giovedì 27 marzo 2008

L'Alitalia va venduta stasera

da Il Riformista del 21 marzo 2008, pag. 1

di Antonio Polito


Moratoria è una parola che si può usare per la pena di morte, per l'aborto, per qualsiasi piaga che si voglia interrompere subito, in attesa di decisioni ulteriori e definitive. La moratoria della vendita dell'Alitalia è dunque un non senso perfettamente italiano. Con questa moratoria si vuole infatti tenere aperta una piaga, quella dello sperpero di denaro pubblico in una compagnia di fatto fallita, rinviando ulteriori e definitive decisioni. D'altra parte la moratoria della vendita di Alitalia è in vigore già da anni. Carlo De Benedetti calcola che sia costata finora 270 euro a ogni singolo cittadino italiano, suore e neonati compresi. In termini macro-economici, 15 miliardi di euro in quindici anni. La variegata compagnia della moratoria per l'Alitalia, che va da Berlusconi a Epifani passando per Di Pietro, non è dunque altro che l'ennesima alleanza degli sperperatori di denaro pubblico che ha agito in questi quindici anni, impedendo ogni decisione e imponendo sempre un rinvio. Quando si parla di costi della politica, bisognerebbe mettere anche questo nel conto.



Il governo si è mosso male. Il governo Prodi si è mosso male, e in modo alquanto inconsapevole dei meccanismi del mercato. Prodi e Padoa Schioppa sono due ottimi economisti, ma questo non vuoi dire che sappiano come vendere un'azienda alle migliori condizioni, anzi. Prima di vendere l'Alitalia dovevano commissariarla già un anno fa, ricorrere alla legge Marzano (o legge Prodi, se si preferisce). Fare come con la Parmalat (dove almeno il latte si continuava a vendere): un concordato con i creditori e una riduzione del personale che la rendesse appetibile per spuntare un buon prezzo. Invece il governo ha finto di vendere Alitalia come se fosse un 'azienda in piedi, e non un'azienda fallita. Spinetta, che è un uomo di mercato, la vuoi comprare ora a prezzi di commissariamento. Fa il suo lavoro, e cioè l'interesse degli azionisti. É inutile lamentarsi che non la compri a prezzi di mercato, perché Alitalia oggi non è sul mercato, e non ha mercato.



Non c'è alternativa. Ecco perché l'Alitalia va venduta stasera, e va venduta ad Air France. Non c'è alternativa. Se la compra Air France, continuerà a volare, e quella famosa bandiera cui tutti ci diciamo affezionati continuerà a solcare i deli sulla coda di qualche aereo. Se la commissariano ora, il marchio scomparirà, i creditori e le banche ci perderanno, i lavoratori saranno ugualmente licenziati, e la compagnia sarà fatta a pezzi e spolpata dai vari Genko che fanno affari frequentando le segreterie dei partiti. Non c'è alternativa perché la flotta Alitalia va messa a terra e rifatta: è composta da aerei di sei diverse case produttrici, alcune delle quali non esistono nemmeno più. Ogni manager che è passato di lì ha fatto i suoi acquisti preferenziali, mentre vigeva la moratoria dei quindici anni. Solo per rifare la flotta ci vogliono almeno cinque miliardi di euro. Spinetta la rifarà. Chi altri potrebbe? Chi ha la potenza negoziale per ottenere molti aerei e subito? Quale imprenditore padano ha la forza e i mezzi per mandare a casa, tra interni e esterni, cinquemila dipendenti, e per rivedere i contratti del personale in un'azienda dove i piloti guadagnano più di quelli della Lufthansa, per non dire di quelli di Ryanair? E poi, dove sarebbero questi mitici imprenditori della cordata italiana? E' troppo chiedere qualche nome e qualche cifra?


La santa alleanza degli sperperatori ha già la risposta. Berlusconi propone un prestito ponte, cioè vuole che il contribuente sborsi un altro po' di soldi per far fare un affare a qualche imprenditore senza soldi. Epifani suggerisce di vendere i terreni di Fiumicino e la partecipazione azionaria in Air France, dilapidando così ancor di più la società. Dopo questi 60-70 giorni di moratoria, guarda caso quanti bastano per scavallare la data delle elezioni, Alitalia varrà ancor meno di quanto vale oggi, e se sarà così buono da aspettare Spinetta se la potrà comprare a un prezzo più basso e a condizioni più capestro. Bel capolavoro. La cosa incredibile è che nel sindacato qualcuno comincia ad accarezzare l'idea, capovolgendo il principio schumpeteriano della distruzione creatrice del capitalismo per sostituirvi il principio della distruzione distruttiva del sindacalismo. L'Alitalia sta dando in queste ore la prova provata che l'Italia non è un sistema-paese, e che qui nessuno comanda. L'acquirente francese ha dovuto trattare prima con il cda, poi col Tesoro, poi col governo, da ieri coi sindacati e da oggi anche con i potenziali governanti di domani in campagna elettorale, uno dei quali è per inciso un tycoon che vorrebbe fare entrare i figli nell'affare (come la chiameranno: Alinvest, Finitalia?). Cascano le braccia. Agnelli parlava della repubblica delle banane. Sarebbe più corretta chiamarla la repubblica del bagaglino.

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