Da Europa del 3/2/06 intervento di Ermete Realacci (Resp.Margherita dipart."Qualità e Territorio")
L’emergenza gas, nata ben prima dei recenti tagli alle forniture dalla Russia, come è ovvio, non si risolve col ripristino di quelle forniture. La verità è che il nostro paese è da tempo orfano di una seria politica energetica. In questi anni il governo Berlusconi è stato capace solo di tardive e talvolta improbabili reazioni alle emergenze di turno – dai blackout del giugno e settembre 2003 all’attuale crisi del gas. Non una politica sul risparmio energetico – escluse, ovviamente, le accorte raccomandazioni di Scajola sui salvaspifferi – niente fondi per la ricerca sull’efficienza e le nuove fonti rinnovabili. Non un provvedimento che rendesse più razionale, meno energivora pericolosa e inquinante la mobilità urbana e quella nazionale. Nessun impegno serio e tempestivo a sostegno del comparto nazionale delle rinnovabili, settore che in altri paesi europei in pochi anni è arrivato a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Niente di credibile per raggiungere nel nostro paese gli obiettivi previsti dagli accordi di Kyoto. È essenziale ripartire da qui. Da un piano energetico-ambientale, come giustamente lo ha definito Romano Prodi, che con la collaborazione delle istituzioni locali permetta di indirizzare l’Italia verso gli standard di Kyoto e di raggiungere obiettivi strategici e urgenti per il paese: sicurezza, e perciò diversificazione, degli approvvigionamenti; efficienza nella produzione e competitività nei costi dell’energia. Rispetto dell’ambiente, ricerca di nuove risorse e tecnologie, riduzione dei gas serra. E poi una drastica inversione di rotta nei trasporti: più mezzi pubblici puliti, maggiori investimenti nel trasporto su rotaia, potenziamento e ammodernamento delle tratte ferroviarie per i pendolari; meno trasporto su gomma, più intermodalità, più cabotaggio. Possiamo farlo da subito, partendo anche dalle tante amministrazioni locali, molte governate dal centrosinistra. È questo il senso di “La Margherita e il sole”, l’incontro di mercoledì prossimo (l’8 febbraio, presso la sede nazionale della Margherita, dalle 10.30 in poi), con amministratori locali, esperti del settore e, a concludere, Francesco Rutelli: tante delle parole d’ordine del programma energetico dell’Unione sono declinabili anche a livello locale, dalle rinnovabili all’efficienza, ai trasporti. La città di Barcellona, con l’Ordenanza solar, ha introdotto nel regolamento edilizio l’obbligo, per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni, di installare pannelli solari termici che coprano almeno il 60 per cento delle esigenze domestiche di acqua calda. Una risposta alla necessità di diversificazione delle fonti, di risparmio energetico, di riduzione delle emissioni: e così è passata da 1.650 metri quadri di pannelli del 2000 ai 21.143 attuali, con un risparmio energetico di oltre 15mila megawatt/ora l’anno, e quasi 3mila tonnellate di CO2 evitate. Sono misure a portata di tutte le amministrazioni. Provvedimenti analoghi ha approvato di recente il comune di Roma, e i risultati attesi sono notevoli. Ancora una esempio. Ad Hannover, nel nuovo quartiere di Kronsberg, sono stati realizzati tremila appartamenti secondo parametri di risparmio energetico e di tagli alle emissioni di CO2, con due torri eoliche e un impianto fotovoltaico: scelte che hanno consentito una riduzione del 74 per cento delle emissioni di CO2 e un taglio del 42 per cento ai consumi energetici. È evidente, insomma, la portata che le scelte delle istituzioni locali, anche in campo energetico, possono avere sulla vita dei cittadini e sul futuro dell’intero paese. Da Montreal, nell’ultimo vertice Onu sul clima, proprio su questo tema Bill Clinton ha tenuto un discorso lucido e coraggioso, indirizzato agli Stati Uniti e al mondo intero: «Ci sono centinaia di sindaci impegnati a rispettare gli accordi di Kyoto. [...] Se un sindaco prende un impegno, significa che ha già deciso le cose concrete da fare. Una volta passati dall’astratto al concreto, è anche più semplice dimostrare alle persone che ciò che si fa è positivo e vantaggioso per la stessa economia». In attesa che il governo dell’Unione rimedi alla colpevole latitanza del centrodestra.
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