sabato 2 febbraio 2008

Se la maglia nera diventa laboratorio d'avanguardia

da Corriere della Sera del 31 gennaio 2008, pag. 11



Il debito della sola Regione Lazio, io miliardi di euro, è un sesto del debito complessivo delle Regioni italiane. Il suo disavanzo annuale, quasi 1 miliar­do, è di gran lunga il più alto. Quando, nel 2006, è improvvisamente emerso l'enorme deficit del suo sistema sanita­rio, negli anni precedenti mal contabi­lizzato, Standard&Poor's ha impietosa­mente abbassato il rating del Lazio a BBB: il più basso tra quelli assegnati alle Regioni italiane, un livello da ter­zo mondo. Decenni di amministrazio­ne allegra hanno portato questa Regio­ne ad avere lo stesso numero di dipendenti della Lombardia (che ha una po­polazione quasi doppia) con il costo pro capite più alto rispetto a tutte le altre. Ma sono dipendenti molto cagio­nevoli: in media 32 giorni all'anno di assenze dal lavoro, escluse le ferie: 7 in più rispetto alla media, già di per sé abnorme, dei dipendenti del settore. Record anche per il numero dei diri­genti laziali, uno ogni 10 dipendenti: quasi il doppio della media (già altissi­ma) dello stesso settore; e anche que­sti con gli stipendi più alti.



Che cosa può fare il governatore di una Regione ridotta in questo stato, a parte la cura da cavallo somministrata nell'ultimo anno per ridurre drastica­mente il deficit sanitario? Dove può trovare le energie necessarie per volta­re credibilmente pagina, la molla ne­cessaria per costringere i propri diri­genti — parlo di quelli degni di que­sto nome — a riappropriarsi delle loro prerogative e incominciare a esercitar­le incisivamente? Una notizia di oggi induce a pensare che, paradossalmen­te, proprio il fatto di versare nelle con­dizioni peggiori possa fornire a questa amministrazione i motivi e il coraggio altrimenti difficili da trovare, per dare il colpo di reni che le occorre. Proprio il confronto con le altre, il doversi to­gliere di dosso la «maglia nera», può darle la spinta necessaria per trasformarsi ih un laboratorio d'avanguardia, per sperimentare quan­to di meglio si offre su questo terreno nel panorama internazionale. Prima di dare la notizia, prepariamola con un esercizio di immaginazione.



Ipotizziamo che il presidente Piero Marrazzo si presenti domattina ai propri cittadini senza promettere al­cuna nuova legge, ma la decisione di incominciare ad applicare rigorosa­mente la legge vigente per garantire il buon andamento dell'amministra-zione: una scelta rivoluzionaria! Im­maginiamo, dunque, che il presiden­te annunci il doveroso impegno a rial­lineare entro due anni il proprio orga­nico dirigenziale alla media delle al­tre Regioni (ciò che ne comporterà il dimezzamento netto rispetto alle po­sizioni dirigenziali esistenti a fine 2007), utilizzando gli «ammortizzatori sociali» che la legge gli mette a di­sposizione; inoltre l'impegno a rialli­neare alla media, entro lo stesso bien­nio, anche il tasso annuale delle as­senze dei suoi dipendenti, riducendo­lo di 12 giorni. Questi obbiettivi — prosegue il presidente in questo spe­rato «domattina» —, facilmente mi­surabili e controllabili, con le loro scadenze precise, verranno assegnati al segretario generale, con indicazio­ne del livello minimo al di sotto del quale egli sarà considerato inadem­piente, e pertanto rimosso, nonché dei risultati ulteriori per i quali inve­ce otterrà un premio; gli stessi ob­biettivi e gli stessi incentivi saranno poi distribuiti con lo stesso siste­ma ai dirigenti apicali dei diversi comparti e via via ai responsabili di ciascuna area o ufficio; una parte dei risparmi conseguiti sarà destinata a premiare la parte più efficiente e pro­duttiva delle strutture e dei dipenden­ti. Pòi, un altro esperimento, che ri­prende una delle previsioni più inno­vative contenute nel Memorandum sul pubblico impiego stipulato pro­prio un anno fa tra governo, Cgil, Cisl e Uil: dove la Regione eroga direttamente servizi ai cittadini, saranno gli utenti stessi a valutarne la qualità di volta in volta; e dalla loro valutazione dipenderà il premio di risultato agli addetti.



Ipotizziamo, infine, che il presi­dente annunci un'altra misura «perico­losissima» per le inerzie burocratiche: la trasparenza totale, garantita da un analista del tutto indipendente, posto a capo del Nucleo di Valutazione regio­nale, magari — perché no? — recluta­to tra i migliori esperti di audit pubbli­co operanti in un Paese nordico al­l'avanguardia in questo settore. L'inte­ra cittadinanza avrà accesso diretto, via internet, all'archivio digitale dell’amministrazione e potrà misurare e valutare «in tempo reale» tutto quan­to in essa accade; verranno messi in re­te giorno per giorno e resi facilmente leggibili tutti i dati sui passi avanti compiuti nel ridimensionamento de­gli organici dirigenziali, nel superamento della duplicazione di aree funzionali, nella riduzione dei tassi di as­senteismo anomali, nel miglioramen­to della qualità dei servizi, comparto per comparto, ufficio per ufficio.



Proviamo a pensare a un presidente della Regione che mette in gioco su questi impegni precisi, misurabili, ve­rificabili giorno per giorno, ufficio per ufficio, l'intera sua posizione e credibi­lità politica, bruciandosi i ponti alle spalle: i cittadini potranno vedere con i propri occhi, in corso d'opera, quali obiettivi verranno raggiunti e quali no, chi sono i dirigenti che non li han­no raggiunti e se sono stati rimossi davvero; dati alla mano potranno chie­derne conto al presidente e alla sua giunta e mandarli a casa se non saran­no soddisfatti della risposta.



Finito di sognare? Ecco allora la noti­zia: questo, a grandi linee, è il proget­to che il Dipartimento di Studi del La­voro e del Welfare dell'Università di Milano ha elaborato, in esecuzione di un incarico conferitogli l'anno scorso dal presidente della Regione Lazio, e che verrà presentato lunedì prossimo a Roma, in una conferenza stampa pro­mossa dalla Regione stessa. Lunedì si saprà se il presidente intende davvero farlo suo fino in fondo. I cittadini del Lazio sono avvertiti.



Certo, quei quattro esperimenti-pilota di cui il progetto si compone, an­che se avranno successo, non risolve­ranno se non una parte relativamente piccola dei mali che affliggono la Re­gione Lazio; ma costituiranno un pri­mo passo importantissimo nella dire­zione giusta. E se i media faranno be­ne il loro mestiere, valorizzando al massimo l'accessibilità totale dei dati e facendo sentire il fiato dell'opinione pubblica sul collo ai politici e al mana­gement regionale, questi saranno inco­raggiati, se non addirittura costretti, a proseguire su quella strada.


Se poi l'applicazione incisiva di que­sto metodo del riallineamento delle amministrazioni peggiori alle migliori omologhe (cioè di quel benchmarking comparativo di cui Luca Ricolfi ha magistralmente descritto i potenziali ef­fetti dirompenti sulla Stampa del 19 gennaio) farà della Regione «maglia nera» un modello per tutte le altre, ciò potrebbe, in un momento buio come questo che le nostre istituzioni pubbli­che stanno attraversando, aprire pro­spettive davvero straordinarie.

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