giovedì 21 giugno 2007

Per riconquistare la fiducia del Nord

18-06-2007
La Nuova Venezia

TIZIANO TREU

La recente ricerca della Fondazione Nord Est, ampiamente commentata dai media, conferma la gravità del disagio e della sfiducia verso la politica e le istituzioni. Conferma anche che questo fenomeno è contagioso, non limitato al Nord Est, ma esteso a parti crescenti del paese. Il campanello d’allarme è così forte che tutti devono reagire: non solo la maggioranza di governo, ma anche l’opposizione, se è vero come dice Diamanti che è in gioco l’unità e la stessa sussistenza dello stato italiano.
Le prossime settimane presentano molti appuntamenti, dal DPEF alla scadenza degli adempimenti fiscali importanti, per verificare come politica e istituzioni sapranno reagire a questi segnali. Se il disagio è comune a tutto il paese le risposte devono tener conto delle specificità delle nostre regioni ma non possono riguardare solo il nord.
I motivi del disagio sono così diffusi e intrecciati che si sommano e si traducono in un clima generale negativo aggravato da veleni mediatici. Ma hanno radici in punti di sofferenza specifici che toccano la vita delle persone al Nord come al Sud.
Ne cito due che sono emblematici: una pressione fiscale sentita come eccessiva, specie se confrontata con un livello di servizi pubblici troppo spesso inadeguato, una forte sofferenza degli enti locali oppressi dal peso dei compiti loro attribuiti e privi di autonomia fiscale e finanziaria.
Se si riconosce che questi due punti critici sono fra loro connessi, come ci ricorda Iori su questo giornale, si possono trovare risposte più convincenti per il nord e per il sud. Al disagio fiscale degli onesti si può (e si deve) rispondere in vario modo: pretendendo che si paghi il giusto ma sulla base di criteri sostenibili e non arbitrariamente penalizzanti (come rischiano di fare gli studi di settore se non sono corretti) e inoltre semplificando gli adempimenti burocratici. Le complicazioni e le variazioni continue della normativa fiscale di questi mesi sono un peso ingiusto che esaspera soprattutto i contribuenti in regola. Il rigore nel colpire l’evasione fiscale deve inoltre essere accompagnato da altrettanta decisione nel contrastare gli sprechi nella spesa pubblica, quella amministrativa e quella della politica. Gli interventi più volte annunciati dal governo devono essere attuati, se si vuole essere credibili.
Per riconquistare la fiducia dei contribuenti (parlo sempre di quelli onesti) occorre anche la capacità di migliorare l’efficienza dei servizi. Certo questa è un opera di lungo periodo, ma bisogna dare segnali concreti che ci si impegna sul serio, cominciando a essere più esigenti nei confronti dei pubblici dipendenti, premiando chi lavora bene e non distribuendo aumenti a pioggia come è stato finora, e sanzionando gli assenteisti e i “fannulloni” che vanno isolati e puniti.
A chi denuncia questi mali del Pubblico impiego si può rispondere che la disonestà di chi non adempie il suo dovere di lavoratore pubblico non giustifica la disonestà fiscale.
Ma questo è un argomento morale non politico: la politica deve intervenire su entrambi i fronti se vuole essere credibile.
Ciò vale anche nei rapporti fra Nord e Sud. La politica deve dare segnali chiari contro il disordine e la mala amministrazione che affligge il sud: dall’emergenza rifiuti della Campania, all’avvilente perdurare dell’assistenzialismo (i lavori socialmente utili a vita) fino, su di una scala diversa, alla lotta alle mafie e alle sue connessioni con politica e amministrazione. Interventi concreti su questi fronti rendono più credibile la politica nazionale verso il nord e fanno bene al sud sostenendolo sulla via di uno sviluppo nazionale (purtroppo ancora debolissimo).
Questi obiettivi, fisco più rigoroso e più equo, e servizi più efficienti, dovrebbero riguardare non solo l’intero schieramento politico, ma anche le istituzioni centrali e locali e la stessa società, se vogliamo combattere un malessere che rischia di travolgere tutti.
Migliorare l’efficienza dei servizi pubblici, ridurre gli sprechi e la burocrazia dipende dall’azione non solo dello stato ma di tutti gli enti locali, che impiegano la maggioranza dei dipendenti e erogano la gran parte dei servizi pubblici.
Ed è un impegno trasversale perché purtroppo in molti casi non c’è differenza fra le amministrazioni di destra e di sinistra. Tale impegno può essere facilitato da una partecipazione attiva dei cittadini che le istituzioni devono sollecitare. Gli enti locali, i sindaci in primis, sono le istituzioni che godono ancora della fiducia da parte dei cittadini. Devono saperla usare bene, amministrando con efficienza e con la partecipazione dei cittadini elettori; ma devono essere aiutati, non scoraggiati a farlo. Per questo è importante dare seguito finalmente al federalismo fiscale: non con iniziative regionali sparse e personalistiche ma, con una decisione di governo concordata con l’opposizione. La stessa Lega si è dichiarata disponibile. Con maggiore autonoma fiscale gli amministratori locali avranno la possibilità di mostrare direttamente ai loro cittadini il rapporto tra le tasse pagate e i servizi resi: il che comporterà responsabilità per tutti.

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