sabato 19 novembre 2005

LE TENTAZIONI DEL CARDINALE (di Edmondo Berselli)

Da Repubblica del 19/11


Sarà anche per la debolezza della politica, la fragilità degli schieramenti, le opinioni discordi nelle alleanze: certo è che la presenza della Chiesa nell´arena pubblica e istituzionale è diventata sempre più forte, invasiva, suscitatrice di contesa fra i partiti. Ieri il cardinale Ruini è intervenuto su due punti sensibili, la riforma costituzionale e le procedure che regolano e accompagnano l´interruzione di gravidanza. Il giorno prima l´assemblea della Cei aveva espresso la sua preoccupazione per la devolution della sanità in 20 regioni. Sarebbe sterile trattare queste posizioni a seconda degli interessi del centrosinistra e del centrodestra.Cioè guardare con favore la sostanziale opposizione dei vescovi al federalismo caotico della Cdl, e osservare invece con inquietudine le iniziative "clericali" quando toccano l´aborto. In primo luogo conviene ricordare che alle iniziative della gerarchia ecclesiastica è corrisposta negli ultimi mesi una continua e corriva strumentalizzazione da parte del centrodestra. E di riflesso una evidente difficoltà dell´Unione, emersa con evidenza nei pressi del referendum sulla fecondazione assistita, quando nei settori cattolici della coalizione sono emersi contrasti aspri con i Ds e la sinistra. Per tacere dei notevoli effetti di confusione che sono sorti allorché dalla neonata intesa fra Sdi, radicali e socialisti craxiani è uscita una estemporanea provocazione anticoncordataria. Ora, se il cardinale Ruini annuncia che la chiesa «tiene all´unità del paese», ciò ovviamente non fa scandalo. Forse è meno ovvio che Ruini segnali che la gerarchia lascerà libertà di coscienza ai fedeli sul referendum confermativo: tanto più che a essere capziosi si segnalerebbe che questa libertà cattolica di coscienza è vicina alle posizioni chieste da Marco Follini all´Udc, e risponde in modo puntuale e congruente alle perplessità di Pier Ferdinando Casini sull´impianto della riforma. In ogni caso, a catalogare i temi sollevati di recente dal cardinale Ruini, si va dalla tutela degli embrioni alle intercettazioni telefoniche, dai Pacs all´unità della nazione e alla governabilità. Un repertorio amplissimo, che tocca argomenti di alta portata filosofica e questioni attinenti alla quotidianità italiana, che talvolta toccano il dibattito spicciolo e innescano lo spettacolino politico di chi sta con Ruini e di chi si dichiara contro. Il cortocircuito tra gerarchia e politica diventa poi clamoroso, e fastidioso, allorché, come è avvenuto ieri, il cardinale interviene a favore della presenza di volontari del Movimento per la vita nei consultori, per applicare la parte «inattuata» della legge 194. Ossia a favore di una proposta avanzata dal ministro Francesco Storace, robusto sostenitore di una tutela della vita fetale che assomiglia molto a un pronunciamento di sbieco contro la legge sull´aborto. Che la chiesa potesse diventare una chiesa-lobby, dopo la fine del suo riferimento politico immediato, la Dc, era nelle cose. Vale a dire che era logico che la gerarchia guardasse con spregiudicatezza il confronto politico, a mani libere, senza simpatie preventive, e valutando le forze politiche e i governi in base al grado di soddisfazione per le loro iniziative e i loro provvedimenti. Era anche naturale che la chiesa trasmettesse valori, anche se i valori trasmessi sono contendibili (proprio come è discutibile la dichiarazione del Comitato nazionale di bioetica sull´adottabilità degli embrioni sovrannumerari, frutto di una concezione che incorpora uno squilibrio fra donne ed embrioni, a favore di questi ultimi). Ciò che non era ipotizzabile è piuttosto questo nuovo ruolo incombente, una specie di indice di gradimento ecclesiastico che trasforma la gerarchia cattolica in un´agenzia di rating dei partiti e degli schieramenti. Con il risultato paradossale che talvolta sono le stesse articolazioni cattoliche periferiche a sembrare più laiche dei laici presunti (sicuramente è più laica di molti atei devoti di centrodestra la diocesi di Trento che respinge al mittente i cinque milioni di euro elargiti dal senatore Ivo Tarolli per un imprecisato convegno inter-religioso e altre provvidenze locali). Di fronte al tribunale permanente (o, più modestamente, alle pagelle quotidiane, del cardinale Ruini, servirebbe un esercizio di laicità rigorosa. Impossibile da chiedere al centrodestra in cui l´interesse clericale ha spedito nelle catacombe i laico-liberali. Ma esigibile invece dai vertici del centrosinistra: non per assistere a guerricciole frustranti sul concordato, bensì per offrire a tutto il paese il senso di una proposta (ovvero un programma, un insieme di scelte, una gamma di linee fondamentali) che non sia un anticlericalismo fine a se stesso, ma neppure una subalternità timorosa ai comandamenti del cardinale.

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