venerdì 22 febbraio 2008

intervento di Valerio Zanone al convegno dei Liberal PD

trascrizione dell'intervento di Valerio Zanone al
convegno dei Liberal PD al teatro Ambra Jovinelli dello scorso 26 gennaio.

ZANONE - Cosa ci unisce, quale è il nostro fattore comune? Non siamo reduci da un unico partito disciolto; nemmeno siamo una scheggia fra quelle che si staccano dai poli delle coalizioni per il surriscaldamento del clima politico; e non siamo neppure una corrente organizzata del partito nuovo.

Siamo una koinè, una comunanza libera fra persone che condividono nei tratti essenziali quella che nell'Italia di oggi dovrebbe essere la democrazia liberale. Ci uniscono le scelte di sostanza: la laicità, l'europeismo, il mercato aperto, una democrazia che funzioni.

A - La laicità. Non quella aggiustata con aggettivi ("vera", "nuova", "sana") appiccicati per eliminare anche dai dizionari la differenza fra laici e chierici. La nostra è la laicità dello Stato, della legge, della scuola, della ricerca scientifica, dei diritti civili; la laicità che non è l'opposto del laicismo, ma la sua forma istituzionalizzata. Parlo del laicismo liberale, ossia dell'etica fondata sul valore primario della libertà di coscienza individuale; quella libertà che non esclude nessuno ed è eguale ed egualmente necessaria per tutti, credenti e non credenti, atei e devoti.

B - L'europeismo, misurato su una duplice dimensione.

Anzitutto la dimensione della cittadinanza comune e del patriottismo costituzionale, evocato dal presidente Napolitano nel messaggio in Parlamento per i sessant'anni della Costituzione.

Ed insieme la misura della congruenza nazionale con gli standard europei: i parametri di Maastricht, l'agenda di Lisbona, il tasso di popolazione attiva oltre i sessant'anni, le risorse per la ricerca e la formazione, le dotazioni di infrastrutture, il tasso della crescita competitiva.

A proposito di infrastrutture, dobbiamo fare un'onesta rassegna sul costo inammissibile che il falso ambientalismo fondato sullo spirito di negazione ha inflitto alla modernizzazione italiana. Nelle grandi comunicazioni a cominciare dalla TAV fra Torino e Lione. Nei termovalorizzatori, che non si sono fatti nella Regione del ministro dell'ambiente, sicchè oggi si è ridotti a chiedere alle altre Regioni di bruciare nei loro inceneritori le immondizie della Campania. Negli impianti di degassificazione che devono diversificare il nostro approvvigionamento energetico. Si impone una svolta per recuperare alla politica italiana la conformità rispetto agli investimenti per la comunicazione, per l'ambiente, per l'energia, in atto nelle politiche delle altre democrazie europee.

C - Il terzo connotato è l'economia libera, aperta, di mercato, che è la precondizione di una politica di effettiva equità sociale. Non sono fra i liberali che si scandalizzano se lo Stato esercita un'azione redistributiva; dico solo quello che sanno tutti, ossia che per redistribuire risorse ci vuole un'economia capace di accrescerle e, quindi, l'economia di mercato e aperta è precondizione di una politica di equità sociale.

D - Il quarto connotato è quello di una democrazia che funzioni, come diceva Roosevelt: "La democrazia non può permettersi di non funzionare", Egregi amici, abbiamo un sistema pubblico che cade a pezzi in tutti i settori. Dagli apici fino ai servizi di base c'è una sensazione di disagio, per non dire di più, che cresce nella società civile. Siamo di nuovo vicini al clima del '93. Credo che il ceto politico, per quel poco che io posso presumere di appartenervi, debba fare qualcosa se vuole farsi perdonare dai cittadini il costo della sua esistenza.

Se questi sono i connotati minimi di una democrazia liberale che in Italia ci vuole e non del tutto c'è, dobbiamo capire quale sia il modo in cui si va formando il Partito Democratico. Parlarne con schiettezza è il modo per collaborare lealmente ad un'iniziativa difficile, rischiosa, complicata, in cui abbiamo deciso di investire: statuto, codice etico, manifesto del programma; e quindi regole, principi e finalità. Ci vorrebbe, e dovremmo provarci noi - questo è lo scopo della nostra riunione odierna - qualcosa di più liberale nel Partito Democratico. Non siamo una corrente organizzata sul vecchio paradigma delle correnti di partito. Il problema, come lo vedo, somiglia un po' a quello che diceva Toscanini ai suoi musicisti: "far circolare l'aria intorno alle note". Far circolare un po' di aria liberale nel Partito in via di formazione; e fare presto perché ci sono scadenze immediate che richiedono al partito ancora in formazione una grande assunzione di responsabilità.

Gli ultimi minuti del mio quarto d'ora voglio dedicarli, credo sia inevitabile, al momento in cui ci troviamo e alla situazione che si prospetta. Se dovessi fare il punto di questa mattina, direi che la soluzione più probabile è anche quella peggiore, ossia che si vada alle elezioni al più presto, magari ad aprile. La prima cosa che le persone dotate di qualche sensibilità civile devono cercare di fare, è evitare che ciò avvenga senza che prima si correggano le distorsioni del sistema.

Credo che le elezioni debbano essere evitate non soltanto per un fatto che sarebbe ipocrita nasconderci, cioè che il partito democratico le affronterebbe nelle condizioni più difficili. Ci sono questioni che riguardano non una parte politica ma tutta la cittadinanza: fino ad aprile, e dopo aprile.

Fino ad aprile ci sono emergenze ineludibili che richiedono una azione di governo non limitata agli affari correnti. Ne cito tre per brevità.

A - La prima si chiama Kossovo. Un nuovo conflitto balcanico può esplodere da un giorno all'altro su un fronte dove sono schierati un migliaio di soldati italiani, nell'esercizio di un mandato delle Nazioni Unite che non corrisponde più alla situazione in atto. Il mandato delle Nazioni Unite non prevedeva, quando fu affidato, ciò che può accadere in caso di dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kossovo. E' una situazione che richiede decisioni di governo che possono essere anche immediate. Non è una faccenda da governi di ordinaria amministrazione.

B - La seconda questione è quella della quarta o terza settimana del mese, perché i governi cambiano ma le settimane del mese sono sempre quelle. I giornali di oggi pubblicano i dati dell'Eurispes che confermano quello che sappiamo tutti; i due terzi delle famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese. Questi due terzi per la maggior parte vivono di redditi fissi da lavoro dipendente, su cui il fisco si esercita senza alcuna possibilità di elusione. Si attende la trimestrale di cassa per provvedere, come già promette la legge finanziaria, a ridurre il prelievo fiscale sui redditi da lavoro dipendente attraverso l'innalzamento della detrazione per le spese di produzione.

Moderatore - Bianco E.

Scusami, Valerio, permettimi di salutare il Segretario Nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, Sindaco di Roma.

ZANONE - E' un onore anche perché ci ha preferito a Zapatero, a Zapatero non lo diremo.

C - La terza questione di emergenza si chiama Napoli. Il disastro ambientale si aggrava ogni giorno: campi incolti, alberghi semivuoti sul lungomare, scuole chiuse, teppisti che impediscono la circolazione. Per cercare di fronteggiare la situazione c'è un commissario che aveva 120 giorni di mandato, adesso ne ha ancora 100 e finora non è ancora riuscito, con tutta la buona volontà, a risolvere nulla. E' un commissario di governo e farebbe, credo, assai poco di fronte alle difficoltà del suo compito se dovesse diventare un commissario senza governo.

Si può, di fronte a tutto questo, chiudere il Parlamento, ridurre al minimo la funzione di governo, interrompere il rapporto fra il Parlamento e l'Esecutivo per fare la campagna elettorale? E' una domanda che è lecito porre a tutti perché non riguarda gli interessi di chi si presume potrebbe vincere le elezioni, ma riguarda in generale il senso della responsabilità.

E guardando al dopo aprile: un Parlamento inceppato da una legge imperfetta può essere utilmente rinnovato senza correggerla? E' del tutto evidente che servirebbe a poco se si votasse con la legge così com'è, o anche se si votasse sulla base della legge che risulterebbe dal referendum. Enzo Bianco ha proposto uno schema su cui si può utilmente lavorare ed è sperabile che si torni a votare con un sistema elettorale diverso.

Se si riesce ad evitare le elezioni in aprile e a fare un governo, il governo dovrà fronteggiare emergenze che richiedono un alto senso di responsabilità. A mio modo di vedere, il problema italiano è proprio questo: se in questo Paese ci sia un senso della responsabilità adeguato al senso delle emergenze.

Il partito democratico deve prendere forma compiuta. Vorremmo che non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma nella prassi, il riformismo liberaldemocratico, che poi è l'unico riformismo possibile ed attuato oggi in Europa, trovi spazio, accettazione, attuazione. Sentiremo gli autorevoli amici che hanno accettato il nostro invito. Credo che oggi le priorità siano queste: correggere la legge elettorale prima del voto; puntare su un governo che sappia adeguare il senso della responsabilità allo stato delle emergenze; conferire al partito democratico un'identità che sarà plurale, ma nella pluralità deve contenere uno spazio concreto per le politiche liberaldemocratiche. Dare al partito democratico un profilo liberale: siamo qui oggi per questo.

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