Da L'Opinione
Edizione 130 del 26-06-2008
Occorre cambiare strategia
Nostalgie d’Ulivo: nel Partito democratico regionale monta la protesta
di Il Provinciale
In Emilia-Romagna le parole di Arturo Parisi contro Walter Veltroni dei giorni scorsi fanno polemizzare. Tutti concordano su un punto: il partito deve cambiare strategia. E per ora lo deve fare a Roma. Solo Fabio Mignani, bindiano doc molto vicino ad Antonio La Forgia, porta la questione in regione (“Non significa che se Parisi contesta Veltroni noi contestiamo il segretario regionale Salvatore Caronna: vogliamo però che Caronna non commetta gli stessi sbagli di Veltroni”). Parisi trova un alleato nella senatrice del Pd eletta nel collegio di Parma, Albertina Soliani. “Penso - dice Soliani - che il pensiero di Parisi sia giusto, è preoccupato e fiducioso che il Pd possa essere un vero punto di riferimento per il cambiamento”. La senatrice contesta ai veltroniani la mancanza di democrazia interna, e l’esempio lo prende proprio dall’assemblea alle Fiere di Roma dov’è stata eletta la direzione nazionale. “L’ultima assemblea - sottolinea - non è stata democratica: governano solo i 100 rappresentanti di un’oligarchia nazionale”. E poi tra i veltroniani, aggiunge la senatrice, “nascono fondazioni...”. Insomma Veltroni deve portare a termine una missione: il partito deve essere “veramente democratico: a noi sta a cuore il Pd non in autunno o più avanti - scandisce Soliani - ma ora”. Al tempo stesso il partito “se vuole competere con il centro destra deve farsi punto di coagulo con tutto il centro sinistra: se Parisi pone queste questioni è perché ha fiducia nel Pd. Per questo sono in sintonia con lui”.
Come dire: i ’nuovi’ democratici non devono dimenticare le proprie radici, ovvero l’Ulivo. Mignani, dal canto suo, mette immediatamente le cose in chiaro: per ora tra i bindiani non c’è aria di divisioni. “Dal punto di vista della diagnosi – chiarisce - Bindi e Parisi si discostano molto poco, entrambi combattono la tesi secondo la quale ’per le elezioni non si poteva fare meglio di così” e la mancanza di democrazia nel partito“. Stessa diagnosi, quindi, ”ma terapie diverse: Parisi pensa che chi ci ha portato qui se ne deve assumere tutte le responsabilità, mentre Bindi pensa che bisogna lavorare all’interno del partito senza mettere in crisi la leadership“. Tradotto: ”Se usciamo da questa crisi ne usciamo con Veltroni“, forte tra l’altro dell’investitura popolare delle primarie. Ma questo, precisa immediatamente Mignani, non significa ”che si separino i percorsi a livello regionale tra i sostenitori della Bindi e Parisi: è presto per pensare che ci siano visioni strategiche assolutamente diverse“. D’altro canto ”il Pd deve rispettare gli impegni che ha preso, ma non può far finta di niente“. Ad esempio, conclude il bindiano, ”avere Fioroni a capo dell’organizzazione non mi sembra dare slancio al partito“. Perché lo stesso Fioroni è al centro dello ”scandalo delle tessere della Margherita di un anno e mezzo fa“.
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