venerdì 17 agosto 2007

SE PASSA QUEL RICATTO ME NE VADO

Il Messaggero

Intervista al senatore
Lamberto Dini
presidente della commissione Esteri

di Claudia Terracina

14 agosto 2007

"Rifondazione e gli altri partiti della sinistra radicale avrebbero dovuto accontentarsi della mediazione raggiunta con l'accordo sul welfare, invece alzano la posta. Ma questo gioco non lo porterà da nessuna parte". Non è il primo ammonimento che il senatore della Margherita, Lamberto Dini, lancia all'ala sinistra della coalizione, che ieri è tornata a pretendere di "spazzare via la legge Biagi". Ma questa volta, dalle vacanze oltre Oceano, Dini mette anche alle strette il governo e il premier Prodi, che "hanno detto con chiarezza e determinazione che il protocollo sul Welfare non è modificabile., Quindi, mi aspetto che ciò che è stato stabilito non sia più oggetto di trattativa. altrimenti saremo noi a trarre le conseguenze".
Mettiamo però, presidente Dini, che il presidente del consiglio si lasci convincere dall'aut-aut del segretario di Rifondazione Giordano e metta mano alla legge Biagi. In questo caso, lei cosa farà?
"Non voglio neppure prendere in considerazione questa ipotesi. Non esiste. Il governo per me ha una sola parola e sottolineo che l'accordo sul welfare è stato sottoscritto anche dalle organizzazioni sindacali. Sarebbe folle cedere a una forza che, in questo momento, si pone addirittura a sinistra delle organizzazioni dei lavoratori. Qui si tratta di scegliere tra l'interesse del Paese e il cedimento a un'ideologia superata".
E se invece il governo trattasse con Rifondazione? come sa, in politica masi dire mai...
"Per me non si tratta. Punto e basta. Anche Rifondazione dovrà affrontare la contraddizione che sta vivendo. Non si può stare al governo e continuamente alzare il tiro, convocare la piazza, chiedere l'abolizione di leggi sacrosante, solo perché la base degli elettori rumoreggia. Per Giordano è arrivato il momento delle scelte. Il governo, comunque, resterà saldi sulle sue posizioni. Ne sono sicuro. Ma se dovesse smentire se stesso, sarei pronto a trarne le conseguenze".
Potrebbe uscire dalla maggioranza, presidente Dini?
"E' una decisione grave, da ponderare bene. L'importante è cosa accade in Parlamento. Certo, noi riformisti siamo stanchi di venir provocati. Il Partito democratico nasce anche per questo. Ds e Margherita, nei loro congressi di scioglimento, lo hanno detto con chiarezza. Io sto a questo e resto fermo sul nostro argine riformista, dal quale non si deflette. Ora sta a Rifondazione scegliere tra riforme che riflettono l'interesse generale, come la legge Biagi, che ha dato ottimi risultati, perché ha fatto scendere notevolmente il tasso di disoccupazione nel Paese, ormai al 6,4 per cento, e posizioni che invece vogliono solo accontentare l'ideologia delle sua base che manifesta un certo disagio".
Però, presidente Dini, sono mesi che lei va predicando che il centrosinistra deve cambiare le sue politiche, e magari anche le alleanze. Per tutta risposta il segretario del Prc Giordano sfida il governo sulla legge Biagi.
"Che si debba cambiare è inevitabile, visto che non siamo riusciti a far percepire al Paese la portata del cambiamento. Questo ormai è acclarato. Infatti, grazie anche alla nostra fermezza, si è stabilito che il protocollo sul welfare è immodificabile".
Veramente, Rifondazione ricorda che nel programma dell'Unione si parlava di modificare la legge Biagi.
"Non giochiamo con le parole. Rifondazione non può pretendere che nel programma ci sia ciò che non c'è mai stato. Non ho mai visto scritto che la legge Biagi vada cancellata. Altrimenti nè io, nè il senatore Treu avremmo accettato quel programma. Un altro conto è invece correggere alcuni eccessi, perché. è vero, questo sì, che certe aziende fanno della Biagi un uso sconsiderato prorogando all'infinito i contratti a termine. Ecco, questi abusi, ma solo questi, vanno aboliti".
Lei ha anche detto che, di fronte a queste fibrillazioni tra riformisti dell'Unione e sinistra radicale, cresce la voglia di centro, che non riguarda solo Mastella e Casini. E' sempre di quell'idea?
"Per forza, perchè questo bipolarismo è sbilanciato. Ma soprattutto perché le politiche del governo, condizionate dalla sinistra, non vengono percepire nel loro insieme e il risultato è che non rispondono ai bisogni dei cittadini. Per questo, bisogna cambiare. Spetta al Partito democratico insistere per provvedimenti in senso riformista che facciano recuperare i consensi persi da Ds e Margherita".
E' vero che lei presenterà una lista riformista a sostegno di Veltroni, sul genere del manifesto dei coraggiosi di Rutelli?
"Il mio è un manifesto dei liberaldemocratici e dei riformisti, diverso da quello di Rutelli, e suggerirà alcune politiche concrete, assolutamente necessarie per far uscire il Paese dal declino in cui è caduto. E' una strada inevitabile, la sinistra radicale dovrà rendersene conto".

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