mercoledì 9 maggio 2007

Anche nel centro-sinistra c'è chi festeggia l'elezione di Sarkozy

Lettera apparsa su Libertà 9/5/07

Nei giorni scorsi abbiamo letto e ascoltato interventi risentiti e scandalizzati per la preferenza accordata da Capezzone (Rosa nel Pugno) e Polito (Margherita) a Sarkozy contro la Royal.
Sia Capezzone che Polito fanno riferimento a partiti le cui ragion d'essere stanno nella modernizzazione del Paese.
Modernizzazione che necessariamente deve fondarsi sulla cultura di impresa, sulla responsabilità individuale, sull'ordine e legalità come base della sicurezza dei cittadini.
Ora queste culture ci sono parse piú presenti nelle proposte di Sarkozy che in quelle della Royal.
Sarkozy ha proposto una riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese, eliminazione delle penalizzazioni sul ricorso al lavoro straordinario, attenuazione dei vincoli alla legislazione sul lavoro. Ségolène Royal, per contro, ha puntato all’aumento di sicurezza del lavoro, spesa pensionistica e salario minimo.
Sarkozy ha puntato anche ad esonerare dalla tassa di successione i patrimoni “piccoli e medi”, limitare la pressione fiscale complessiva al 50 per cento del reddito, e sostituire solo la metà dei pubblici dipendenti che vanno in pensione.
Non riteniamo quello di Sarkozy un programma conservatore. Lo riteniamo invece un programma piú idoneo ad affrontare la sfida della globalizzazione rispetto ai molti luoghi comuni ribaditi dalla sinistra francese e che rimandano sempre ad un aumento della spesa pubblica. Sfida che, è utile ricordare, vede la Francia (come del resto l'Italia) in crisi di competitività.
Sarkozy inoltre, a differenza delle nostre destre, rivendica con forza e chiarezza il legame suo e del suo partito con la guerra di liberazione antifascista.
L'Ump, il partito di Sarkozy, è il partito di De Gaulle, l'eroe della lotta antifascista. Antifascista ma, senza scandalo e contraddizione, anticomunista. E anche questo non può che piacerci.
Alla luce di tutto questo, da iscritti alla Margherita e quindi parte del progetto Partito Democratico, non possiamo che comprendere e fare nostre le ragioni di Capezzone e Polito.
Per altro ci auguriamo che la sinistra francese sappia entrare in fretta nella modernità post-globalizzazione. Magari facendosi dare un passaggio dal liberal-democratico Bayrou.
E ricordandosi che non bastano le alleanze se mancano idee credibili.

Carlo Annoni
Filippo Fornaroli

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