domenica 13 gennaio 2008

I Liberal nel Partito Democratico

Manifesto costitutivo firmato da Franco
Bassanini, Enzo Bianco, Enrico Morando e Valerio Zanone

[Per adesioni piacentine scrivere a redazione@margherita-pc.it]

Perché il Partito democratico sarà la “casa” della cultura politica liberaldemocratica

Crediamo che all’interno del Partito democratico – con un passaggio storicamente irripetibile – si stiano ponendo oggi le premesse migliori affinché le espressioni diverse della cultura liberaldemocratica (riformismo socialista, cultura repubblicana, liberale, ambientalista, laica senza aggettivi) possano cercare e trovare una collocazione centrale per le loro idee e visioni, rifuggendo allo stesso tempo dalla facile tentazione di considerarsi “le minoranze dei migliori”.

C’è bisogno che la cultura liberaldemocratica e riformatrice faccia la sua parte all’interno del Pd

- perché crediamo nel modello europeo di economia di mercato e nella competizione, che solo possono garantire un innalzamento del benessere collettivo e individuale della nostra società, senza che questo significhi non occuparsi più della condizione dei più deboli, degli emarginati e delle zone svantaggiate del Paese, ma anzi rilanciando il valore della solidarietà, della cooperazione, delle pari opportunità; un sistema con poche ma incisive regole per evitare distorsioni e sopraffazioni;



- perché crediamo nel valore costituzionale della laicità dello Stato, il quale deve garantire la massima libertà, eguaglianza e rispetto a tutte le fedi religiose, senza tuttavia privilegiarne alcuna;

- perché crediamo che un Paese debba investire nel suo futuro e debba formare i suoi giovani con una scuola ed un’Università competitive, efficaci, efficienti e coerenti con i bisogni della realtà contemporanea;

- perché c’è una richiesta di modernizzazione profonda e complessiva del Paese, soprattutto da parte delle generazioni più giovani, che passa necessariamente dalla garanzia di libertà per la ricerca scientifica e tecnologica, anzi da politiche di stimolo e sostegno per esse, puntando al ritorno nelle nostre università e laboratori di quei “cervelli” che o sono sempre stati all’estero oppure sono stati costretti ad abbandonare gli ambienti di ricerca in Italia;

- perché c’è bisogno di rimettere al centro del dibattito politico – in maniera quantomai “laica” - il tema della sicurezza, intesa come difesa collettiva dai fenomeni di criminalità grande e piccola, specie nelle aree urbane, assieme alla massima attenzione per l’efficienza e la modernizzazione urgente del sistema-giustizia, senza la quale ogni ricerca della sicurezza e di lotta alle organizzazioni criminali, vecchie e nuove, rischia di essere vanificata;


- perché è urgente garantire ai cittadini la ricerca di una condizione sociale complessivamente più stabile e certa, nella quale tornino ad affermarsi in maniera “solida” il senso del dovere di tutti e di ciascuno, la gratificazione riconosciuta all’impegno e al merito, un giusto equilibrio tra diritti e doveri, la visione moderna dei compiti che certamente spettano ad uno Repubblica equa ed imparziale, all’interno del quale non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B;

- perché nel Dna della cultura liberaldemocratica c’è da sempre la concezione di un’amministrazione pubblica “leggera”, ma allo stesso tempo efficiente, moderna ed efficace, trasparente e rigorosa nell’impiego delle risorse pubbliche, capace di valorizzare e premiare la competenza, la professionalità e il merito, fortemente impegnata a migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni pubbliche e a ridurre gli oneri burocratici e gli eccessi di regolazione, disposta a rinunciare ad intervenire laddove il privato può fare più presto, di più e meglio;

- perché è chiaro che il futuro dello scenario mondiale sarà sempre più occupato da molti e diversi attori, e che le grandi scelte di politica estera del futuro non potranno farsi contrapponendo artificiosamente “più Europa” a “più Stati Uniti”, consapevoli come siamo che l’Unione Europea e gli Usa restano due pilastri fondamentali della politica mondiale accomunati da storia, principi di fondo e interessi.



Ecco perché sosteniamo la candidatura di Veltroni alla guida del partito democratico. Perché incarna, rappresenta e promuove quella spinta radicalmente innovatrice, modernizzatrice e riformista che al Paese necessita, che il Paese chiede e che il Paese vuole. Programma già reso noto da Veltroni nelle grandi linee dei suoi interventi, che noi condividiamo in pieno ed al quale intendiamo dare il nostro contributo di elaborazione politica al fine di rafforzarlo e completarlo, a partire dalle tematiche delle riforme istituzionali.

L’Italia è ad un bivio cruciale: o compie un balzo in avanti, un colpo d’ala che ne rilanci crescita e sviluppo, o rischia di soccombere di fronte ai suoi principali competitori. Noi, liberaldemocratici, componente storica della vita italiana, siamo pronti a fare come sempre la nostra parte per costruire un Paese forte ed una nuova politica.




Enzo Bianco Enrico Morando Franco Bassanini Valerio Zanone








Hanno aderito all'iniziativa:


Giuliano Amato, Adolfo Battaglia, Giuseppe Biscardi, Antonio Canino, Ludina Barzini, Sandro Battisti, Giorgio Bogi, Elena Caffarena, Paolo Colla, Giusi Currò, Franco Danieli, Tina Di Felice, Di Giammaria Loris, Beppe Facchetti, Giovanni Fittante, Fabio Galluccio, Paolo Gentiloni, Sandro Gozi, Valter Grossi, Sergio Guerrini, François Lafond, Linda Lanzillotta, Renato Lupoli, Massimo Livi Bacci, Claudio Lodici, Antonio Maccanico, Beatrice Rangoni Machiavelli, Enrico Manca, Alberto Mancinelli, Dante Mannarino, Andrea Manzella, Michele Manzelli, Andrea Marcucci, Franco Minucci, Jacopo Molina, Danilo Moriero, Giuseppe Ossorio, Micaela Panella, Gianfranco Passalacqua, Stefano Passigli, Raffaele Pastore, Antonio Polito, Raffaele Prodomo, Stefano Rolando, Raffaele Roselli, Antonio Saitta, Luciano Segre, Carlo Staccioli, Terzi Giuliano, Marco Vignudelli, Gustavo Visentini, Olga Visentini, Francesco Vittozzi, Maria Zaniboni, Francesco Zappìa.

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