venerdì 6 gennaio 2006

Considerazioni in merito al Piano Strategico per Piacenza

Proponiamo un intervento di Mario Spezia fatto pervenire nei giorni scorsi al comitato che si appresta alla stesura del nuovo Piano Strategico per Piacenza (Vision 2020)

Se in una logica di dibattito a tutto campo, come tutti auspichiamo debba caratterizzarsi la predisposizione di questo nuovo Piano Strategico, l’aspettativa più ricorrente sembra maggiormente legata a temi quali: la cultura, i servizi sociali, l’ambiente, etc, etc, bisogna tuttavia tenere presente che tutti i sondaggi condotti dalle agenzie specializzate, anche nella nostra regione, sui bisogni delle famiglie mettono nettamente al primo posto il tema del lavoro (39%), al secondo ben distaccato il tema della sicurezza sociale (28%), e poi, staccati di molto, altri temi.
Quindi mi pare che il dibattito sul nuovo Piano Strategico per Piacenza (Piacenza 2020), non può prescindere da una considerazione di carattere prioritario che determina, necessariamente, tutto il successivo dispiegarsi del progetto.
La considerazione cioè che preliminare a tutto vi è oggi impellente la necessità di riuscire a rilanciare lo sviluppo economico quale motore indispensabile per la generazione di nuove risorse.
Mi pare sia indispensabile riaffermare con forza questa considerazione preliminare per evitare di dare vita a tutta una serie di altre valutazioni e aspettative le quali non possono, oggettivamente, reggere e ritenersi credibili senza che sia soddisfatta questa priorità.
Mi voglio ulteriormente soffermare su questo concetto per l’importanza che riveste ed anche per il fatto che il concetto stesso non è affatto scontato, non tanto nell’opinione pubblica quanto diciamo così fra gli addetti ai lavori; anzi, da parte di molti, nella visione superata di un sistema sociale che non c’è più nè tanto meno potrà esserci in futuro, viene considerata prioritaria l’equa ripartizione delle risorse piuttosto che la necessaria nuova creazione delle risorse stesse.
Tutto questo è bene evidenziato dallo studio all’uopo redatto dalla CCIAA di Piacenza all’atto della formulazione del Patto di Piacenza, studio che metteva in evidenza la necessità di ridare, prima di tutto, nuovo e vero slancio allo sviluppo. Dello stesso tenore è l’articolo apparso sul quotidiano “Libertà” sabato 31/12/2005 a firma Ettore Gotti Tedeschi dal titolo: “Una nuova classe dirigente concreta e pragmatica”. Articolo che mi ha indotto a scrivere queste poche considerazioni e riaffermare la necessità di una nuova e più realistica fase del Piano Strategico per Piacenza a partire anche da un diverso rapporto tra l’Ente Pubblico e la struttura imprenditoriale, tra mercato e politica.
Se la prima necessità è quella di riavviare sul territorio uno sviluppo economico che sia veramente tale, bisogna avviare e sostenere un più equilibrato rapporto tra Ente Pubblico e classe imprenditoriale, affinchè all’imprenditoria privata venga affidato il compito di progettare le nuove forme di sviluppo economico ed al sistema istituzionale e politico quello di portare a mediazione e sintesi le istanze incanalandole all’interno del più complessivo progetto territoriale nonché di creare le condizioni di carattere strutturale e burocratico affinchè questi progetti possano essere realizzati. Va dunque individuato, ricercato e realizzato un equilibrio di compiti e ruoli chiaro e senza equivoci, in una visione complessiva della società oggi senza dubbio molto diversa rispetto a quella di pochi anni fa dove la progettualità sociale, nel suo complesso, era affidata, proprio per il ruolo che riuscivano allora ad esprimere, ai partiti.
Nella società di oggi invece il ruolo di primaria importanza, per quanto attiene alla progettualità, è affidato soprattutto ai corpi intermedi e per quanto concerne l’economia all’associazionismo di categoria.
E’ quindi a partire dalla volontà e dalla capacità delle organizzazioni imprenditoriali ed anche e soprattutto del loro massimo consesso, che è il Consiglio della CCIAA, che si giocherà il nostro futuro.
Se il futuro infatti passa prioritariamente attraverso un nuovo sviluppo economico in prima analisi progettato e pensato dal mondo imprenditoriale, la vera scommessa del domani è quella di puntare su una nuova e più attenta classe imprenditoriale piacentina.
In effetti più d’uno, in occasione di tali considerazioni, contesta la debole presenza, sul nostro territorio, di una vera classe imprenditoriale.
L’ affermazione, in effetti, può in parte rispondere a verità, ma credo a tal fine che la nuova vivacità dell’Associazione Industriali ed il crescente entusiasmo del movimento cooperativo possano rappresentare un buon auspicio per un nuovo punto di partenza.
Va comunque ricordato che senza una solida struttura d’impresa, quale indispensabile ”interlocutore delle politiche di sviluppo”, non è credibile pensare che vi possa essere (magari nel sistema Pubblico) qualcuno che vi possa supplire.
A tal fine è bene, anche se in modo molto sbrigativo, ricordare che le difficoltà del nostro sistema territoriale nello sviluppare, ad esempio, politiche per la montagna che rispondano alla primaria necessità di fermare lo spopolamento per mantenere un minimo ed indispensabile (per tutti) presidio territoriale, hanno portato ad esiti pressochè fallimentari, per l’impossibilità di trovare sul territorio montano interlocutori delle politiche (leggasi imprese) che possano dettare (progettare) le linee dello sviluppo.
Si è, per anni, investito in progetti, pensati dal Pubblico, che hanno generato magari una qualche ricchezza, ma non sviluppo economico non riuscendo così ad arrestare lo spopolamento.
Analoghe considerazioni si possono fare a riguardo del comparto della logistica piacentina per il quale si sono fatti, e si fanno, molti convegni e studi ma, in concreto non si è ancora riusciti a realizzare uno sviluppo che tutti vorrebbero non solo invasivo ma maggiormente produttivo.
Tutto questo perchè manca una vera impresa locale che possa credibilmente fungere da “interlocutore delle politiche”, in grado di pensare ad uno sviluppo che poi, essa stessa, sia in grado di realizzare.
(Anche se il progetto di un nascente consorzio tra l’Associazione Industriali e le Cooperative locali fa ben sperare).
A tutto questo va legata una nuova fase della politica e, di conseguenza, delle Istituzioni pubbliche.
Va, dunque, perseguita una politica, che forse lentamente e tra mille difficoltà sta prendendo corpo all’interno delle Istituzioni locali, in grado di favorire e di accompagnare a realizzazione i progetti, in grado di scommettere su quell’imprenditoria che fa il bene del territorio, in grado di prendere decisioni e di accompagnare le scelte; una politica in grado in definitiva anche di far crescere quei soggetti imprenditoriali che possono diventare, a tutti gli effetti, gli interlocutori delle politica.

Mario Spezia



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