Un commento di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 3/9/2005
Un accademico senza spina dorsale, prestato alla Casa delle Libertà per fare bella figura sui mercati: questo si è dimostrato essere il ministro Siniscalco. Aveva detto: «Io all’Ecofin dell’8 settembre con questo Governatore non ci andrò». E invece ci andrà, e con lo stesso sorriso che aveva nella conferenza stampa di ieri sera. Assolvendo Fazio, il governo ha varato una riforma inutile: nessun limite di età, il mandato a termine si applicherà al prossimo governatore e le competenze per l’Antitrust rimangono in mano alla Banca d’Italia.
Perché sorprenderci? Per anni la delega del nostro sistema finanziario al monarca assoluto di via Nazionale è andata bene a tutti. A banchieri impauriti dalla concorrenza, a imprenditori indebitati fino al collo che dipendono dalla benevolenza delle banche e siedono nei loro Cda, a una classe dirigente che solo tre mesi fa faceva a gara per un posto in prima fila alla relazione del 31 maggio, una cerimonia che non esiste in alcun altro Paese moderno.
Quanto è accaduto contribuirà a rendere ancor più probabile la transizione a un governo diverso. Nella lucida intervista rilasciata al Sole 24 Ore in agosto, Romano Prodi ha delineato una riforma coerente di tutte le autorità, inclusa la Banca d’Italia. In quella riforma per Antonio Fazio non c’è posto.
Ma proprio questo è il guaio. Oggi il Governatore ha contratto debiti politici dei quali gli verrà chiesto il conto durante la campagna elettorale.
Chi crederà più all’imparzialità della Banca d’Italia? A meno che, incassata la vittoria, Antonio Fazio non si dimostri più coraggioso di Berlusconi e colga questo momento per lasciare. Non ci scommetterei
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