domenica 30 dicembre 2007

VOLTARE PAGINA SUL LAVORO

IL PD E GLI ERRORI DELL’UNIONE
PIETRO ICHINO
Corriere della Sera
30/12/2007

D i tutto quel che ha fatto il governo Prodi in questo primo anno e mezzo della sua travagliata navigazione, la politica del lavoro è il capitolo che ha lasciato più profondamente insoddisfatta l’ala sinistra della maggioranza. Sconfitta, con l’accordo del luglio scorso fra governo, sindacati e imprenditori, in quella che essa stessa aveva proclamato come la «madre di tutte le battaglie», cioè l’abrogazione della legge Biagi, la sinistra radicale si scopre incapace di spiegarne ai propri elettori il perché. E, quel che è peggio, si scopre priva, nel quadro politico attuale, di una strategia credibile da offrire loro in cambio. Ma deluse e insoddisfatte, su questo terreno, sono anche l’ala centrista della maggioranza e la sinistra liberal : esse vedono il governo a corto di idee, costretto a rincorrere di volta in volta le rivendicazioni sindacali del momento — che si tratti di aumenti generosi agli statali, o di immissioni in ruolo indiscriminate negli enti pubblici, o di riduzioni dell’età pensionabile —, incapace di guidare autorevolmente sindacati e imprenditori a un accordo strategico all’altezza delle sfide del momento, come seppero fare Ciampi e Giugni nel 1993.
Ora a febbraio il Partito democratico terrà la sua prima assise nazionale sulla materia calda del lavoro. Sarà interessante vedere come esso affronterà le grandi questioni che hanno visto scontrarsi e paralizzarsi a vicenda le due anime della sinistra nel governo Prodi. Se su questi temi il Pd saprà tirarsi fuori dalle pastoie in cui si è cacciata l’Unione nella prima parte della legislatura, esso guadagnerà un vantaggio rilevante e potenzialmente decisivo nei confronti di un centrodestra il cui silenzio, su questi temi, negli ultimi tempi si è fatto davvero sconcertante.
Ma per tirarsi fuori da quelle pastoie il Pd deve avere ben chiaro che la paralisi della politica del lavoro dell’Unione è in gran parte la conseguenza delle scelte faziose e avventate che essa stessa ha compiuto quando era all’opposizione. L’aver demonizzato la legge Biagi ha impedito di valorizzarne alcuni contenuti preziosi per la costruzione di un modello di sicurezza dei lavoratori conciliabile con la flessibilità del lavoro (si pensi allo staff leasing , che invece è stato stolidamente abolito); l’aver dichiarato sacra e intoccabile la disciplina dei licenziamenti, il famoso articolo 18, rende ora molto problematico affrontare in modo credibile e incisivo la questione del dualismo del nostro mercato del lavoro, del muro dell’apartheid che divide gli insider inamovibili dagli outsider precari e maltrattati. L’aver dissennatamente sparato a zero negli anni scorsi contro la riforma delle pensioni del ministro Maroni ha costretto il governo Prodi a sperperare miliardi per una ingloriosa retromarcia su questo terreno, che ha lasciato attoniti gli osservatori stranieri più qualificati. Il resto del danno lo ha fatto il pervicace rifiuto di imparare dalla comparazione con i sistemi più avanzati dei nostri partner europei.
Il Pd è nato per voltar pagina rispetto a questa stagione di gravi errori. A febbraio sapremo se è capace di farlo davvero.

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