martedì 8 novembre 2005

4 NOVEMBRE FESTA DELL’UNITA’ NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE

Discorso di Mario Spezia ad Agazzano (4/11/2005)


Credo che al di là delle intitolazioni ufficiali che a questa cerimonia si vogliono attribuire oggi noi ci troviamo qui, soprattutto, per onorare i caduti di tutte le guerre. Un grande scrittore definì quelli che provocavano le guerre i peggiori di noi e quelli che vi combattevano, quasi sempre loro malgrado, i migliori delle loro generazioni. Oggi, dai tumuli di questi eroi, dai sacrari che conservano le loro spoglie e ne perpetuano la memoria, ci viene tramandato un messaggio, ed è un messaggio di Pace.

Da lì, ci viene un invito a rifiutare lo spargimento di sangue come modo per risolvere le contese, da lì ci viene un muto appello ad essere uomini: a far uso, cioè, della qualità che più ci contraddistingue come esseri umani, la ragione, per vivere, per trovare punti di intesa con i nostri simili.

E’ un messaggio muto, quello che ci viene da questi morti, ma assordante, e tuttavia inascoltato. Perché c’è stato, c’è ancora e probabilmente ci sarà sempre qualcuno pronto a tapparsi le orecchie, pronto a non fare la sua parte.

Ciò nonostante o forse proprio per questo, da questi massacri purtroppo a volte “inutili” l’invito alla Pace che noi sentiamo prepotente arrivare ai nostri cuori non ci esime dal doverci anche sollevare in armi ogni qualvolta occorra per difendere o dare la libertà al popolo come già per le nostre guerre di indipendenza, o a riprendere e reintegrare la democrazia e la dignità di un popolo attraverso una guerra di liberazione che a noi servì per espellere dal suolo italiano le milizie naziste e per cancellare la tragica avventura fascista. Guerra di liberazione, primo grande movimento popolare del nostro Paese nel quale tanti ragazzi, tanti uomini, tante donne si immolarono perché ebbero forte il senso della libertà, del rispetto per gli altri, della dignità della persona umana di un patriottismo al di sopra delle parti.
Questi ragazzi ebbero la consapevolezza di essere dalla parte della ragione.
Tutti, anche i più semplici, percepirono che la posta in gioco era la libertà, e che per ottenerla bisognava dare qualcosa. Come mirabilmente scrisse Benedetto Croce, “sopravvivevano nei loro cuori solo le forze ideali con le quali dovevano affrontare il futuro”. Eppure seppero dare quel che avevano di più caro per restituire agli italiani un simulacro di speranza. Dal loro sacrificio, dal contributo della parte migliore di questo Paese, nacque la nostra Carta costituzionale, la tavola delle leggi della nostra democrazia, della tutela dei valori fondamentali del nostro popolo. Un documento di grande rilievo civile e morale, che conserva intatto il suo valore di caposaldo della nostra democrazia, valore di cui è consapevole, come egli stesso ha a più riprese affermato, Carlo Azeglio Ciampi, che del nostro documento statutario, e dei valori che esso rappresenta, si è più volte dimostrato difensore ad oltranza, opponendosi ad ogni tentativo di svilirne contenuti e significato.

A tutti questi giovani, a questi fondatori della nostra libertà e della nostra Patria, noi dobbiamo molto, dobbiamo un tributo di riconoscenza che va pagato, necessariamente, soprattutto operando per difendere i valori in cui hanno creduto.

Ci sono tanti modi.

Uno può essere quello di sostenere con tutte le nostre forze l’impegno del nostro presidente della Repubblica a difesa dello stato repubblicano unitario e della nostra Costituzione dai tentativi in atto di snaturarli, di smantellarne i principi definiti dall’assemblea costituente nel 1948. Muovendo dal presupposto che se la Costituzione va cambiata, questo va fatto con la piena approvazione di tutti i rappresentanti dei cittadini italiani essendo essa storica espressione unitaria politica di tutto il Popolo italiano.

Un altro modo può essere quello di sostenere l’impegno della parte migliore del nostro Paese a sostegno del progetto di Europa unita, progetto che ha tra i nostri migliori politici molti dei padri fondatori e che ha conosciuto una tappa fondamentale del suo percorso con la firma della costituzione europea. E’ un progetto che coagula intorno a se gli spiriti più illuminati e lungimiranti del nostro continente ma che purtroppo trova ancora tanti oppositori, anche e soprattutto tra le forze più retrive ed intolleranti del nostro Paese.

Un terzo modo è quello di far sì che L’Italia si impegni, nella politica internazionale, a dare il suo contributo a risolvere ogni ragione di conflitto nel mondo pacificamente e soprattutto rifiutando di farsi coinvolgere in avventure militari ingiustificate e destabilizzanti. Come la guerra in Iraq; una guerra che non possiamo non definire assurda, che è sembrata più un pretesto per soddisfare clientele che un modo per risolvere il problema del terrorismo; una guerra crudele, inutile, incomprensibile, che vede coinvolto il nostro Paese per una scelta unilaterale dei nostri governanti e contro la volontà della stragrande maggioranza dei suoi cittadini.



Un altro modo che oggi abbiamo per onorare questi morti è un nostro impegno a fruire della nostra libertà compiendo scelte che rispondano ad un imperativo assoluto, dimostrarci cittadini civicamente ed eticamente maturi, attenti alle esigenze di tutti.
La libertà come rispetto della nostra e dell’altrui dignità: è una delle nostre certezze. Diffidiamo di quelli che hanno molte certezze, e di chi giura continuamente su queste certezze. Ne abbiamo poche, ma non dubitiamo che aggrappandoci a valori veri quali la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per gli altri arriveremo a quell’agognata democrazia dove ogni singolo individuo ed insieme tutto il popolo italiano troveranno la promozione convinta di ogni virtù civile e morale.


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