ANCHE GLI ARTIGIANI TRA I NUOVI POVERI
di STEFAN BARTY da IL GAZZETTINO ed. di Treviso 29/08/08
In pericolo di estinzione la classe media. Le nuove povertà stanno per arrivare anche nella piccola impresa. Salvatore D'Aliberti, direttore di Artigianato Trevigiano, una delle tre organizzazioni di categoria operanti in provincia di Treviso, ha disposto uno studio sulle dichiarazioni dei redditi delle aziende minori. Quest'anno sono aumentati gli artigiani che si sono indebitati con le banche per poter pagare le tasse di luglio. E' raddoppiato il numero degli artigiani che ha chiesto di poter rateizzare i versamenti fiscali fino ad ottobre. È aumentato anche il numero dei piccoli imprenditori che non riesce a mettere assieme un reddito tale da consentire che si rientri nella forbice degli studi di settore. Se il cittadino qualsiasi non se la ride, preso com'è dai grattacapi della quarta settimana (ma a volte anche della seconda e della terza), il piccolo imprenditore quasi piange per la carenza di liquidità.
«Dopo la compilazione delle denunce dei redditi degli artigiani, relative ai redditi del 2007, da alcune settimane a questa parte gli uffici fiscali di Artigianato Trevigiano hanno potuto elaborare i primi dati. Sono state monitorate 400 imprese del mandamento di Treviso, con prevalenza del centro e dei comuni limitrofi. È un'area caratterizzata soprattutto da piccoli artigiani del ramo dei servizi e da ditte di produzione, nell'area circostante, con una media che va da 1 a 6 dipendenti».
«I redditi del 60 per cento del campione sono risultati congrui con quanto previsto dagli studi di settore. Nel 2007 la congruità aveva riguardato il 54 per cento delle piccole aziende e nel 2006 il 77 per cento». Significa, in poche parole, che il 40 per cento delle ditte minori sulla carta non ha un reddito elevato almeno quanto il Fisco suppone, dopo una serie di studi (appunto, gli studi di settore). Le possibilità sono due per questa categoria di piccoli imprenditori in difficoltà: o si eleva la dichiarazione del reddito fino a toccare almeno il minimo previsto, oppure si dichiara il reddito risultante dai conti, ma ci si espone ad una verifica fiscale, poco gradita.
Cos'è successo quest'anno? «Solo il 47 per cento delle ditte - afferma D'Aliberti - ha ritoccato il reddito al rialzo nella dichiarazione fiscale, pur di evitare possibili problemi con l'erario, ma la maggioranza, il 53 per cento, ha deciso che bisognava tener duro. Quello era il reddito e, se vogliono, provino i funzionari del fisco a dimostrare che si è totalizzato un reddito maggiore». Nel 2007 coloro che si erano adeguati erano stati il 62 per cento.
«Per quel che riguarda la carenza di liquidità, segnali chiari ci sono giunti fin dall'inizio dell'anno in corso. Poi abbiamo avuto indicatori economici sempre più lampanti». «I consorzi fidi delle associazioni di categoria - afferma D'Aliberti - si sono trovati a dover esporsi con un aumento rilevante delle garanzie richieste dal sistema del credito. Le piccole imprese hanno aumentato del 40 per cento la richiesta di affidamenti».
Il ricorso al credito non viene interpretato come un fenomeno virtuoso: cioè come richiesta di fondi per migliorare la competitività della ditta. «Abbiamo l'impressione che ci siano tanti artigiani che si indebitano perchè non hanno alternativa se vogliono tener duro pur sulla difensiva, nella speranza che la situazione cambi. A questa lettura induce tutta una serie di informazioni: l'andamento occupazionale, in primo luogo. Ma anche questa fame di denaro. Il fatto che si vada in banca per avere il denaro necessario al pagamento delle tasse, pur rateale, non fa ben pensare».
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