuri” e tuttavia determinanti nell’azione di contrasto, in aula e nelle commissioni parlamentari. Molti di loro hanno trascorso ore e ore di ostruzionismo, molti di loro hanno presentato interrogazioni, disegni di legge, mozioni. Molti di loro ritorneranno a “fare campagna”, e inevitabilmente qualcuno non rientrerà nel Palazzo. Ma oggi sono tutti qui, e per un momento pare che le tradizionali divisioni lascino spazio alla voglia di unità che il Professore evoca più volte. È preoccupato, Prodi: «Ci stiamo abituando a tutto ma non dobbiamo abituarci a questa violazione delle regole ». Violazione di tutto. Non è per combinazione che l’assemblea di ieri si sia tenuta proprio mentre in aula si votava il decreto milleproroghe, nel quale «c’è di tutto, ognuno di voi viene da me e mi dice che c’è anche un’altra cosa». Le regole, allora. La Costituzione, in primis: «La parola d’ordine immediata – ricorda Prodi – è il sostegno di tutti per la raccolta delle firme per il referendum». Berlusconi inonda l’etere «raccontando a se stesso che il governo ha fatto cose mirabolanti anche se nessuno le ha viste. Cerca di non pagare il conto del suo malgoverno». Ma gli italiani sanno tutto. Per questo oggi «possono dire basta». Poi c’è la parte costruttiva. Unità, «come gridavano a piazza del Popolo », coesione programmatica, l’unità vista nelle primarie, un patrimonio da gettare dentro alla «battaglia all’ultimo respiro» del 9 aprile. Si respirerà aria di unità alla manifestazione di sabato 11 al teatro Eliseo – assicura Prodi – quando partirà ufficialmente la campagna elettorale «e cominceremo a parlare al paese con una voce e una linea comune». La sala applaude il riferimento alla «voce» sola. Nel merito il candidato a palazzo Chigi del centrosinistra parla del problema dei precari («stanno rovinando una generazione»): il Professore non fa demagogia à la Berlusconi, puntando piuttosto su una misura concreta, la riduzione del costo del lavoro per indurre gli imprenditori a trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. «Cinque punti in un anno», annuncerà più tardi a Porta a porta: «Dovremo vedere l’eredità dei conti che ci vengono lasciati, ma da quello che ho potuto vedere, si può fare». Del resto – aveva detto ai deputati – se il lavoro a tempo indeterminato è tassato al 32,7% e i contratti a tempo determinato costano alle imprese il 19,7% è evidente il vantaggio di assumere solo lavoratori atipici ma «in nessun paese esiste un fisco che premia il lavoro precario». Prodi ha anche accennato al problema dei conti pubblici, annunciando che il suo governo istituirà «un organismo indipendente per tenerli sotto controllo». Ha dato buoni frutti in Olanda, in Belgio. Si può fare anche da noi. Dunque – ribadisce ancora una volta – «il nuovo governo non potrà non fare riforme radicali e sostanziali». Il tutto nel quadro di una «ritrovata fiducia nel parlamento». Prodi lo scandisce due volte, interrotto dall’applauso. Perché il governo dell’Unione porterà anche questo, dopo un lustro di morti- ficazione dell’istituto parlamentare: una rinnovata centralità delle camere. C’è stato spazio – a margine – per una velocissima ma illuminante battuta sull’ipotesi di primarie per il Quirinale fatta balenare da Marco Pannella: «Ma che senso ha?», ha detto Prodi. E ha spiegato: «Nella Costituzione c’è scritto come si elegge il presidente della repubblica. Quella proposta non ha alcun senso ». In tv poi annuncia: «Voglio un governo capace di rischiare perché non ci possiamo permettere l’ordinaria amministrazione. Quindi i ministri dovranno essere capaci di fare riforme radicali». Nessuna preoccupazione per il rapporto con Rifondazione: «Lasciamo stare i prodinotti – dice il Professore – è una cosa che può divertire ma non è la realtà: noi abbiamo un programma sottoscritto da tutti e Rifondazione è il terzo partito della coalizione».

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