giovedì 8 dicembre 2005

LAVORO E WELFARE

Verso il Programma dell'Unione

A cura di Tiziano Treu

Gruppo 1 “Lavoro e Welfare”

1. L’Analisi
I punti critici dell’attuale situazione sono sostanzialmente condivisi: tasso di occupazione basso e squilibrato per gruppi e zone, eccessi di precarietà instabilità soprattutto per i giovani, welfare insufficiente e diseguale nel proteggere nuovi e vecchi rischi.
Il centro destra ha peggiorato le condizioni dei lavoratori approvando una legge (30/2003) che moltiplica i tipi precarizzanti e una legge sulle pensioni inefficace e ingiusta, omettendo di estendere tutele ed ammortizzatori sociali a tutti i lavori, specie per quelli atipici e in generale lasciando degradare la situazione economica e sociale.

2. Proposte e punti controversi.
Su come superare questa grave situazione esistono alcune linee comuni nella FED e nell’Unione, ma restano ancora nodi da scogliere.
In tema di lavoro è necessario superare la legge 30/2003 disboscando i tipi contrattuali precarizzanti, e riaffermando la necessità che la flessibilità sia regolata soprattutto dalla contrattazione collettiva, per essere utile sia all’impresa sia ai lavoratori.

· Un obiettivo fondamentale è di sostenere il lavoro a tempo indeterminato come forma normale di occupazione; il che significa prevedere incentivi solo per chi assume a tempo indeterminato e scoraggiare l’uso dei contratti precari (con disincentivi); in particolare permettere ai giovani un inserimento graduale ma con percorsi definiti nella vita lavorativa.
· Un'altra misura è quella di estendere a tutti i lavoratori alcune tutele e i diritti di base secondo le indicazioni contenute nella carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori presentata dall’Ulivo (AS 1872).
Qui c’è un punto controverso: riteniamo forzato negare la diversità dei nuovi lavori per assimilarli del tutto al lavoro subordinato come fanno alcune proposte (CGIL, PRC). Le regole e le tutele vanno costruite tenendo conto dei reali bisogni di protezione delle diverse situazioni lavorative (secondo il criterio della proporzionalità stabilito dall’art. 35 della costituzione). Per quanto riguarda le collaborazioni (co.co.co e simili) il modo più efficace per evitare l’attuale uso distorto è di prevedere una progressiva armonizzazione dei contributi sociali fra tutti i tipi di lavoro (come avviene negli altri paesi europei).
· Riteniamo necessario estendere le tutele anche sul mercato del lavoro, riformando gli ammortizzatori sociali, innovando e allargando le politiche attive di sostegno all’occupazione, potenziando i servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale. Questa deve fornire a tutti i lavoratori la possibilità di adeguare nel corso della vita la propria professionalità alle esigenze della società della conoscenza. A tale esigenza devono rispondere anche le imprese, modernizzando i propri assetti produttivi e l’organizzazione del lavoro per valorizzare le professionalità dei propri dipendenti.

· La riforma degli ammortizzatori sociali deve prevedere: loro estensione a tutti i lavoratori in stato di disoccupazione (anche discontinui ed economicamente dipendenti), incremento delle relative indennità, estensione delle CIG alle piccole aziende di tutti i settori (compreso il terziario), con l’obiettivo di costituire una rete di sicurezza universale che protegga tutti i lavoratori sul mercato del lavoro, specie nei casi di crisi produttive.
· Qui gli aspetti critici sono diversi: occorre concordare il livello dei trattamenti base di tutela. L’ipotesi presentata nel ddl dell’Ulivo è costosa (5 miliardi di euro a regime) e potrà richiedere un’attuazione progressiva.
· Per la Margherita è necessario garantire che l’uso degli ammortizzatori sociali sia reso attivo, e condizionato all’accettazione di programmi formativi e/o di opportunità di lavoro alternativo.
· Questo impegno è particolarmente importante, se si volesse introdurre qualche forma di reddito minimo di inserimento: esso dovrebbe essere istituito in via sperimentale e temporanea, con varie condizioni, e accompagnato con programmi credibili di formazione e di inserimento al lavoro, da seguirsi a pena di decadenza dai benefici, con graduazione di questi in rapporto ai redditi da lavoro, per incentivare l’occupazione effettiva, con test di mezzi rigorosi per verificare i bisogni dei beneficiari, e corresponsabilizzando le amministrazioni locali anche finanziariamente (i costi sono rilevanti).

Ø In generale noi proponiamo che gli istituti di welfare siano non solo difesi, ma potenziati e rinnovati, Devono non solo proteggere dai rischi, ma stimolare la crescita delle opportunità personali e sociali e promuovere la coesione sociale. Vogliamo un welfare più forte, universalistico, personalizzato e attivo: un welfare che sia non solo risarcitorio, ma di stimolo allo sviluppo.
L’attuazione di questi obiettivi costituisce una sfida per le istituzioni politiche che la devono promuovere e per le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, che hanno un ruolo importante nella erogazione dei servizi, nella programmazione e nel controllo rispetto alle forme di welfare erogato da operatori privati e del privato - sociale accreditati.
Gli istituti di welfare devono accompagnare le persone nelle varie fasi della vita: dall’infanzia e dalla giovinezza con i servizi di cura ai bambini e alle famiglie e con una qualificata istruzione di base, al periodo della vita lavorativa con servizi all’occupazione, formazione continua e sostegno alla stabilità del lavoro e del reddito, nonché con servizi sanitari universali, fino alla vecchiaia, con una previdenza pubblica sufficiente a garantire un adeguato tenore di vita e con le necessarie forme di assistenza socio sanitaria.

· Questo programma ambizioso richiede che la spesa sociale non solo non sia ridotta, ma venga aumentata portandola ai livelli europei. Nel contempo, deve essere riqualificata per gli obiettivi e per l’efficienza dei servizi in cui si traduce. Se si vuole potenziare gli istituti ora trascurati (assistenza, politiche attive, famiglia) le spese per pensioni devono essere contenute o ridotte. Questo è un altro dei punti controversi.
· Un punto critico nella gestione del mercato del lavoro e del welfare è il rapporto fra pubblico e privato. La Margherita conferma il ruolo indispensabile delle istituzioni pubbliche sia nel garantire servizi e prestazioni universali, sia nel dettare e controllare i relativi standard. Ma in base al principio di sussidiarietà ritiene necessario permettere l’intervento nel mercato del lavoro di operatori privati, qualificati e accreditati secondo criteri rigorosi (imprese e terzo settore) con la regia dei servizi pubblici e l’iniziativa di forme mutualistiche bilaterali per integrare le prestazioni di base (pensioni, sanità complementari) secondo regole definite in via legale e applicate contrattualmente.

Politiche specifiche vanno previste per aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi che ora sono sottorappresentati sul mercato del lavoro:

Ø giovani, soprattutto per accrescerne l’istruzione e qualificazione professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro;
Ø donne, soprattutto con strumenti che favoriscano la conciliazione fra vita familiare e professionale: migliori servizi di cura dei figli e degli anziani, possibilità di part – time con parità di diritti, congedi familiari adeguatamente retribuiti, compensazione del tempo di cura anche ai fini pensionistici; incentivi per l’inserimento e il reinserimento delle donne, specie dopo i periodi di maggiore impegno familiare;
Ø anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva: sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, anche per attività di tutoring a favore di giovani e di assistenza per altri anziani non autosufficienti, formazione professionale per adeguare le competenze; forme di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con part time misto a pensione;
Ø lavoratori nelle aree depresse, specie del mezzogiorno, con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione del lavoro nero (come il credito d’imposta) oltre che con il rilancio dello sviluppo di quelle regioni. Vanno potenziate le azioni per l’inserimento al lavoro dei soggetti disabili, contrastando le deviazioni introdotte dalla legge 30/2003 (art.14).

· Queste politiche di promozione della buona occupazione e di estensione dei diritti devono riguardare anche i lavoratori immigrati. Noi seguiamo una impostazione diametralmente opposta a quella repressiva ed incostituzionale della legge Bossi – Fini. Vogliamo superare un approccio restrittivo ed economicistico al problema dell’immigrazione che non aiuta a costruire la integrazione degli immigrati; anche rivedendo o flessibilizzando il sistema delle quote, promuovendo l’immigrazione di qualità e prevedendo misure per la integrazione e la cittadinanza.
· Un ruolo centrale per le politiche attive del lavoro e della formazione spetta alle regioni e alle autonomie locali nel quadro dei principi e standard definiti a livello nazionale.
· Le regioni e gli enti locali governati dal centrosinistra sono impegnati in questa direzione con iniziative concordate con i sindacati e con le forze politiche che prevedono sia riforme legislative sia il potenziamento dei servizi all’impiego e della formazione professionale e continua. Queste iniziative possono costituire un tassello importante per la costruzione delle politiche del lavoro del futuro governo di centrosinistra.

· In materia di pensioni noi giudichiamo sbagliata la legge delega del governo recentemente approvata. La riteniamo inaccettabile per l’innalzamento rigido e ingiustificato dell’età obbligatoria di pensionamento a 60 e poi 61 – 62 anni e perché crea disparità di trattamento fra diversi gruppi di lavoratori ( a seconda della data del loro pensionamento), nonché a carico delle donne.
· Riteniamo che l’esame della situazione pensionistica vada affrontato con un confronto politico ampio e con il consenso delle forze sindacali. In particolare si dovrà valutare tale situazione secondo quanto previsto dalla legge Dini, che stabilisce una relazione fra la crescita del prodotto interno lordo e la spesa pensionistica e subordina ad una verifica con le parti sociali (che era prevista per il 2005) la possibilità di apportare i correttivi necessari al sistema sulla base di tutti gli elementi oggettivi rilevanti (compresa l’aspettativa di vita media che è notevolmente aumentata).
· Riteniamo importanti altri provvedimenti per migliorare la situazione pensionistica: definitiva abolizione delle pensioni privilegiate; migliore adeguamento delle pensioni al costo della vita; innalzamento delle pensioni minime; separazione definitiva fra previdenza e assistenza per fare chiarezza sugli effettivi costi dell’INPS; migliore tutela dei lavori usuranti; rafforzamento dei diritti pensionistici dei lavoratori discontinui; incentivi al prolungamento volontario dell’età lavorativa (non con il bonus del governo, ma ad esempio prevedendo un maggiore rendimento ai fini pensionistici degli anni per cui si prolunga l’attività oltre il minimo); più adeguato sostegno fiscale allo sviluppo dei fondi pensione collettivi contrattati fra le parti sociali.

· Negli ultimi anni si è molto deteriorato il potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, con conseguenze gravi soprattutto per i lavoratori a reddito fisso.
Occorre invertire questa tendenza, affrontando la questione con il metodo della concertazione, e intervenendo in più direzioni: monitorare a livello centrale e territoriale l’andamento dei prezzi e delle tariffe e intervenire per un loro contenimento; superare il criterio dell’inflazione programmata per il rinnovo dei contratti di lavoro e definire modi più efficaci per garantire la copertura dall’inflazione reale; distribuire una quota dell’ incremento della produttività a favore delle retribuzioni perché risulta evidente che, da molti anni a questa parte, essa è andata esclusivamente a vantaggio delle imprese; recuperare il drenaggio fiscale, fiscalizzare i contributi sociali sulle basse retribuzioni, anche per ridurre il cuneo fiscale, differenziare il paniere Istat per fasce di consumo per renderlo più aderente all’andamento reale dell’inflazione.
· Un punto controverso riguarda le modalità di intervento sulle dinamiche retributive. La Margherita non ritiene né possibile ne realistico ipotizzare nuovi tipi di automatismo legislativo, sul modello della scala mobile (come propone PRC); riteniamo che un ruolo decisivo spetti alla contrattazione collettiva. Auspichiamo che le parti sociali concordino a questo fine modifiche alla struttura contrattuale, che confermi il ruolo del contratto nazionale come strumento per la garanzia del potere d’acquisto, ma dando più spazio alla contrattazione decentrata, specialmente per concordare incrementi retributivi legati ala produttività.
· Un tema particolarmente controverso riguarda le regole sulla rappresentanza sindacale.
La Margherita ritiene che un intervento legislativo in materia sia possibile e opportuno solo in presenza e a sostegno di una intesa fra le confederazioni sindacali (CGIL; CISL UIL) che definisca preventivamente le linee essenziali della regolazione.

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