domenica 16 settembre 2007

Basta piangere sui mutui a tasso variabile

da La Voce di Romagna del 13 settembre 2007, pag. 1

di Simone Mariotti


Mettiamoci d’accordo su un paio di cose. Se uno va dal medico e chiede se si può buttare con il paracadute ed il medico risponde di no perché il suo cuore non è sufficientemente robusto, ma lui si butta lo stesso e ci lascia le penne, è il medico incapace o il paziente fesso? Se un gruppo di ragazzi si avventura sul ghiacciaio contro il parere delle guide e una slavina gli uccide, è la montagna ad essere assassina o i ragazzi ad essere dei pirla?



Ascoltando le baggianate che si sentono in questi giorni sul problema dei mutui, le risposte non sembrano così scontate. Ed alcune proposte politiche fanno imbestialire per la loro iniquità.

Ma su questo siamo alle solite. Come era accaduto con le obbligazioni Argentina, quando tutti le comperavano allegramente ricevendo il 10%, mentre i BOT erano al 4%. E la differenza era considerata un regalino degli argentini. Chissà poi perché? Meglio non indagare hanno detto tutti, tanto cosa vuoi che succeda. Intanto io incasso ricche cedole.



Ora, tre anni fa i mutui a tasso fisso prevedevano un tasso che era circa il 2% più alto di quello di partenza previsto per i piani a rata variabile. “Accipicchia, non è poco, una bella differenza”, dicevano i tanti clienti che venivano in ufficio da me ad informarsi, “col variabile invece la rata è ben più bassa”. Poi la domanda fatidica: “ma cosa è meglio fare”? Domanda assai ingenua, come se un consulente avesse potuto sapere il livello dei tassi per i successivi 20 o 30 anni. Però la domanda era ricorrente.



La risposta più ovvia era quella che continuo a scrivere su questo giornale da quattro anni: i prezzi degli immobili erano gonfiati del 30%, ed i tassi di interesse erano ai minimi da mezzo secolo a questa parte. Quindi se ti devi indebitare sappi che la pacchia non può continuare: o calano i prezzi, ed allora tu paghi di più quello che domani varrà di meno, o si alzano i tassi e tu paghi di più comunque sotto forma di maggiori interessi e rate più elevate.



La cosa in sé non era particolarmente ardua da capire. Era impossibile sapere dove sarebbero arrivati i tassi e con quale tempismo, cosa che per definizione non la si può prevedere, perché dipende di mese in mese dalle decisioni della BCE (che per fortuna non si basano solo sul problema immobiliare, ma su tutta l’economia), ma che c’era un rischio sì.



Capisco che la solita ubriacatura mentale sull’immobiliare impedisce all’italico medio anche solo di immaginare che il prezzo della sua casa possa calare, come invece sta puntualmente accadendo, tanto che negli Stati Uniti sta succedendo un piccolo disastro, in Spagna quest’anno hanno chiuso 6000 agenzie immobiliari ed anche da noi il mercato è in stallo. Ma se tutte le banche, TUTTE, si facevano pagare un 2% in più sul tasso fisso (e questo tutti lo sapevano, perché come venivano da me a chiedere informazioni, così andavano anche da altri istituti, cosa sempre saggia da fare quando si chiede un mutuo) un motivo ci doveva pur essere?



E questo non vuol dire che sarebbe stato meglio fare un mutuo fisso, perché si sarebbe pagata sin da subito la rata maggiorata che si paga oggi e che sta mettendo in difficoltà molte famiglie. Lo sarebbe stato solo se i tassi dovessero continuare a crescere, ma questo ripeto, nessuno lo può sapere.



La valutazione da fare, allora, era quella di chiedersi quanto si stava pagando veramente per la casa che si stava comperando. Ed accettare il rischio che era naturalmente insito in una cosa che si chiama “varabile”, e tutti sapevano benissimo che se i tassi si fossero rialzati la rata sarebbe salita. Ma era un obbligo strozzarsi per comperare casa? Chi vi ha costretto? Io ho fatto due conti ed ho deciso che non mi potevo permettere il rischio di pagare una casa troppo di più del suo valore ed ho scelto di stare in affitto.



Ora una proposta di legge abominevole da parte dell’Udeur chiede di stanziare in finanziaria dei fondi da distribuire alle famiglie che si sono trovare rate di mutuo non più sostenibili.

Ripeto, chi vi ha costretto a comprare casa a quei prezzi? Se nessuno compera i prezzi calano, è la legge del mercato. Ed ora chi ha scelto di restare in affitto, facendo magari una scelta più corrispondente allo stato reale delle sue finanze, si deve pure sentire dire che i soldi delle sue tasse devono andare a chi ha comprato una casa strapagandola. Con quale logica di equità, se non quella del più becero clientelismo diseducativo?



E se i tassi dovessero tornare a calare, coloro che si vedranno ridotte le rate del mutuo (come è successo negli anni ’90) devolveranno parte dei loro risparmi a chi è in affitto? Mi sembra che la logica, abominevole, sia la stessa. A meno che non volgiamo leggi che garantiscano mogli ubriache e botti piene, fino a che il botto non arriva sul serio.

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