venerdì 12 settembre 2008

Un budino chiamato Ue

da Il Riformista del 10 settembre 2008


Dopo l’invasione russa dell’Afghanistan, alla domanda «ma con chi confina la Russia?», Roberto Benigni rispose «con chi gli pare». L’ironia del comico toscano riassume bene la cinica realpolitik che è di rigore al Cremlino. Nel giro di 24 ore, il presidente russo Medvedev, ha prima garantito al presidente Sarkozy e all’Europa che la Russia si ritirerà da Abkhazia e Ossezia entro un mese, e poi ha dato istruzioni al suo ministro della Difesa di iniziare i preparativi per costruire basi militari permanenti nelle due enclavi.



La costruzione di basi permanenti e infrastrutture sui territori secessionisti della Georgia ha varie funzioni. Anzitutto, faciliterebbe il rifornimento delle forze russe là dislocate e migliorerebbe le loro capacità di difesa. Poi servirebbe a dimostrare all’opinione pubblica internazionale che i russi sono là come «ospiti», non vanno in giro come fossero a casa loro, ma stanno nella stanza (appunto) degli ospiti, e la gestione del territorio (e domani della sovranità) è in realtà nelle mani di osseti e abkhazi. Infine, sarebbe un chiaro segnale per questi ultimi della serietà con cui la Russia prende la loro protezione. Dopo tutto, in Europa dell’Est, i russi sono arrivati nel ‘45, hanno piantato le tende e se ne sono andati dopo 40 anni.



La Russia è un paese coerente e non intende smentire la sua promessa: siederà a Ginevra a ottobre e stenderà il tappeto rosso per la missione Ue. Però al tavolo di Ginevra vuole anche Abkhazia e Ossezia. Inoltre, la presenza Ue in Georgia servirà più a «legittimare» le aspirazioni separatiste che a garantire l’integrità del territorio, proprio come è avvenuto in Serbia con il Kosovo. Con che faccia la Ue potrebbe opporsi alla richiesta di autodeterminazione di quei popoli? E non è detto che tutti i paesi Ue sarebbero proprio contrariati se la situazione così evolvesse.



Per rappresentare la determinazione e coesione dimostrata dagli europei nel fronteggiare la Russia, l’Economist ha messo sulla sua copertina di questa settimana un budino di gelatina. Appropriato, non c’è che dire.

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