giovedì 18 settembre 2008

La politica non si fa nelle segreterie, si fa soprattutto tra la gente

Di Gianluigi Boiardi

Da Libertà
17/9/08

La voglia di poltrone, di favori, di benefici per sé o per i singoli territori o settori, a scapito di altri. E non è neanche più tempo di facili moralismi, di maestrini che pensano che fare politica sia fare polemica, intervenire su tutto, fare prevalere la logica di parte per cui tutto ciò che fa la parte avversa è sbagliato e da demolire.
Non siamo a una partita di calcio, non si può ragionare da tifosi: amministrare vuole dire cercare il bene comune, ognuno con la responsabilità che il cittadino con il suo voto gli ha conferito: maggioranza e opposizione, ma il fine deve essere il medesimo, quello di risolvere problemi. Non semplicemente di essere d'ostacolo. Invocare avventatamente dimissioni a ogni piè sospinto non serve a nulla, perché l'unico responso lo danno gli elettori. La lotta politica non è distruggere, è costruire, sempre. Sia in maggioranza che all'opposizione.
La polemica non è politica, il protagonismo non è politica, la lotta per le poltrone o per le candidature non è politica. I partiti, credo, dovrebbero fare un passo indietro e riprendersi la loro vera centralità, quella fondata sulle idee, sui progetti, sul dialogo. Non mi hanno mai appassionato le stucchevoli commedie del chi candida chi, gli esclusi offesi, le minacce, quelli che sbattono il pugno sul tavolo per imporre i loro candidati, quelli che pensano di essere creditori di molto.
Quando avrete fatto, ricordatevi che siete servi inutili, dice una parabola evangelica. E la politica deve tornare ad essere prima di tutto questo: umiltà e senso di responsabilità. E' chiedere troppo? Non credo. Ci sono molti altri campi. Fare politica non è un obbligo per nessuno.
Max Weber diceva che bisogna distinguere tra chi vive per la politica e chi vive di politica. E' un'ottima distinzione, più che mai attuale, perché è vero che c'è un tempo per tutte le cose e la politica non può e non deve diventare una professione ma restare sempre un servizio.
Bisogna avere prima partecipato alla vita civile per potere davvero fare politica, conoscere i problemi reali dei cittadini per essere davvero stato uno di loro. I partiti, a volte creano strutture ovattate, distaccate e questo è quello che non deve essere né diventare il Partito Democratico.
Credo sia chiaro a tutti come una nuova cultura della politica debba prendere il sopravvento su questo malcostume di ridurla a lotta di potere. E' una grande sfida quella che dobbiamo affrontare, una sfida a tutte quelle zavorre che si sono infiltrate col tempo nella politica rendendola grigia, pesante, a volte ingestibile e paralizzata nella sua impotenza fatta di veti reciproci e interessi contrastanti. E' una sfida che deve puntare dritta a una vera modernizzazione del Paese, un imperativo non più rinviabile, ma per il quale occorrono progetti seri e meditati, non programmi avventurosi e inapplicabili. Va ritrovato il senso alto delle responsabilità civili che il cittadino ci affida con il suo voto. La politica come servizio è basata su questo, sulla centralità sempre e comunque del cittadino e dei suoi bisogni, non del politico o del sistema partitico. Il Partito è un mezzo, non un fine.
Il Partito democratico è nato per questo e non dobbiamo tradire queste aspettative. La sfida è fondata sul coraggio: il coraggio di mettersi in gioco, il coraggio di spingere il nuovo ad emergere, il coraggio di rompere con vecchi schemi e rituali che ormai, è evidente a tutti, non funzionano più. Nuove idee che camminino su nuove gambe, questo è l'obiettivo.
Si parla di corsa alle poltrone. E' vero, esiste. Tutto sta nel dire di no. E se chi riceve il no sbatte la porta, bene, vuol dire che fare politica non è la sua prima preoccupazione e quindi la sua perdita è del tutto irrilevante. Ma dovrebbero essere prima di tutto i partiti a riflettere sui meccanismi che portano alla selezione della classe dirigente.
E' indubbio che esista un problema di qualità della politica, ma sono gli uomini e le donne i protagonisti, con le loro idee. Le idee significano dialogo e dibattito a tutti i livelli. Io tendo a rifiutare un sistema ingessato dove ci sono pochi incaricati che riflettono per tutti, con gli altri che si accodano. Non è questa la democrazia. La democrazia nasce nelle piazze, dove ognuno può dire la sua, partecipare, portare il suo contributo. La politica non si fa nelle segreterie, o non solo, si fa soprattutto tra la gente, ascoltando. Troppo spesso, ora, capita che invece ascoltare provochi quasi fastidio, lo si fa a volte con supponenza, distrattamente.
E la gente guarda altrove. Dobbiamo recuperare questa energia del dialogo continuo, bisogna essere capaci di rimettersi costantemente in discussione. Non esiste alternativa: la politica o è buona politica o non è nulla. La politica è progetto ed è speranza, coraggio, ansia di migliorare sempre la realtà. E' sfida, anche. La politica, diceva Saul Bellow, non riflette la maggioranza, questo sarebbe conformismo, ma la costituisce con la forza delle buone idee.
Gianluigi Boiardi

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