Franco Bruni da La Stampa del 2-12-2005
Scenari e considerazioni sull'aumento dei tassi BCE
IL piccolo aumento dei tassi della Bce era stato annunciato. E' un aumento logico (che viene anzi un po' in ritardo) per varie ragioni. Il livello di partenza è bassissimo, negativo al netto dell'inflazione: chi si indebitasse ai tassi Bce riceverebbe interessi reali invece di pagarli. L'inflazione supera la soglia critica del 2% anche nelle proiezioni al 2006-7. Depurato dall'effetto del petrolio e di alcuni prezzi alimentari il costo della vita cresce meno: ma la depurazione è sempre meno lecita perché si prevede che il petrolio rimarrà a lungo caro e perché bisognerebbe allora depurare anche dai prezzi anormalmente frenati dalla globalizzazione e dai bassi salari. L'economia mondiale cresce vivacemente e quella europea sta riprendendo. Gli Usa stanno alzando i tassi con continuità e non avrebbe senso causare un'artificiale debolezza dell'euro quando il dollaro dovrebbe invece flettere per aggiustare l'enorme disavanzo della bilancia dei pagamenti americana che minaccia la stabilità finanziaria globale. La liquidità è eccessiva in tutto il mondo e nell'area dell'euro la moneta, a seconda di come è definita, cresce dall'8,5 all'11% contro un aumento critico che la Bce colloca al 4,5%: troppa moneta è benzina per l'inflazione se qualcuno accende un cerino. L'impatto immediato del +0,25% è minimo e prima che influenzi il livello di attività economica passano dai 12 ai 24 mesi: non c'è ragione di temere che stronchi la ripresa europea. Ma se l'aumento è piccolo e dovuto perché risulta tanto controverso, criticato da politici, economisti e operatori economici? Ultimamente ci sono state inusuali anticipazioni della decisione, anche da parte di membri del Consiglio Bce. Nella conferenza stampa di ieri Trichet è parso quasi pentito di quel che lui e i suoi colleghi hanno anticipato. Hanno alimentato polemiche irresponsabili e alzato la palla ai politici che, pieni di problemi che nulla hanno a che fare col costo del denaro, sono alla ricerca di capri espiatori per i loro fallimenti nel decidere il bilancio comunitario, nel governare le periferie di Parigi, le coalizioni tedesche, le pensioni italiane, e così via. I loro pronunciamenti contro il rialzo dei tassi lo hanno drammatizzato e, tenendo conto della posizione che ricopre ad esempio Jean-Claude Juncker, sono andati vicino a violare l'art.108 del Trattato che dice: «Gli organi comunitari e i governi degli Stati membri si impegnano a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce». Un altro motivo di controversia è il dubbio sulle future mosse della Bce: è un aumento isolato o il primo di una serie tipo quella dei rialzi della Fed? Trichet ha detto che non è stata già decisa una serie di aumenti, che peraltro non ha escluso. Si è comunque rifiutato di rispondere a un giornalista che gli chiedeva qual è il tasso di interesse «neutrale» nel medio-lungo periodo. Controversie e incertezze nascono anche dal fatto che ci affanniamo a ragionare sulle variazioni e non ci chiariamo il livello giusto che i tassi dovrebbero raggiungere date le potenzialità e le caratteristiche nel nostro sviluppo economico. Se lo facessimo concluderemmo probabilmente che sono stati troppo bassi da troppo tempo, che ciò ha favorito varie forme di speculazioni dannose e investimenti poco produttivi e che, per arrivare al giusto livello, dovranno crescere ancora, fino attorno al 4%. Nuovi dati sulla congiuntura e sull'inflazione possono influenzare il ritmo degli aumenti ma non la loro sostanza. La controversia è infine dovuta alla presenza di due debitori «di riguardo»: le famiglie che finanziano abitazioni e consumi con prestiti a tasso variabile, e i governi con disavanzi e debiti eccessivi. Per le famiglie indebitate è ancora presto per allarmarsi e la crescente concorrenza nel far loro credito calmiererà i riflessi dell'aumento del tasso di riferimento. Se però sono state imprudenti e miopi, col tempo avranno qualche dispiacere. D'altra parte chi ancora deve comprar casa o consumare a credito beneficerà di una frenata monetaria al prezzo dei beni e del metro quadro. Quanto ai governi, non è un quarto di punto sui tassi a brevissimo che fa differenza: se servisse a non far salire le attese di inflazione incorporate nei tassi a lunga, potrebbe anzi contenere l'onere medio dei loro debiti. Ma se andassimo verso un consistente e prolungato rialzo di tutta la curva dei tassi, rimasta troppo a lungo su livelli minimi, dobbiamo sperare che il costo del denaro contribuisca a disciplinare la quantità e la qualità delle loro spese e dei loro sgravi fiscali.
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