giovedì 2 luglio 2009

La responsabilità, come l'idiozia, è un fatto personale


YouTube è libertà. Anche quando è di cattivo gusto

di Alberto Mingardi

Da Il Riformista
28/6/09

L'improvvisa malattia dell'unico interprete a disposizione del Tribunale di Milano (doveva testimoniare un ingegnere americano) ha fatto saltare, il 23 giugno scorso, la prima seduta del processo che vede opporsi a Google l'associazione Vividown. Il caso è interessante, triste, preoccupante.

Nel settembre del 2006, su Google Video fu messo on line (da alcuni utenti) un filmato che ritraeva degli studenti di un istituto tecnico torinese intenti a maltrattare un compagno di classe autistico. Google rimosse il video non appena esso venne segnalato quale contenuto offensivo, ma è partita anche la causa: volta di fatto a stabilire se il motore di ricerca, proprietario di Google Video ma anche di YouTube, possa essere ritenuta oggettivamente responsabile per la trasmissione delle immagini.

In situazioni "normali", se avessimo a che fare con un network "tradizionale", la risposta sarebbe ovviamente sì. In una rete televisiva, c'è chi sceglie i contenuti: che siano prodotti internamente, nelle spire di un elefantiaco gruppo aziendale, oppure acquistati da una casa di produzione esterna. Con YouTube, le cose sono radicalmente diverse. YouTube è un'infrastruttura più che un'azienda. È una televisione nel senso: un apparecchio. Una grande scatola parlante accessibile da tutti, ovunque nel mondo, senza spendere un centesimo, all'interno della quale passano film e programmi che vi vengono gratuitamente "uploadati".
È il massimo del volontarismo. Tutto ciò che c'è, viene messo a disposizione gratuitamente da chiunque lo voglia. Talora è una "gratuita'" rotonda e pulita. Capita che un benemerito voglia condividere una storica esecuzione, poniamo, della sonata Waldstein di Beethoven. Talora è una "gratuita'" a fini di lucro: i "canali" contrassegnati da un brand particolare, servono a far pubblicità allo sponsor. Danno a squadre di calcio, imprese, associazioni, uno strumento per tenersi meglio in contatto con la loro constituency: tifosi, utenti, consumatori.

Già la televisione "tradizionale" è l'impietoso specchio della nostra società. Siccome i suoi introiti, Rai esclusa, dipendono dalla pubblicità, e perché la pubblicità sia venduta a chi si reclamizza ci vuole che "funzioni", e perché "funzioni" ci vuole che sia vista, i programmi sono congegnati in modo da intercettare un numero congruo di telespettatori. Se tette e culi attraggono più persone di una lettura della Divina Commedia, la pubblicità finanzierà più generosamente Drive-In che Dante. Ma non è che gli spot siano "cattivi": essi sono essenzialmente un barometro, del tempo che fa fra individui che vivono nello stesso tempo e luogo.
Su YouTube, il numero degli utenti che vede un contenuto è monitorato all'unità. La pubblicità per ora è una forza discreta, e le risorse in questo caso non fluiscono da una parte prosciugando tutto ciò che sta intorno. La scarsità su Internet è pressoché abolita: non ci si disputa una fascia oraria. Tutto può essere offerto. Ciò non significa che tutto debba essere comprato.
Da un certo punto di vista, YouTube è molto più e molto meno affidabile, come specchio delle preferenze di una società. Non ci sono filtri. Per questo, l'offerta di qualità è sovrabbondante: proprio il fatto che sia l'unico luogo in cui certi contenuti possono trovare spazio, porta ad avere un'offerta ampiamente superiore alla domanda. I costi per "esserci" sono bassisismi: e così, non c'è oscura conferenza che non stia cercando il suo pubblico!

Il fatto che non ci siano filtri vuol dire però che i contenuti possono essere di qualità altissima, ma pure bassissima. Lo stesso vale per il buon gusto. Le barriere all'ingresso praticamente non esistono: investendo poco tempo ed avendo a disposizione un cellulare, chiunque può diventare una mini-casa di produzione.
Intendiamoci. Il caso che si andrà a giudicare a Milano è centrato su comportamenti che dire biasimevoli, o vergognosi, è poco. I giovani responsabili andrebbero appesi per le palle a un palo della luce, se esistesse giustizia a questo mondo. Ma appunto: andrebbero. Loro. Mettiamo abbiano fatto girare lo squallido video come seguenze di immagini, via mms. Condannereste Tim, o Vodafone, per avere messo a disposizione la rete? Certo che no.

La responsabilità, come l'idiozia, è un fatto personale. YouTube ne è al massimo un megafono, ed è senz'altro un peccato che finisca per amplificare la nostra stupidità - ma se il convento non passa altro? È una tragedia che tanta gente abbia guardato quel filmato senza battere ciglio, o peggio sorridendo, prima che qualcuno lo indicasse a Google come patentemente offensivo, e dunque saggiamente da ritirarsi. Ma è un problema che riguarda noi, la società che usa YouTube come uno strumento fra tanti, noi che guardiamo e produciamo persino quel che passa nel televisore, non l'apparecchio.

Capisco che Vividown cerchi un caso esemplare, una lezione contro il bullismo. Capisco anche la rabbia dei parenti. Però rivolgerla contro Google è una forzatura. Anche perché questa libertà talvolta assurda e di cattivo gusto, è la stessa che poi ci garantisce contenuti di tutt'altra risma, lì, a portata di mouse, gratis e per tutti. L'osceno e il sublime, il cretino e il geniale. L'uno l'opposto dell'altro. Eppure, tragicamente, simul stabunt, simul cadent.

Da Il Riformista, 28 giugno 2009

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