lunedì 28 novembre 2005

Ovazione per il leader dell'Unione al "Big Talk" della Margherita (da Repubblica del 27/11)

"Per salvare l'Italia, per voler bene all'Italia, serve un programma radicale, di riforme forti e profonde"


MILANO - "Per salvare l'Italia, per voler bene all'Italia, serve un programma radicale, di riforme forti e profonde". Così Romano Prodi nel suo intervento che chiude il "Big Talk" della Margherita. Il leader dell'Unione ritrae un'Italia a tinte fosche, eredità dei cinque anni del governo in carica, parla espressamente di "declino". Ma, spiega, la tendenza si può invertire. Il leader dell'Unione inizia tra gli applausi. Ringrazia "dell'affetto con cui sono stato ricevuto", ringrazia "Francesco", ovvero il presidente della Margherita Rutelli, "che ha voluto traessi le conclusioni di questi due giorni di lavoro". Ringrazia il segretario dei Ds, Piero Fassino, intervenuto ieri, "per essere stato presente". E Rutelli risponderà alla fine: "Conforta che Prodi sia venuto e abbia parlato con gli stessi accenti e che abbia dato le stesse priorità a partire dalla crescita. Ha dato un messaggio rassicurante dal punto di vista strettamente politico a tutti. Che vogliamo di più?". Ecco l'analisi di Prodi. "L'Italia così non va più avanti - dice Prodi - Così c'è davvero quel declino che è maliziosamente descritto dall'Economist. "Ciò che non è condivisibile nella descrizione dell'Economist è che quello dell'Italia sia un declino fatale. Il declino c'è ma noi possiamo invertirlo. Questo è il nostro compito". "Il paese è andato indietro - aggiunge - perché è caduta la coesione sociale, perché la gente vede che ognuno fa i fatti suoi. In questi anni abbiamo assistito a una redistribuzione della ricchezza che non avevamo mai visto prima. Il paese è andato indietro ed è diventato meno giusto". "Dobbiamo dare un messaggio forte al paese. Il paese deve essere certo che sarà guidato da competenza, equità ed etica", aggiunge Prodi. Non possiamo vincere le elezioni se non c'è nel paese la fiducia che noi possiamo far riprendere la crescita dell'Italia". Prodi spiega che serve un "patto di rispetto reciproco fra i cittadini e la politica", un patto che secondo Prodi "inizia con la equità fiscale". "Quanto ho sentito sul Mezzogiorno - spiega Prodi - non può attuarsi se non nel ripristino di una totale legalità, una legalità sostenibile non seguita da condoni e abusi, ma formata di regole semplici che non mortifichino gli interessi dei privati". E, ancora riguardo al Sud, Prodi insiste: "Non tollereremo di avere voti equivoci", cioè, come già detto in precedenza, voti di natura mafiosa. "Dobbiamo fare uno sforzo primario - annuncia - perché non succedano più tragedie come l'episodio di Locri, che è stato un dolore non solo per la famiglia, ma per l'intero paese". "E' una vergogna - sottolinea - sentirsi dire che solo a Bagdad e in Italia si uccide ai seggi". Quindi il Professore torna ad attaccare la riforma della legge elettorale approvata dalla Cdl, "fatta contro di noi e forse in modo particolare contro di me", ma soprattutto "una legge fatta contro il Paese". La legge elettorale esistente e che Prodi vorrebbe ripristinare - dice ancora - ha permesso a Berlusconi di governare per cinque anni. Se voleva poteva cambiare il Paese". (27 novembre 2005)


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