sabato 22 settembre 2007

Sì, parliamo di come sarà il partito

Europa


ENRICO LETTA
21-09-2007

Queste primarie per la leadership del Partito democratico, avviate decisamente con il piede sbagliato, hanno recuperato, grazie alla competizione, molto del loro potenziale, ma non sono ancora, a mio avviso, completamente centrate: possiamo e dobbiamo “raddrizzarle”. Non ci stiamo confrontando per la premiership: le primarie per la guida della coalizione verranno, sul modello di quelle che hanno portato all’investitura di Prodi. Ci stiamo confrontando per la segreteria del partito: le indicazioni di programma, dunque, sono solo metà della proposta; l’altra metà deve riguardare la “forma” del partito che andiamo a costruire, e fin qui il dibattito è stato invece sbilanciato nella prima direzione. Nel “Festival delle idee” dello scorso fine settimana a Piacenza abbiamo cercato di procedere in maniera equilibrata lungo le due direttrici, programma e forma partito, ed è su quest’ultima – alla luce di quanto emerso dai due giorni di lavori – che voglio proporre qualche riflessione. Sappiamo senz’altro che cosa non vogliamo essere: un partito “personalista”, secondo l’intuizione di Berlusconi, che si è imposta nel centrodestra ma ha trovato terreno fertile anche nel centrosinistra. Non solo i partiti di opposizione, infatti, sono così fortemente legati alla persona e all’immagine dei loro leader da non poter lasciare immaginare un cambio ai loro vertici. Solo Ds e Margherita hanno provato, in questi anni, a costruire partiti che non fossero “a immagine e somiglianza” del leader: hanno scongiurato il prototipo berlusconiano ma non ne è nato un modello originale, compiuto, di rappresentanza politica per l’Italia dei prossimi vent’anni. Deve essere questa, viceversa, l’ambizione del Pd: non possiamo limitarci alla fusione delle due strutture di provenienza, ne ricalcheremmo i limiti. Per dare corpo a questa ambizione la strada, a mio avviso, è quella di un partito che, oltre alla personalizzazione, rifiuti anche il centralismo ed esalti le autonomie. Va messo al bando, dunque, quell’interrogativo che risuona ancora con insistenza quando si tratta di compiere scelte in sede locale: «Che cosa dice Roma? ». Roma non deve dire proprio nulla. I segretari regionali non devono più essere scelti a livello nazionale e semplicemente “ratificati” in periferia. I singoli territori devono vedere realizzata appieno la loro centralità, nel rispetto di quel principio di sussidiarietà al quale spesso ci richiamiamo a parole, per contraddirlo nella pratica. Un partito che si ispiri al principio di sussidiarietà è un partito non “verticale”, ma “orizzontale”, nel quale “Roma” interviene solo per quanto va al di là delle singole responsabilità locali. È un wiki-pd, al quale ciascuno porta il proprio contributo, sul modello appunto di Wikipedia, l’enciclopedia sul web che chiunque può elaborare e non semplicemente leggere. E proprio il web può aiutarci anche nel concreto. In conclusione del mio intervento al nostro ultimo congresso, a Roma, ho chiesto in dono per il nuovo partito ciò che il re Salomone il saggio, nella Bibbia, chiede al Signore: un cuore docile all’ascolto del suo popolo. Tremila anni dopo Salomone, quell’“ascolto”, tra l’altro, si chiama Internet. Immagino infatti un partito che, sulle grandi questioni, possa avviare la consultazione on line di tutti gli iscritti, tramite codici di accesso e password. Un partito “trasparente”, che si apre all’esterno, che non pone barriere di accesso. È un bene, dunque, che sia stata accolta la richiesta di abbassare da cinque a un euro la quota da versare per partecipare al voto del 14 ottobre. Ed è un bene che, dopo le nostre sollecitazioni, si sia fatta chiarezza: chi si recherà a votare non sarà automaticamente iscritto al partito. La sua partecipazione al voto sarà invece una manifestazione di interesse al processo costituente del partito stesso. E mi piacerebbe che, una volta realizzato tale processo, con la costituzione dei primi organi di partito e la definizione delle modalità di tesseramento, quanti hanno partecipato al voto potessero ricevere singolarmente una “proposta” di iscrizione. Per i miei “concorrenti” in queste primarie, invece, la proposta, che rinnovo, è un’altra. In questi giorni stiamo rischiando di creare un effetto di disorientamento. Da un lato c’è chi si sta sottraendo al confronto, dall’altro chi sta interpretando questa competizione in maniera fin troppo muscolare. Allora ritroviamoci insieme, nella settimana che ci porterà al 14 ottobre, per compiere un appello comune alla partecipazione al voto più ampia possibile. Nella consapevolezza che il 14 ottobre è importante, ma lo è ancora di più il 15, se davvero vogliamo dare forma adeguata, oltre che contenuti, al Partito democratico.

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