venerdì 2 settembre 2005

Ecco le nostre proposte per Prodi (Di Tiziano Treu)

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento di Treu su "Europa" del 2/9/2005.

La festa nazionale della Margherita, che si aprirà il 4 settembre a Porto Santo Stefano, sarà concentrata sui temi programmatici. In questi ultimi mesi la Margherita ha già organizzato importanti momenti di approfondimento programmatico: lo scorso gennaio il Big Talk di Torino ha indicato le linee per riformare il welfare, per superarne la tradizionale concezione risarcitoria, e renderlo uno strumento utile allo sviluppo delle persone ma anche dell’economia.
L’incontro di Frascati, si è incentrato su come rimettere in moto i meccanismi della crescita economica, valorizzando i talenti delle persone e dei territori di cui è ricca l’Italia. Nelle ultime settimane abbiamo lavorato in gruppi di lavoro sulle dodici aree tematiche indicate da Prodi per elaborare le proposte con cui la Margherita darà il proprio contributo al programma comune dell’Unione.
I primi testi di queste proposte saranno discusse nella festa nazionale al fine di socializzarle sia con il popolo della Margherita, sia con gli interlocutori esterni invitati.
Non partiamo dunque da zero. Alcune idee lanciate dalla Margherita si sono già mostrate utili in vista del programma comune: penso a quelle sul welfare familiare e generazionale, sulla necessità di tagliare il cuneo contributivo che pesa sulla crescita del lavoro, per accrescere il potere d’acquisto dei lavoratori e per alleggerire le imprese (che anche Prodi ha indicato come priorità del programma dell’Unione); alle proposte sulla riforma del risparmio delle authorities purtroppo rivelatesi così così urgenti e ancora inattuale dal governo.
Nell’incontro di Perugia dello scorso luglio si è definito con Prodi un primo quadro generale di principi comuni.
Ora occorre fare un passo ulteriore, approfondire i punti prioritari di un programma riformista anche in vista delle prossime primarie e sciogliere alcuni grandi nodi che restano aperti all’interno dell’Unione. Noi vogliamo che le primarie non siano solo un sostegno di Prodi come leader, ma un’occasione per mobilitare consenso su una piattaforma democratico riformista, che orienti in questo senso l’intero programma dell’Unione.
Indico in sintesi alcuni obiettivi principali da precisare nel programma.
La nostra priorità assoluta, la nostra stella polare, è far ripartire lo sviluppo, ritornare a far crescere l’Italia. Ma occorre chiarire che non bastano piccoli aggiustamenti né la ripetizione di formule tradizionali. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma economico e sociale, di una rottura netta con le politiche sbagliate del centro destra, di ritrovare i principi di un buon governo, di fare scelte coraggiose di lungo periodo (l’orizzonte di dieci anni indicato dalla Margherita a Frascati), di innovazioni vere sul versante sia dell’economia, sia del welfare, di un recupero di rigore e di impegno comune. Tutto questo richiede più competitività e più innovazione; serve anche una politica economicanuova, perché la politica è necessaria per far ripartire lo sviluppo. Questo non riguarda solo l’industria. L’innovazione deve investire tutti i settori, cambiare i comportamenti in tutti i comparti, a cominciare dal settore pubblico: senza una pubblica amministrazione più efficiente e di qualità tutto il paese è frenato e le stesse riforme diventano inattuabili.
Una nuova politica economica deve combattere le rendite. Non sì tratta solo di tassare le rendite finanziarie (come è giusto, per non farle pagare meno del lavoro) ma di rompere i privilegi e aprire tutti i settori protetti che appesantiscono l’economia e penalizzano i consumatori: dai servizi privati e pubblici, dalle professioni, al credito, all’energia.
Una nuova politica capace di migliorare la nostra competitività deve spostare le risorse (pubbliche e private) dalla spesa corrente agli investimenti; ma deve concentrare le risorse (investimenti e incentivi) sui settori vitali, e non sprecarle (come si continua a fare) per sostenere situazioni indifendibili. Quelle senza speranza vanno accompagnata nella riconversione utilizzando difese temporanee: ammortizzatori sociali per i lavoratori da riconvertire ed eventualmente protezioni (temporanee) delle importazioni.
Incentivi e sussidi pubblici all’economia possono essere necessari; ma se distribuiti a pioggia o peggio in modo clientelare corrompono l’economia.
Occorre selezionarli per favorire l’innovazione, la crescita dimensionale delle imprese, l’internazionalizzazione e capitalizzazione. Anche questo come la lotta alle rendite è parte della questione morale.
L’Italia può ritornare a crescere solo se investe di più nella conoscenza e valorizza di più i meriti: dalla scuola alle imprese alle pubbliche amministrazioni.
Questo richiede più autonomia e più competizione fra scuole pubbliche; valutazione delle università secondo standard internazionali; abolizione del valore legale del titolo. Non c’è sviluppo sostenibile né società giusta, senza rigore e sobrietà nella vita sociale ed economica: sobrietà e rigore finanziario, per riequilibrare i conti dissestati dal governo; dando più agli investimenti e meno alla spesa corrente; rigore fiscale e lotta all’evasione per garantire le risorse necessarie alla crescita e al welfare con il contributo di tutti; rigore nel rispetto rigoroso delle regole della convivenza civile, dal codice della strada, al contrasto alla criminalità di tutti i tipi (quella ricca non solo di quella povera), alla lotta alla corruzione, da condurre nella pratica.
L’innovazione deve riguardare l’economia e insieme le istituzioni, quelle centrali e quelle locali.
In questo senso va ripensato il federalismo. Deve essere fattore di dinamismo e di responsabilità per i cittadini. Non possiamo permetterci che favorisca l’appesantimento degli apparati burocratici, la duplicazione delle spese, la moltiplicazione dei posti pubblici e delle prebende. Qui c’è un grande lavoro di pulitura da fare. Rilanciare uno sviluppo di qualità richiede di riscoprire la centralità del lavoro (specie per i giovani e le donne) e di riformare il welfare in senso attivo e universalistico, come abbiamo indicato al Big Talk di Torino. Questi sono punti centrali per il nostro programma, in generale condivisi.
Ma restano aspetti controversi, che dovremo discutere con franchezza all’interno della coalizione: come promuovere la buona flessibilità e favorire la mobilità (che ora è scarsa, specie nel pubblico impiego); come organizzare servizi e formazione personalizzati in collaborazione fra pubblico e privato per accompagnare le persone nelle transizioni della vita; come bilanciare diritti e doveri nel welfare per evitare la dipendenza e le trappole della povertà; come legare meglio le retribuzioni alla produttività; come promuovere una immigrazione quali ficata e regolare i flussi; come bilanciare i diritti di cittadinanza che devono essere riconosciuti agli immigrati, con i loro doveri di presenza nella comunità civile; e come attuare una loro vera integrazione; quali priorità nella spesa sociale. Se si vuole aumentare le spese per la formazione, la famiglia, la salute l’assistenza, le politiche del lavoro, bisogna non solo combattere gli sprechi, ma contenere la spesa pensionistica. Sviluppare questi punti è essenziale perché il programma della coalizione proponga una sintesi riformista nuova all’altezza dei tempi. L’obiettivo è ambizioso: riprendere il meglio della tradizione liberale – che vuole valorizzare la libertà, il mercato e le forze produttive – e innovare il meglio della tradizione socialdemocratica liberandola da ogni traccia statalistica e assistenziale; esaltandone il nucleo attivo di promozione del lavoro e delle capabilities delle persone.
Questa sintesi nuova non la può fare il centro destra, ma solo un centrosinistra non squilibrato sulla sinistra radicale (che non vuol dire moderato), che sappia conciliare le istanze di solidarietà, con quelle della responsabilità e della innovazione.

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