venerdì 7 ottobre 2005

Paga più tasse e sarai più felice. Parola di Layard

Dal "Corriere della Sera" del 5 ottobre 2005 riprendiamo un articolo che riprende le tesi di Richard Layard, uno dei più autorevoli economisti europei, che pone le basi per una «vera scienza della felicità». E spiega in un libro come cambiare il volto della società. Propongo un pò provocatoriamente l'articolo ricordando che non esiste un solo modello vincente per lo sviluppo economico di un paese. Come dimostra il successo dei paesi scandinavi.

Negli ultimi cinquant' anni l' Occidente ha avuto una crescita economica senza precedenti. Sono migliori le nostre case, le macchine, le vacanze, il lavoro, le scuole e, soprattutto, la salute. Abbiamo opportunità che cinquant' anni fa neanche sognavamo. Secondo le teorie economiche tradizionali queste maggiori opportunità dovrebbero renderci più felici. Ma i sondaggi mostrano una diversa tendenza. Quando vengono interrogati in proposito, americani e inglesi non risultano più felici, in questi ultimi cinquant' anni; anche gli individui che hanno migliorato le proprie condizioni economiche asseriscono di non essere più felici. Ricerche psichiatriche mostrano, inoltre, che sempre più persone soffrono di depressione e che la delinquenza è in aumento, un altro indice di insoddisfazione. Questi fatti drammatici non possono essere ignorati. Il fatto è che ci troviamo in una situazione nuova, sconosciuta fino a cinquant' anni fa. Quando si fa fatica a sbarcare il lunario, il progresso materiale rende effettivamente più felici. Ma, una volta eliminata la povertà, il reddito, nel determinare la felicità, diventa meno importante delle relazioni con gli altri: in famiglia, tra i colleghi e nella comunità. Sacrificare troppo le relazioni umane per un maggiore guadagno è pericoloso. Qualcuno obietterà: che importa se siamo felici? Io credo però che il desiderio di essere felici sia al centro della nostra natura. Poiché tutti noi desideriamo la felicità, dovremmo considerare la felicità altrui altrettanto importante. Il nostro obiettivo, come società e come individui, dovrebbe essere quello di creare le condizioni ottimali per la felicità. Organizzare la vita in funzione della felicità è diventato possibile grazie alla nuova «scienza» della felicità, nata negli Stati Uniti negli ultimi vent' anni. Quali sono i fattori chiave che determinano la felicità? Il più importante sono le relazioni umane. La vita di famiglia/personale è al primo posto in ogni studio, seguita dal lavoro e dalla comunità. I soldi rimangono importanti, seppure in modo meno eclatante. C' è un vistoso paradosso. Dappertutto i ricchi sono più felici dei poveri. Ma nei Paesi occidentali la crescita di ricchezza non produce una popolazione più felice. La spiegazione sta nel fatto che gli standard cambiano nel tempo. La gente paragona sempre il proprio reddito a quello altrui, o a quello a cui era abituata, e si sente meno soddisfatta di prima. Ma in ogni periodo c' è qualcuno che avanza rispetto alla norma e si sente più fortunato. Questo processo può avere degli effetti molto controproducenti. Ci spinge a lavorare di più e guadagnare di più per essere più felici. Ma anche gli altri faranno la stessa cosa. A tutti interessa raggiungere un certo standard di vita, e dunque sono indotti a superare gli altri. Ma una società nel suo complesso non può superare se stessa. Così lo sforzo che dedica a questo obiettivo è sprecato, e l' equilibrio tra tempo libero e lavoro si sposta in maniera poco efficiente a favore del lavoro. O almeno così sarebbe se non vi fossero le tasse. Perché le tasse ci distolgono dal lavoro. Molti economisti lo considerano uno svantaggio. Dicono che 100 sterline di tasse nuocciono più di quanto rendano, perché scoraggiano dal lavorare. Senza le tasse la bilancia penderebbe troppo a favore del lavoro; le tasse contribuiscono a riportare un equilibrio. In questo senso le tasse contribuiscono, almeno fino a un certo punto, a migliorare l' efficienza dell' economia. Dunque le tasse possono essere viste in un' ottica diversa: come un elemento che concorre a mantenere in equilibrio lavoro e vita. Questo dovrebbe diventare un argomento importante a sostegno della politica socialdemocratica, contraria al taglio delle tasse. In quale altro modo si può evitare la corsa sfrenata al successo? Quel che la gente desidera maggiormente è il rispetto. Il reddito e lo status sociale che si ottiene con il reddito conferiscono rispetto. Ma possiamo modificare l' importanza che accordiamo allo status sociale e trovare un modo diverso di attribuire il rispetto. Dovremmo rispettare chi collabora con gli altri, e chi dimostra di avere delle capacità a qualsiasi livello e dovremmo vedere con sospetto sistemi come la paga legata alle prestazioni, che danno troppa importanza allo status sociale. (Traduzione di Maria Sepa)
Layard Richard

Richard Layard (nella foto), pioniere della «new science of happiness» e autore di «Felicità. La nuova scienza del benessere comune» (ed. Rizzoli)

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