Corriere della Sera
Il vicepremier Rutelli: l'appello dei quattro ministri? E' prematuro Treu: bene il rigore dell'Economia. Morando: pensioni, più coraggio
23-06-2007
ROMA — Si morde la lingua il vicepremier Francesco Rutelli prima di commentare l'iniziativa dei quattro ministri della sinistra radicale che hanno scritto a Prodi, chiedendo un «cambio di rotta» nella trattativa tra governo e parti sociali sul Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria). Ci pensa un attimo e poi risponde: «Non so come ci si possa riconoscere o non riconoscere (nel Dpef, ndr) perché siamo a una settimana dalla presentazione, quindi nella fase in cui ciascuno avanza le proprie proposte. Mi sembra veramente prematuro». Diplomatico. Ma i riformisti della maggioranza non ci stanno a stemperare la polemica e difendono con convinzione il fortino di via XX settembre, sede del ministero dell'Economia. Prima fra tutte, il ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino: «Io non conosco i numer i, ma ho fiducia in Padoa- Schioppa. Diminuire il debito è fondamentale e i conti devono essere sostenibili. La linea del rigore è la strada da perseguire». Per il diessino Enrico Morando sono sbagliati metodo e merito della lettera: «Sono nettamente contrario a prendere risorse dalla fiscalità generale per spostarle a rimpinguare la spesa previdenziale — afferma — visto che è già più alta della media europea». Il senatore della Margherita, Tiziano Treu, non ha dubbi: «Occorre continuare sulla linea del Dpef scorso consolidando il risanamento. Si redistribuisce quello che c'è, e sono già previste risorse per le pensioni basse e per i giovani ». Proprio a questi ultimi pensa Daniele Capezzone (Rosa nel Pugno): «I quattro ministri si muovono di fatto contro gli interessi delle nuove generazioni ». E poi, se passasse la loro linea, si confermerebbe «la capacità di veto e di blocco della sinistra massimalista, comunista e conservatrice». Il muro contro muro non piace ad Antonio Polito, senatore della Margherita: «Questo frazionismo nella maggioranza è roba da Prima Repubblica: che facciamo costruiamo due partiti di governo? Il dodicesimo punto del dodecalogo approvato da tutti i partiti parlava chiaro: sta a Prodi l'ultima parola». Anche Marco Follini (Italia di Centro) difende il premier: «Se proprio dovevano scrivere, pensavo lo facessero per ringraziare. Non mi sembra che abbiano avuto così poco». Per Willer Bordon (Margherita) l'iniziativa della sinistra radicale ha un obiettivo: le dimissioni del ministro dell'Economia: «Mussi e Pecoraro non possono però ignorare che mosse di questo tipo aprono un problema. Mettere in discussione il ministro significa stare a un passo dalla crisi». Condivide la difesa del titolare del Tesoro, Roberto Villetti (Rosa nel Pugno): «La rivoluzione demografica — attacca — non è un'invenzione diabolica del ministro Padoa-Schioppa ». E ancora: «Questa (del ministro, ndr) non è una ricetta di destra ma di sinistra, tanto è vero che la socialdemocrazia europea già si muove in questo senso». Il fronte dei riformisti è rotto da Lanfranco Turci (Rosa nel Pugno): «Sul metodo della trattativa hanno ragione i quattro ministri: finora è stata inaccettabile. Ma la linea non si discute: è quella del rigore delineata da Padoa-Schioppa».
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