Dal Corriere della Sera del 16 aprile 2005 - Francesco Giavazzi analizza le conseguenze dei mancati interventi sulle professioni ed il risparmio. Anche se possono apparire secondarie, queste carenze ostacolano in realtà pesentemente le imprese e la possibile ripresa economica.
CONTI ALLA ROVESCIA PER L' ECONOMIA Debito, deficit e crisi politica I conti pubblici non vanno bene. Lo ha detto Bruxelles, lo ha ripetuto il Fondo Monetario. Quest' anno il deficit supererà, per la prima volta dopo sette anni, la soglia del 3% del prodotto interno lordo; la previsione per il 2006 è vicina al 5%. Il debito scende molto lentamente, soprattutto se lo valutiamo in modo corretto, cioè al netto delle operazioni di finanza creativa che lo fanno apparire più piccolo di quanto non sia. L' avvicinarsi delle elezioni può solo peggiorare i conti. Nelle prossime settimane i ministri in scadenza accelereranno i progetti cui hanno lavorato in questi anni, spendendo finché sono ancora in tempo. E poi c'è sempre la tentazione di guadagnare consensi abbassando le tasse o aprendo un condono fiscale. È una tentazione alla quale cedette anche l' ultimo governo di centrosinistra eliminando nel 2000 il ticket sui medicinali. Ritrovarsi il giorno dopo le elezioni con conti pubblici deteriorati non è nell' interesse di alcuno, indipendentemente da chi le vincerà. Ma come frenare gli appetiti elettorali? Prodi ha proposto una speciale indagine del Parlamento sui conti. Penso non servirebbe a nulla, se non a metterli al centro della campagna elettorale, sottraendoli all' aritmetica. Esiste un' istituzione dello Stato, la Ragioneria generale, che deve garantire, al di sopra delle parti, la correttezza dei conti. È nell' interesse di tutti, innanzitutto del governo, riaffermare l' indipendenza del Ragioniere generale e chiedergli di esercitare a voce alta questa funzione di garanzia, a cominciare dalla relazione trimestrale di cassa alla quale sta lavorando e che presenterà fra qualche settimana. Per fugare ogni dubbio il Ragioniere generale dovrebbe anche segnalare al Parlamento ogni operazione finanziaria che ha il solo scopo di fare apparire i conti migliori di quanto non siano senza alcun effetto strutturale. Egli è uno dei pochi che ha la certezza di conservare il posto anche dopo le elezioni, almeno fin quando il suo contratto, che viene rinnovato in questi giorni, non scadrà. Ha quindi tutto l' interesse a dire a voce alta la verità. Il presidente Ciampi ha chiesto che vengano rispettati i vincoli europei. Non è vero che il Patto di stabilità sia stato cancellato. Infatti il commissario Almunia ha preannunciato l' apertura di una procedura d' infrazione per l' Italia. Il documento di programmazione economico finanziaria che il governo presenterà al Parlamento il 31 maggio dovrà quindi spiegare in che modo e con che velocità il deficit verrà ricondotto al di sotto della soglia del 3%. Se non lo farà il problema non saranno tanto le sanzioni di Bruxelles, che in effetti sono state affievolite, bensì quelle dei mercati che dopo la riforma del patto hanno ricominciato ad osservare con attenzione i conti pubblici dei Paesi ad alto debito, in primis Grecia e Italia. Purtroppo riprendere il controllo dei conti è una condizione necessaria ma non sufficiente per ridare un po' di respiro all' economia. Per aiutare le imprese sarebbe necessario portare in porto alcune delle questioni che da anni il Parlamento dibatte, senza mai arrivare al dunque. La riforma delle professioni, del diritto fallimentare, del risparmio, che a due anni dal crac Parmalat ancora attende il voto del Senato, le liberalizzazioni dei mercati del gas e dell' energia elettrica... Ma l' avvicinarsi delle elezioni rafforza le lobbies che finora hanno bloccato queste leggi. Sperare che vengano approvate nel mezzo della campagna elettorale è un' illusione. L' epilogo della crisi politica dirà se ci saranno elezioni anticipate oppure no. Sicuramente l' economia non può permettersi di perdere dodici mesi.
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