LA CRISI DEL REGIME
di ANTONIO MARTINO da LIBERO del 23/12/08
Non sono mai stato di sinistra e non nutro alcuna simpatia per una parte politica che non ha voluto recidere i suoi legami storici con la più brutale forma di tirannia che l’uomo sia riuscito a realizzare, ma nondimeno nutro una profonda preoccupazione per quanto sta accadendo a sinistra. La ragione dei miei timori è molto semplice: a qualificare come democratico un Paese non è l’esistenza del governo, i governi esistono anche nei Paesi che non conoscono la democrazia, ma l’esistenza di una opposizione. Quanto più vigorosa, credibile ed efficace è l’opposizione tanto maggiore è il grado di democrazia di un Paese.
Se dovessi scegliere fra un’opposizione irresponsabile e velleitaria e nessuna opposizione non esiterei a scegliere la prima. L’assenza dell’opposizione significa il venir meno del più importante strumento di controllo dell’operato del governo. Come liberale una situazione del genere mi sembra inaccettabile e molto pericolosa. Se il Pd non risolverà presto ed in modo convincente i suoi problemi, l’Italia diverrà ancor più di quanto non sia già una democrazia azzoppata e a rischio. E poco importa che a detenere un potere incontrollato sia la mia parte politica.
Non sono, ovviamente, in grado di dare consigli politici a chicchessia e tanto meno alla sinistra, ma sono convinto che il primo nodo da sciogliere sia la scelta di campo sulla giustizia. C’è stato un tempo in cui i forcaioli stavano a destra, i garantisti a sinistra; non vedo perché la sinistra italiana debba oggi tradire la sua vocazione originaria e lasciare il monopolio del garantismo al centrodestra. Anche perché non riesco a comprendere come si possano nutrire simpatie per un ordine giudiziario composto da un mandarinato irresponsabile, gelosamente attaccato ad una serie di privilegi, incapace di dare all’Italia un’amministrazione della giustizia decente. I magistrati rispondono solo a Dio (forse) del loro operato, nessuno li può giudicare, si autoassolvono senza vergogna, hanno dato all’Italia un’amministrazione della giustizia che suscita incredulità e sarcasmo nel mondo. I loro "errori" hanno causato tragedie, restando immancabilmente impuniti. La loro neghittosità determina ritardi assurdi che vengono sistematicamente condannati dagli organi di giustizia europei; hanno riempito le galere di innocenti (tale è chi non è ancora stato condannato in via definitiva) e lasciato in libertà fior di criminali pericolosi; passano il loro tempo ad origliare la vita privata di un enorme numero di persone con la speranza di trovare anche solo un indizio che gli consenta di mettere nei guai qualcuno.
E’ questa magistratura che spinge la sinistra ad esserne tanto orgogliosa da non volere recuperare il suo tradizionale garantismo? Se, magari rompendo il legame con l’Idv, il Pd facesse finalmente una scelta di campo garantista, favorendo un’autentica riforma del settore, avrebbe chiarito soddisfacentemente il più oneroso degli equivoci che circondano la sua identità. La questione giustizia non è la sola che attende un chiarimento della sinistra sulle sue scelte ma a parer mio è con ogni probabilità la più significativa. Altri temi tuttavia attendono un chiarimento. Non basta dire, per esempio, chele decisioni del governo per fronteggiare la crisi sono insufficienti, bisogna anche indicare un’alternativa credibile o almeno plausibile. A me non risulta che ciò sia stato fatto. E ancora qual è la politica estera del Pd? Quella sciagurata seguita dal governo Prodi o un’altra? Se, come vivamente auspico, il Pd ha abbandonato le nefandezze prodiane, quale politica estera ha adottato? Farlo sapere sarebbe utile all’immagine della sinistra, ma anche in questo caso la latitanza sembra essere l’opzione preferita.
Vorrei tanto credere che tutti questi nodi verranno sciolti soddisfacentemente in tempi brevi ma non ci riesco. Mi sembra che a sinistra si annaspi nel vano tentativo di conciliare l’inconciliabile. Tutto ciò è fortemente dannoso per l’Italia che ha bisogno soprattutto di un’opposizione efficace, vigorosa, autorevole e credibile. L’alternativa non è accettabile per chi crede nella democrazia.
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