domenica 8 aprile 2007

La sindrome balcanica della finanza italiana

da Il Sole 24 Ore del 5 aprile 2007, pag. 1

di Orazio Carabini


Girare ieri per la City milane­se era come andare a spas­so a Sarajevo durante la guerra di Bosnia. Il conflitto sorto intorno al futuro di Telecom sta facendo saltare l'equilibrio preca­rio su cui si regge 0 capitalismo ita­liano. Come nei Balcani le tre et­nie (serbi, croati e musulmani di Bosnia) scatenarono una guerra sanguinosa dopo decenni di convivenza, così la finanza italiana ha imboccato una strada che potreb­be avere conseguenze devastanti. Non solo su Telecom ma su tutte le altre partite che ancora attendo­no una soluzione: da Mediobanca alle Generali, da Capitalia a Rcs.



Ieri è accaduto che Pirelli e Benetton, alleati in Olimpia che con­trolla Telecom, non hanno inseri­to Guido Rossi nella loro lista per il prossimo consiglio di ammini­strazione di Telecom che sarà eletto dall'assemblea il 16 aprile. Rossi era stato chiamato alla presi­denza della società telefonica da Marco Tronchetti Provera, lea­der di Pirelli, con l'aureola del sal­vatore della patria dopo lo scon­tro con il presidente del Consi­glio Romano Prodi sul «piano Rovati». Il giurista, reo di essersi troppo "autonomizzato" dalla proprietà e di aver troppo "flirta­to" con la politica, è stato fatto fuo­ri. Nella lista di Olimpia ci sono au­torevoli rappresentanti di Medio­banca e di Generali che con Olim­pia hanno un patto di sindacato per controllare Telecom e che, en passant, sono anche nel patto di sindacato di Pirelli. Mediobanca e Generali non erano al corrente dell'estromissione di Rossi.



È anche circolata la voce che Piazzetta Cuccia, protettrice sto­rica di Tronchetti Provera, ieri abbia tentato, con la benedizione del presidente di Capitalia Cesa­re Geronzi, la mission impossible di riunire il patto di sindacato di Pirelli per sfiduciare ed esautora­re il presidente che con la Camfin è il maggiore azionista (25%) del­la società. Poi, insieme a Generali, ha fatto sapere che la lista di Olim­pia non era condivisa e ha chiesto la convocazione del patto Pirelli.



Intanto Rossi si precipitava a Mediobanca per esprimere, da­vanti al comitato esecutivo, il suo sdegno per il trattamento ricevu­to. In serata si favoleggiava di una lista delle banche per il Cda Telecom, alternativa a quella di Olimpia e guidata dallo stesso Rossi. Sarebbe stato il segnale di una guerra totale. Le banche pos­sono infatti contare su un 10% ab­bondante di Telecom, che si fa presto a far salire fino al 20% com­prando sul mercato.



Una soluzione che non di­spiacerebbe ad alcune banche e ad alcuni settori della maggio­ranza, desiderosi di rispondere per le rime a Tronchetti dopo lo sgarbo della Domenica delle Palme: il pre-accordo con gli americani di AT&T e i messica­ni di America Mòvil.



Colti di sorpresa dalla mos­sa di Tronchetti, banchieri e po­litici reagiscono ma vanno in ordine sparso e innescano un corto circuito. L'establishment italiano si sgretola. Il Governo non ha l'autorevolezza e la for­za politica per imporre la sua vi­sione. Ma soprattutto non ha una sua visione, ne ha troppe: separare la rete, spingere le banche a comprare per tutela­re l'italianità, invocare Silvio Berlusconi, vietare le scatole ci­nesi, proporre la nazionalizza­zione senza indennizzo.



I banchieri, che da settimane stavano litigando sul prezzo da offrire a Pirelli, se la prendono con Tronchetti quando spunta la cordata tex-mex (texano-messicana) che mette sul piat­to 2,82 euro per azione (2,92 considerato il dividendo). Ma nessuno li aveva informati che Telefonica poche settimane prima era pronta a pagare più di 3 euro per azione? E non pote­va venir loro in mente che per un operatore del settore mette­re 200 milioni in più non era poi questo gran problema?



II tutto condito da un fanta­stico intreccio: Intesa Sanpaolo, Capitalia, Mediobanca e Ge­nerali sono nel patto di sindaca­to di Pirelli il cui consiglio ha dato mandato a Tronchetti per­ché venda al meglio la parteci­pazione in Olimpia. Le stesse quattro società sono in prima linea per organizzare una cor­data italiana che risponda a quella tex-mex. In teoria, co­me compratori, dovrebbero minimizzare l'esborso, magari comprando sul mercato anzi­ché da Olimpia. E invece no, trattano con Olimpia sulla ba­se del prezzo fatto da Tron­chetti con JpMorgan (la stessa banca d'affari che intermediò il passaggio delle azioni Olivet-ti da Beli a Pirelli nel 2001 per 4,2 euro) e con gli americani.



La Consob assiste al ballet­to in disparte: monitora i vor­ticosi scambi ma non graffia. La Banca d'Italia non vuole ricadere nella «sindrome Fazio» e si tiene fuori dalla mi­schia. L'Antitrust non ha tito­lo. E allora chi promuoverà la pace di Dayton nei Balcani? Cercasi un Richard Holbrooke disperatamente.



P.S.: È di ieri la notizia che Fabrizio Palenzona, presiden­te dell'Aiscat e vicepresidente di UniCredit, è stato designa­to presidente di Aeroporti di Roma. Sembra che sia lo stes­so Palenzona accusato da Gianpiero Fiorani di aver in­cassato soldi su conti esteri (ne sono stati trovati ben 11 a lui riconducibili). Chissà se i prestigiosi soci di Adr (da Benetton a Clessidra, da Medio­banca a Fonsai, da Generali a Capitalia) sono convinti di aver fatto una bella figura.

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