EUROPA
INTERVISTA CON MASSIMO CACCIARI
«Sì al Partito non contro i partiti»
di Giovanni Cocconi
17-01-2006
«Per paradosso dico: se oggi Ds e Margherita decidessero di dare vita subito al Partito democratico io non sarei d’accordo. Una decisione di questo tipo non può essere presa da ristrettissime oligarchie, ma deve passare da un dibattito che investe tutto il paese». Massimo Cacciari non vuole leggere come un ultimatum quello di Romano Prodi. «Spero sia un’esortazione. Un ultimatum sarebbe inaccettabile e metodologicamente sbagliatissimo. A un ultimatum non si risponde con i ragionamenti. Credo che Prodi abbia voluto proporre un’accelerazione per superare una situazione di difficoltà determinata anche dalle volgari strumentalizzazioni contro i Ds sul caso Unipol. La chiamerei più una proposta che una provocazione ».
Ma rispetto all’accordo già raggiunto la “proposta” Prodi è stata letta come una svolta abbastanza sorprendente...
Nel merito è chiaro che rimettere in discussione l’accordo già preso per una lista unitaria di Ds e Margherita alla camera e liste separate al senato, può essere molto pericoloso: potrebbe provocare fibrillazioni nell’Ulivo non certo positive. Non vorrei che operazioni dettate anche dalle migliori intenzioni possano provocare effetti opposti: l’eterogenesi dei fini è una legge costantemente in agguato in politica. Io sono sempre dell’avviso che il Partito democratico non possa formarsi sulla base di esigenze, istanze e desiderata, ma solo sulla base di un aperto dibattito culturale, strategico prima ancora che programmatico, e attraverso passaggi congressuali i più ampi possibili. Fino ad ora questo dibattito è mancato e non mi sembra che né Prodi né altri abbiano dato grandi contributi. Domani (oggi,ndr) io e Rutelli parleremo del nuovo partito a Milano inaugurando il secondo anno del Centro di formazione politica (Spazio Sironi, ore 10.45). In ogni caso i soggetti fondamentali di questo nuovo soggetto devono essere i partiti attualmente in campo. Non può formarsi solo attraverso un’aggregazione di nobili volontà e di anime belle. E il termine “anime belle” non vuole assolutamente essere spregiativo.
Ma perché la lista unitaria non si può fare anche al senato?
È importante che i leader di partito abbiano scelto questa strada e che la decisione venga sancita da una lista unica alla camera. Se domani si decidesse di correre insieme anche al senato non ne sarei sconvolto. Ma cominciamo a discutere di cosa deve essere il Partito democratico. Oggi non mi sembra il caso di procedere a ulteriori forzature laddove possano confondere o mettere in difficoltà i soggetti fondamentali, Ds e Margherita.
Si parla di una possibile lista Prodi...
Nell’eventualità che l’esortazione di Prodi, per motivi anche ragionevoli, non venisse assunta, guai se questa distinzione di punti di vista dovesse manifestarsi come una divisione della coalizione. L’opinione pubblica non ce lo perdonerebbe. In queste ore tutti devono agire con grande responsabilità.
Un retropensiero è che Prodi non si accontenti di fare l’amministratore di condominio, magari al governo, mentre qualcun altro pensa a costruire il Partito democratico
Prodi ha ragione. Il Partito democratico è stato imposto all’ordine del giorno da lui. Quindi lui interverrà nella costruzione del nuovo partito da protagonista, mi auguro anche da presidente del consiglio, con tutto il peso che questa carica garantisce. Lui sarà il punto di riferimento del Partito democratico, se lo vorrà. C’è chi dice che i partiti si vogliano presentare da soli al senato per contarsi e pesare i rispettivi rapporti di forza in vista del nuovo partito
E allora? È un’esigenza del tutto legittima. In ogni caso ricordo che dopo le primarie si era raggiunto un accordo. Si era pensato che un’eventuale lista unitaria al senato avrebbe rischiato di non raccogliere la somma dei voti dei partiti. Ripeto: si può cambiare idea, ma senza strappi e senza ultimatum.
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