Intervento di Luigi Gazzola
29/12/08
Gentile Direttore,
Le molteplici conferenze stampa di fine anno ci hanno consegnato l’elenco delle priorità governative per il 2009: presidenzialismo, federalismo, giustizia con particolare riferimento al capitolo intercettazioni. L’ordine temporale delle priorità è però mutato con il succedersi delle conferenze stampa, è mutabile in ragione delle telefonate più o meno indispettite che potranno intercorrere con gli ignari alleati e, ovviamente, suscettibile di essere definitivamente smentito per effetto dei fraintendimenti e delle scorrette e strumentali interpretazioni della stampa nemica. L’unica certezza è che tra le priorità mancano risposte adeguate ad affrontare la crisi epocale che si proietta dallo scenario internazionale su un’Italia in cui consumi, investimenti e occupazione sono in caduta libera, quest’ultima senza una adeguata o comunque sufficiente rete protettiva di ammortizzatori sociali per i circa 600.000 lavoratori che, secondo una prudente stima, nel 2009 resteranno a spasso.
Parlar d’altro è uno stratagemma per sviare l’attenzione dai problemi reali, nella speranza che dividendo gli italiani tra sostenitori o avversari di questa o quella riforma, i medesimi non si accorgano di avere il portafogli vuoto. Nel qual caso potranno sempre bussare alla porta del card. Tettamanzi e confidare nelle sue illuminanti sensibilità e concretezza.
Magra prospettiva tuttavia affidarsi alle, pur benedette, sussidiarie e caritatevoli funzioni private, perché è il governo che deve farsi carico di una crisi che investe la quasi totalità degli italiani, delle famiglie e delle imprese. E’ compito suo garantire in primo luogo un futuro a chi resterà senza lavoro, individuando risorse da ridistribuire tra costoro e chi non arriva ormai alla terza settimana o non è in grado di pagare la rata del mutuo. Ed ancora favorire il rilancio delle capacità produttive del Paese. Perché la sua crescita e quella del fatturato delle imprese non sono affatto dietro l’angolo – come si illudeva entusiasta la presidenza confindustriale qualche mese fa – ma dipenderanno dalla competitività che si riuscirà ad acquisire investendo nell’istruzione e nella ricerca (settori invece falcidiati dai tagli berlusconiani). Così come reinvestendo le risorse recuperate con la razionalizzazione di un sistema pubblico non meramente “tagliato” in quanto spreco ma reso più efficiente come servizio.
Occorrono risorse ingenti. Ma non sarebbe stato impossibile recuperarle se solo non si fosse sprecato circa un punto di PIL ( 15 mld) nei mesi scorsi – quando già Tremonti aveva intuito le proporzioni della crisi in agguato – per tener fede alla promessa elettorale di abolire totalmente l’ICI, che non si è trasformata affatto in una scelta efficace sul piano del rilancio dei consumi e ha messo in ginocchio i comuni costretti a tagliare i servizi; con l’altrettanto insensata quanto improvvisata trovata elettorale tradottasi nell’avventura di Alitalia (che ha posto a carico dei contribuenti italiani, anziché del partner d’oltralpe, sia l’ex prestito ponte sia i debiti della compagnia), per mantenere in mani italiane ciò che, come nel gioco dell’oca, andrà-tornerà presto in mani francesi o comunque straniere. E ancora non si fosse abbassata la guardia sull’evasione fiscale, con una strizzata d’occhio all’elettorato di riferimento, cancellando le norme introdotte dal governo Prodi per impedire i pagamenti in nero, ciò che ha comportato un aumento del fabbisogno per effetto delle minori entrate tributarie.
Produce maggiori certezze o più smarrimento, negli italiani impauriti dalla crisi, l’azione di governo passata disinvoltamente nell’arco di poche settimane dal sostenere la detassazione degli straordinari per "sostenere la crescita e incrementare la produzione” lavorando di più, alla proposta di ridurre l'orario di lavoro a 4 giorni per "fronteggiare l'emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali"?
Il quadro dell’economia è desolante, le ricadute sono pesanti per la crescita, per il potere d’acquisto delle famiglie ma soprattutto la mancanza di una chiara direzione di marcia e l’incertezza dovuta all’assenza di un programma organico di investimenti e di politiche industriali paralizzano l'intero paese. Questa è la realtà a cui il governo deve guardare in faccia, concertando le uniche strategie possibili con tutte le forze sociali e di opposizione. A cominciare, concretamente, dalla riforma degli ammortizzatori sociali, al sostegno dei salari e alla riduzione del carico fiscale di pensionati e lavoratori dipendenti per stimolare i consumi, tassando i redditi miliardari e le rendite, facendo emergere il sommerso anziché favorirlo ricavando da esso nuove risorse con cui puntare alla crescita. Soprattutto smettendo, il governo, di fingere con se stesso e con gli italiani parlando d’altro e ammettendo la propria inadeguatezza ad offrire autonomamente soluzioni efficaci.
Luigi Gazzola
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