Comizi nelle piazze di tutta Italia. I consigli dello staff di Karl Rove. Alleati d'ogni genere. Ecco il piano per sopravvivere
di Marco Damilano
L'Espresso 05-01-2005
Gli uomini venuti da Oltreoceano sono atterrati a Milano in gran segreto. Un breve viaggio in macchina e per loro si sono spalancate le porte della villa di Arcore. Un intero week end pre-natalizio, tre settimane fa, sabato e domenica a porte chiuse, a scambiarsi opinioni, studiare mosse, slogan, strategie. Con il padrone di casa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, stranamente silenzioso, una volta tanto più interessato ad ascoltare. "Come si fa a rimontare nei sondaggi e sconfiggere Romano Prodi?", ha chiesto il premier agli ospiti americani, spediti da un maestro di campagne elettorali. Karl Rove, il principe delle Tenebre di Washington, il Gran Suggeritore della Casa Bianca, l'artefice delle vittorie di Bush. Il modello che il Cavaliere intende seguire per la sfida con il Professore.
"Ci vediamo il 9 gennaio. La mia campagna elettorale comincia quel giorno", ha ripetuto Berlusconi durante le feste a tutti, alleati, ministri, semplici parlamentari. Appuntamento al 9 gennaio, quando alle elezioni mancheranno giusto tre mesi. Novanta giorni per la rincorsa, per ribaltare il pronostico sfavorevole. Novanta giorni e venti regioni: sta per partire il lungo tour elettorale che porterà il Cavaliere in ogni angolo della penisola. Piazze, teatri, cinema: la televisione non basta più, riformare la par condicio è un miraggio. A Berlusconi tocca uscire dal piccolo schermo e muoversi in carne e ossa, per difendere i suoi cinque anni di governo e rastrellare gli incerti.
Come farà? "Con l'antica regola di Pulcinella: 'mbruoglio, aiutami!", scherza l'irpino Gianfranco Rotondi, leader della nuova Democrazia cristiana. Un imbroglio, un pasticcio di vecchio e nuovo, persuasori occulti e alleanze a tutto campo, dai radicali di Calderisi e Taradash ai fascisti di Forza nuova portati in dote da Alessandra Mussolini. E con una convinzione a prova di bastosta elettorale: "Le altre volte abbiamo perso perché non ero in campo. Adesso ci penso io".
Il Cavaliere ci crede davvero. È convinto di farcela. Circola con cartelline sotto braccio fitte di numeri e statistiche, in vista di una campagna fondata non solo sulle promesse ma anche sulle realizzazioni. "Guarda qui", sfoglia gli ultimi sondaggi con chiunque gli capiti a tiro. E se coglie un velo di scetticismo nell'interlocutore, rincara la dose: "L'Unione ha dieci seggi di vantaggio al Senato e appena cinque-sei punti sopra alla Camera. Statisticamente è un niente, hanno dilapidato il successo delle regionali. Ormai li ho ripresi".
Ripercorre con fiducia la strada dell'amico George. Un anno fa, a tre mesi dalle elezioni, i sondaggi più quotati davano Bush perdente contro lo sfidante democratico John Kerry. "Ma quando gli elettori hanno cominciato a interessarsi dei programmi e a ragionare davvero su chi votare la situazione si è ribaltata", assicura il Cavaliere. Per non sbagliare, si è affidato agli spin doctor di Rove. Il premier ha incontrato a ottobre il consigliere di Bush inguaiato nello scandalo Nigergate e gli ha chiesto una mano. Incurante del precedente negativo: cinque anni fa di questi tempi il candidato premier dell'Ulivo Francesco Rutelli contattò il guru dei Democratici Stanley Greemberg. Rispetto a oggi le parti erano esattamente invertite: l'Ulivo era al governo, stava indietro nei sondaggi e doveva inseguire la Casa delle libertà. Il consiglio di Greemberg fu preciso: "Demonizzate Berlusconi". Ma alla fine trionfò il centro-destra. Gli americani di Rove danno più o meno lo stesso suggerimento: attaccare ogni giorno Prodi e la sinistra. Martellare gli italiani. Ripetere in modo ossessivo che se vince l'opposizione si aprirà un'epoca di lacrime e sangue. Musica per le orecchie del Cavaliere che su questo tasto non si fa certo pregare. I risultati si sono già visti nella conferenza stampa di fine anno: il premier che sventola a portata di telecamere la prima pagina de 'l'Unità' il giorno della morte di Stalin.
Sul tavolo ci sono le idee per la prossima sventagliata di manifesti. Via il faccione del premier, che non funziona più: per gli elettori sa di vecchio. E dentro messaggi semplici e accattivanti, ironici, perfino. Le prime proposte, in realtà, non sono piaciute per niente a Berlusconi, e come dargli torto. "Non mangeremo pane e mortadella", recitava un bozzetto. Meglio riprovare. Più gradita la seconda serie, sugli effetti del centro-sinistra al governo: "Tasse più alte? No grazie". "Cosa sarebbe successo in Iraq se ci fossero stati loro?". E l'incoraggiante "Italia, forza" affisso in tutta la penisola dopo Natale.
Creativo della campagna, il pubblicitario italiano più premiato nel mondo: il sardo Gavino Sanna, padre dello spot sulla pasta Barilla e della campagna di Renato Soru per la regione Sardegna. Con i consulenti di Rove e i sondaggi di Alessandra Ghisleri completa la squadra che il Cavaliere si appresta a mettere in campo contro Prodi. Con una novità fondamentale rispetto al 2001, anche questa di importazione americana: il via libera ai faccia a faccia televisivi con il candidato avversario. Con regole ferree, conduttori imparziali (si fa per dire) e tempi tassativi per domande e risposte. Un'innovazione per Berlusconi che aveva sfuggito come la peste lo scontro in tv con Rutelli. Ma oggi la situazione è rovesciata: il premier non è più la lepre ma l'inseguitore, tocca a lui mettere a nudo le contraddizioni del nemico. Per rafforzare la sua credibilità ha convinto il sottosegretario Gianni Letta: lo accompagnerà in tv, gli farà da spalla, gli darà una mano quando ci sarà da esporre i risultati del governo. Per Letta, in fondo, è un ritorno all'antico: faceva già lo stesso lavoro negli anni Settanta, da direttore del 'Tempo'. Nelle tribune elettorali Rai della Dc era famoso perché invece di fare la domanda al leader di turno ne esaltava l'operato.
Berlusconi è convinto di poter stracciare Prodi nel match di fronte alle telecamere. Anche se pesa il ricordo di dieci anni fa: quando Berlusconi affrontò due volte Prodi, su 'Rai3' con Lucia Annunziata e su 'Canale5' con Enrico Mentana, e a sorpresa si fece battere dal Professore.
Ma andare in tv significa soprattutto riaffermare la propria leadership sul centro-destra: richiamare sulla sua persona e su Forza Italia voti che altrimenti finirebbero su Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Anche i sondaggi più favorevoli continuano a dare Forza Italia in picchiata, sotto il venti per cento. E i tentativi di rianimare il partito sono finora miseramente falliti. Il Motore Azzurro, inaugurato con solennità da Berlusconi appena un mese fa, è già inceppato e gira penosamente a vuoto. La prima uscita, i gazebo per l'Operazione verità sul buon operato del governo "contro le bugie della sinistra", è stata un disastro. Cinquecento gazebo spediti in tutta Italia, dimensioni 5 per 5, come i baracconi delle fiere: molti non sono neppure arrivati a destinazione e le organizzazioni locali hanno dovuto arrangiarsi. A Roma, nell'ora di punta, in piazza Farnese c'erano otto persone, una bottiglia di Fanta e due spumanti: perfino i previsti trampolieri e burattinai non si sono fatti vedere. Quando l'ha saputo, il Cavaliere non l'ha presa per niente bene.
I Comitati per la vittoria, che dovrebbero affiancare le strutture di Forza Italia in campagna elettorale, finora hanno organizzato qualche volantinaggio. Nella sede centrale, all'Eur, sono ormai quotidiani i litigi tra il deputato Mario Mantovani, capo dell'organizzazione, e il super-berlusconiano Mario Valducci. E i soldi? Si favoleggiavano 200 milioni di euro, ma finora si è visto poco.
Così, più che sugli effetti speciali, Berlusconi si è convinto che tocca tornare all'antico: al partito. Per scegliere i candidati al ticket Sandro Bondi-Fabrizio Cicchitto, reduce da una serie interminabile di sconfitte elettorali, sono stati affiancati gli onnipotenti coordinatori regionali. Si preparano a scendere dall'eremo ministeriale per difendere i loro uomini alcuni big finora silenziosi: Giuseppe Pisanu e Claudio Scajola. C'è la pattuglia ciellina di Roberto Formigoni da accontentare. Ci sono i teocon di Marcello Pera. In più, c'è la carica degli ex Publitalia e dei pulcini di Marcello Dell'Utri. Un partito diviso in feudi. E con posti limitati: tutti vogliono candidarsi nell'Emilia rossa e in Toscana, dove la possibilità di essere eletti è più alta. Ma il Cavaliere ha già fatto sapere che i paracadutati dovranno essere ridotti al minimo indispensabile. "Serve gente radicata sul territorio", dice. Nomi forti da mettere in lista. Gente che porta i voti. Proprio quello che manca a Forza Italia: per questo tocca al premier darsi da fare in prima persona.
Per lui potrebbe essere l'ultima campagna elettorale: se vince va al Quirinale, se perde gli salta in aria il partito. Novanta giorni e sapremo. Il Cavaliere sfoglia il calendario e prega come Pulcinella: 'mbruoglio, aiutami.
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