I lettori della stampa piacentina vedono pubblicate con una certa frequenza accuse alla Margherita, provinciale o no, rea di un irrefrenabile scivolamento verso forme di fondamentalismo di sinistra e più in generale, data la scarsa consistenza (secondo loro) numerica e politica, rea di svolgere, in definitiva, una funzione poco onorevole qual è quella della “foglia di fico” (di vecchia memoria) atta a nascondere i fini perversi dei “comunisti veraci “.
I lettori della stampa piacentina vedono pubblicate con una certa frequenza accuse alla Margherita, provinciale o no, rea di un irrefrenabile scivolamento verso forme di fondamentalismo di sinistra e più in generale, data la scarsa consistenza (secondo loro) numerica e politica, rea di svolgere, in definitiva, una funzione poco onorevole qual è quella della “foglia di fico” (di vecchia memoria) atta a nascondere i fini perversi dei “comunisti veraci “.
Il costante riferimento della quasi totalità di tali “ coraggiosi “ interventi risulta la vicenda Squeri; il suo abbandono del centro-sinistra dopo otto anni di proficua collaborazione e la sua un po’ tardiva denuncia, appunto, di una deriva della Margherita che si stava verificando, guarda caso, proprio quando la Margherita stessa negava a Squeri la possibilità di decidere da solo, come padre-padrone, programma e candidature per le allora imminenti elezioni provinciali.
Ma di Squeri, come politico di rottura ne sanno bene i Sigg. della C.D.L. tanto che non vale proprio la pena di dilungarsi oltre; invece secondo noi non può passare sotto silenzio l’origine e la consistenza di tali accuse.
Ciò che colpisce di primo acchito è che responsabili o referenti o simpatizzanti della C.D.L. riescano a sollevare gli occhi dal loro “ fiero pasto “ di leggi e leggine di stampo personale, dalle loro beghe e dai loro contrasti che, dopo le ultime elezioni, significano rotture programmatiche e politiche, per donarci la gratificazione della loro attenzione.
Anzi parrebbe che più si acuisce la loro crisi, più aumenta l’interesse per la Margherita in un evidente tentativo di stornare dalla C.D.L. e contorni, l’attenzione dell’opinione pubblica.
Ma dove appare maggiormente la strumentalizzazione di tali accuse, quindi la loro inconsistenza, è nel fatto che non si verifica neanche il più piccolo tentativo, specie a livello locale, di dimostrazione dell’assunto. L’apodittico “scivolamento a sinistra” della Margherita va preso così, per fede, poiché poi, forse, a cercarne una giustificazione può essere imbarazzante e controproducente.
A noi pare che trascorsa la lunga fase degli ideologismi ( ma è proprio così ?) sarebbe bene che si giudicassero i programmi e le opere per quelle che sono; operazione, capiamo bene, ostica alla C.D.L. abituata, per convenienza, a non entrare nel merito delle questioni giudicate sempre con parametri di colore politico.
Comunque il fermo e centrale, anche se dialettico e democratico, posizionamento della Margherita all’interno dell’Ulivo e quindi nel contesto dell’Unione, non dipende dalle singole vicende elettorali, ma è un dato di primogenitura storica, che rende a tutto lo schieramento di centro sinistra un aggancio sicuro con quelle forze di centro disponibili ad un serio riformismo.
D’altra parte la Margherita gode ormai di uno stabile e rilevante consenso popolare; a Piacenza, ove annovera il sindaco tra i suoi sostenitori, acquisisce il 10% dei voti espressi, nonostante le seduzioni interregionali che gravitano sul nostro territorio. In campo nazionale, equamente distribuito tra nord e sud, la Margherita registra un 13% dei voti al quale è legittimo accostare la “dote” che porterà Prodi, come voti personali, in qualità di candidato alla Presidenza del consiglio.
Negare dunque alla Margherita una sua capacità intrinseca di poter svolgere la propria congeniale missione politica è pura demagogia.
Ben altra sorte è toccata a quei gruppi o singoli che, pur rifacendosi a partiti gloriosi e storici, assistono e siglano nella C.D.L., totalmente inermi, ogni tipo di provvedimento. Non è con piacere dover concludere che la loro perduta nobiltà si è tramutata in una “foglia di fico”.
Ma la Margherita ha già da tempo concorso a formare con i D.S., i Socialisti e i Repubblicani, l’Ulivo che diventa una casa comune per questi quattro partiti, foriera di coesione e di amalgama sempre più stretti, tanto che sempre più inutili diventeranno calcoli e dietrologie sulle singole partitiche differenze.
Ci pare che la C.D.L. sia ben lontana dalla volontà di congiungere le loro anime e le loro strutture politiche; è probabile che così facendo pregiudichi in modo grave la sua presenza istituzionale nel paese.
Sarà poi l’Ulivo a realizzare con gli altri partiti del centro sinistra l’Unione, cioè un accordo programmatico-governativo che darà agli Italiani nella più ampia chiarezza la certezza di un governo sicuro e democratico.
Ciò che sta capitando in questi giorni sottolinea la necessità che un tale avvenimento politico si avveri il più presto possibile.
Per il Circolo della Margherita “Avanti con l’Ulivo” di Fiorenzuola
Il portavoce: Giuseppe Pighi
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