martedì 31 gennaio 2006

Anche a Piacenza destra giustizialista?

Intervento della Ufficio Enti Locali della Margherita DL Piacenza

Piacenza, 31 gennaio 2006



Si è intensificata negli ultimi tempi la presentazione di esposti alla magistratura da parte di figure di primo piano del centrodestra locale. Fenomeno singolare, non tanto per la naturale ritrosia di quella parte ad accostarsi ad aule e uffici giudiziari, quanto per il merito delle questioni esposte che variano, di volta in volta, dalla tempistica semaforica agli incroci cittadini, all’anedottica sulla sensibilità dei politici alla vile pecunia, al trapasso delle innocenti caprette. L’efficacia degli esposti, invero, più che alle finalità proprie dello strumento in sè sembra legata, in virtù di un sapiente uso mediatico, al ritorno di visibilità dei proponenti in una delicata fase preelettorale nella quale l’apparire ha buon gioco sull’essere ma soprattutto mira al divenire. Obiettivo al quale, dunque, può ben essere sacrificata la coerenza. Che voleva la sinistra accusata di fare politica per via giudiziaria.
In effetti ci fu un tempo in cui venne coltivata l’idea, rectius l’illusione, di conseguire tramite la scorciatoia giudiziaria un ricambio politico. Ne beneficiò la sinistra non meno della destra, alla quale tuttavia forse il tempo e la convenienza hanno offuscato la memoria.
Mentre la sinistra ha imparato a non guardare ai processi penali come alla strada più breve verso il ricambio nella direzione del Paese e a non affidare alla magistratura compiti di supplenza rispetto alla politica, non altrettanto pare accadere a destra.
Del nuovo corso è partecipe lo stesso Berlusconi, recatosi in Procura al solo fine di sollevare un polverone mediatico capace di nascondere la propria inadeguatezza politica. “Avanspettacolo” ha definito Casini “la politica costruita nelle aule dei tribunali”, mentre il portavoce di AN, Ronchi, sostiene che “l’uso della leva giudiziaria non ci appartiene e non è nel nostro stile”. Perfino Calderoni ha sentito il bisogno di osservare che “alla politica si risponde con la politica e non con i magistrati”. Sic.
Gli esposti nostrani preludono ad una campagna elettorale senza esclusione di colpi, alla nostalgia per un recente passato di garantismo intermittente, al desiderio di delegare ai Pubblici Ministeri la trasformazione di questioni politiche in questioni giudiziarie. E, ciò che è peggio, al tentativo di piegare la magistratura ai propri interessi. Strumentalizzandola a fini di lotta politica, di delegittimazione dell’avversario e, in ultima analisi, della magistratura stessa. Inconsapevolmente ridotta a strumento di diffusione di una campagna di denigrazione politica.

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