TRA INTERESSI E DIRITTI UMANI
Sergio Romano
Su Il Corriere della Sera
4/7/2009
Nella intervista del presidente cinese Hu Jintao al Corriere di ieri vi sono i tradizionali ingredienti retorici con cui si confezionano le dichiarazioni, i brindisi e i comunicati congiunti che accompagnano le visite internazionali: affinità culturali, rispetto reciproco, antica amicizia, interessi comuni, futuro migliore, sfide globali da affrontare insieme. Vi è anche un cenno al Rinascimento e vi sarà immancabilmente, in qualche brindisi, un riferimento a Marco Polo, nume tutelare dell’amicizia italo-cinese ogniqualvolta i due Paesi desiderano celebrare i loro rapporti. Ma vi è anche un passaggio sull’Europa che non è convenzionale e merita attenzione.
Hu Jintao dice che «le relazioni sino-europee hanno superato le difficoltà e le vicissitudini precedenti e sono tornate nel binario normale». Pensa al Tibet e all’incontro di qualche leader europeo con il Dalai Lama, ma non lo dice e preferisce venire al sodo della questione dichiarando che «Pechino ha attribuito grande importanza ai rapporti con l’Ue e la considera come una delle priorità della sua politica estera». E aggiunge, per maggiore chiarezza: «La Cina sostiene il processo di integrazione europea e accoglie con soddisfazione il suo ruolo sempre più utile e rilevante negli affari internazionali».
Queste ultime parole contengono una cortese bugia. Non è vero purtroppo che il ruolo dell’Ue sia «sempre più utile e rilevante ». Nonostante qualche sprazzo di encomiabile decisionismo (la missione militare in Libano, l’intervento nella crisi georgiana, la reazione iniziale alla crisi del credito), l’Unione europea, per rovesciare una espressione di John Major a proposito della Gran Bretagna, è un pugile che combatte al di sotto del suo peso. Dai referendum falliti del 2005 siamo quasi sempre una somma di indecisioni, tentennamenti ed egoismi nazionali. I cinesi lo sanno, ma si servono di una bugia per dirci che il mondo ha bisogno dell’Ue e che gli europei farebbero bene a rendersene conto. Affinità culturali? Antica amicizia? No, le ragioni, grazie al cielo, sono più concrete e attuali.
La Cina non desidera un mondo americano. Visto da Pechino il nuovo presidente è meglio del suo predecessore ma è pur sempre il capo di una potenza imperiale. La crisi del credito ha messo in evidenza i rapporti di reciproca convenienza che uniscono il creditore cinese al debitore americano, ma ha contemporaneamente dimostrato a Pechino quanto sia pericoloso legare il proprio destino alle imprevedibili politiche degli Stati Uniti. Desidera una Europa forte perché preferisce un mondo multipolare in cui vi siano forze capaci di contenere e controllare la debordante potenza americana.
Con le sue parole Hu Jintao ci ricorda che esiste uno spazio vuoto e che spetta a noi riempirlo. Tende la mano a una Europa debole e divisa nella speranza che il gesto la incoraggi ad accantonare le sue beghe e i suoi bisticci per fare infine una politica conforme ai suoi interessi e alle sue ambizioni. Se ne avrà il coraggio, la Cina sarà il suo «partner strategico ». Dovremmo forse, per raccogliere l’invito, rinunciare ai nostri principi in materia di diritti umani? Credo piuttosto che l’Ue sarà più ascoltata e rispettata a Pechino di quanto non siano i singoli Paesi quando fingono di credere che un occasionale incontro con il Dalai Lama abbia dato un contributo alla soluzione della questione tibetana.
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