sabato 5 luglio 2008

Dal biennio rossiccio al biennio nerastro

da Il Riformista del 3 luglio 2008, pag. 1

di Peppino Caldarola


Non si capisce bene se sia Di Pietro il guaio per i nuovi girotondi o siano i vecchi girotondi il guaio per Di Pietro. Chi pensa che politica e movimenti siano un minestrone fatto con quel che c’è, immagina che se metti assieme Flores, il pm per antonomasia, Travaglio, Pardi, Furio Colombo, forse Arturo Parisi, hai servito una pietanza ghiotta e abbondante. Può essere immangiabile. Il dubbio è venuto allo stesso Furio Colombo che ieri ha chiesto spiegazioni ai suoi compagni d’avventura dichiarando che una manifestazione contro Veltroni non l’avrebbe accettata.



Messa così, la questione sembra semplice. Fare i girotondi contro l’ispiratore degli antichi girotondi non è facile. Messa così, semplice sembra anche la conclusione. Il destino dei girotondi è nelle mani di Veltroni e viceversa. Tuttavia la complicazione c’è e rivela la vera malattia che può uccidere nella culla i nuovi girotondi e i suoi invecchiati promotori. Nel 2002 la nascita dei girotondi ebbe alcune caratteristiche precise. Fu un movimento nato "per caso" che interpretò il fiume carsico della protesta a sinistra. La protesta ebbe un carattere fondamentalmente morale, mise in luce l’esistenza di due linee nella sinistra (massimalismo e riformismo), si scagliava contro uno stato maggiore identificato come un’inamovibile burocrazia (Fassino, D’Alema, Rutelli), non aveva un progetto politico alternativo, si saldò quasi immediatamente con la sinistra sociale e sindacale. Fu una specie di "rivoluzione culturale" con pezzi di establishment (Cofferati, Veltroni, Bassolino) che riuscivano a mobilitare giovani, ma soprattutto meno giovani, esponenti dell’intellettualità urbana di massa contro un altro pezzo di stato maggiore della sinistra. Mi capitò, con una certa fortuna pubblicistica, di definire quel fenomeno come il "biennio rossiccio" confrontandone le intenzioni con l’impetuoso movimento operaio del "biennio rosso".



La folla di intellettuali che firmava gli appelli e sosteneva quei girotondi era appena più numerosa di quella che oggi sostiene i nuovi. Ma la vera differenza non è la platea dei sostenitori. Le firme, sia detto senza offesa, contano poco. La differenza è altrove.



L’8 luglio (ma l’avete fatta vedere a Di Pietro quella pubblicità in cui si dice: Antò, fa caldo!") al raduno ci sarà un altro popolo. In prima fila manifesteranno quelli dell’antipolitica. Ci sia o non ci sia Beppe Grillo, parli o non parli Transilvana Travaglio, la "marcia di luglio" non è fatta da politicizzati senza potere che vogliono dare una mossa ai politici professionali. Non si raccoglieranno quelli che hanno un’anima contro quelli che l’hanno persa. Non ci sarà uno stato maggiore movimentista contro una piramide politicista. Ci saranno un partito in ascesa (l’Italia dei Valori), un’impresa politico-mediatica con un enorme fatturato, uno staff di parlamentari contro un altro partito da surclassare e soppiantare. Mancherà, scusate se è poco, interamente la sinistra sociale. Non basterà l’annunciata adesione dell’ex ministro Ferrero a dare una parvenza gauchista a un movimento di incerta collocazione.



Quel che appare in dubbio, nella prima convocazione dei nuovi girotondi, è proprio la collocazione a sinistra. I primi girotondi erano figli della sinistra. I nuovi girotondi odiano la sinistra. Da Veltroni a Bertinotti, sindacati compresi. Non è per caso che i due protagonisti della nuova convocazione siano personaggi che non hanno mai fatto mistero delle proprie simpatie di destra. Ieri su Libero Di Pietro ha aperto una linea di credito verso la destra più estrema e quella leghista dichiarandosi pronto ad accordi con il partito di Bossi e con la Santanchè contro Berlusconi. Tutti sappiamo che c’è un mondo di destra che ama poco il Cavaliere. Di Travaglio sono note le pulsioni destrorse ma la sua cifra è data da quel movimento giudiziario che dovunque sarebbe connotato come una formazione di destra e solo in Italia si presenta dall’altra parte. Attorno a Grillo si raduna l’antipolitica per eccellenza, cioè un mondo che ha fatto dell’assalto alla democrazia dei partiti, giovandosi degli errori dei partiti, la sua connotazione fondamentale.



La manifestazione dell’8 luglio non è, quindi, di quelli che tornano. Tornano, ma politicamente si sono trasfigurati. Più dei vecchi girotondi sono indifferenti al conflitto sociale, alle grandi discriminanti ideologiche (pace o guerra), al successo di una linea nella sinistra a svantaggio dell’altra. Più dei girotondi si presentano come un’alternativa non "nella" sinistra ma "alla" sinistra. Ovviamente c’è un tratto comune fra i due movimenti. Ovviamente molti esponenti dei secondi girotondi si considerano dei rinnovatori della sinistra, ma dal "biennio rossiccio "stiamo passando al "biennio nerastro". Dalla sinistra nasce la Destra. E già successo in questo paese.

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