da Il Sole 24 Ore del 5 aprile 2007, pag. 1
di Orazio Carabini
Girare ieri per la City milanese era come andare a spasso a Sarajevo durante la guerra di Bosnia. Il conflitto sorto intorno al futuro di Telecom sta facendo saltare l'equilibrio precario su cui si regge 0 capitalismo italiano. Come nei Balcani le tre etnie (serbi, croati e musulmani di Bosnia) scatenarono una guerra sanguinosa dopo decenni di convivenza, così la finanza italiana ha imboccato una strada che potrebbe avere conseguenze devastanti. Non solo su Telecom ma su tutte le altre partite che ancora attendono una soluzione: da Mediobanca alle Generali, da Capitalia a Rcs.
Ieri è accaduto che Pirelli e Benetton, alleati in Olimpia che controlla Telecom, non hanno inserito Guido Rossi nella loro lista per il prossimo consiglio di amministrazione di Telecom che sarà eletto dall'assemblea il 16 aprile. Rossi era stato chiamato alla presidenza della società telefonica da Marco Tronchetti Provera, leader di Pirelli, con l'aureola del salvatore della patria dopo lo scontro con il presidente del Consiglio Romano Prodi sul «piano Rovati». Il giurista, reo di essersi troppo "autonomizzato" dalla proprietà e di aver troppo "flirtato" con la politica, è stato fatto fuori. Nella lista di Olimpia ci sono autorevoli rappresentanti di Mediobanca e di Generali che con Olimpia hanno un patto di sindacato per controllare Telecom e che, en passant, sono anche nel patto di sindacato di Pirelli. Mediobanca e Generali non erano al corrente dell'estromissione di Rossi.
È anche circolata la voce che Piazzetta Cuccia, protettrice storica di Tronchetti Provera, ieri abbia tentato, con la benedizione del presidente di Capitalia Cesare Geronzi, la mission impossible di riunire il patto di sindacato di Pirelli per sfiduciare ed esautorare il presidente che con la Camfin è il maggiore azionista (25%) della società. Poi, insieme a Generali, ha fatto sapere che la lista di Olimpia non era condivisa e ha chiesto la convocazione del patto Pirelli.
Intanto Rossi si precipitava a Mediobanca per esprimere, davanti al comitato esecutivo, il suo sdegno per il trattamento ricevuto. In serata si favoleggiava di una lista delle banche per il Cda Telecom, alternativa a quella di Olimpia e guidata dallo stesso Rossi. Sarebbe stato il segnale di una guerra totale. Le banche possono infatti contare su un 10% abbondante di Telecom, che si fa presto a far salire fino al 20% comprando sul mercato.
Una soluzione che non dispiacerebbe ad alcune banche e ad alcuni settori della maggioranza, desiderosi di rispondere per le rime a Tronchetti dopo lo sgarbo della Domenica delle Palme: il pre-accordo con gli americani di AT&T e i messicani di America Mòvil.
Colti di sorpresa dalla mossa di Tronchetti, banchieri e politici reagiscono ma vanno in ordine sparso e innescano un corto circuito. L'establishment italiano si sgretola. Il Governo non ha l'autorevolezza e la forza politica per imporre la sua visione. Ma soprattutto non ha una sua visione, ne ha troppe: separare la rete, spingere le banche a comprare per tutelare l'italianità, invocare Silvio Berlusconi, vietare le scatole cinesi, proporre la nazionalizzazione senza indennizzo.
I banchieri, che da settimane stavano litigando sul prezzo da offrire a Pirelli, se la prendono con Tronchetti quando spunta la cordata tex-mex (texano-messicana) che mette sul piatto 2,82 euro per azione (2,92 considerato il dividendo). Ma nessuno li aveva informati che Telefonica poche settimane prima era pronta a pagare più di 3 euro per azione? E non poteva venir loro in mente che per un operatore del settore mettere 200 milioni in più non era poi questo gran problema?
II tutto condito da un fantastico intreccio: Intesa Sanpaolo, Capitalia, Mediobanca e Generali sono nel patto di sindacato di Pirelli il cui consiglio ha dato mandato a Tronchetti perché venda al meglio la partecipazione in Olimpia. Le stesse quattro società sono in prima linea per organizzare una cordata italiana che risponda a quella tex-mex. In teoria, come compratori, dovrebbero minimizzare l'esborso, magari comprando sul mercato anziché da Olimpia. E invece no, trattano con Olimpia sulla base del prezzo fatto da Tronchetti con JpMorgan (la stessa banca d'affari che intermediò il passaggio delle azioni Olivet-ti da Beli a Pirelli nel 2001 per 4,2 euro) e con gli americani.
La Consob assiste al balletto in disparte: monitora i vorticosi scambi ma non graffia. La Banca d'Italia non vuole ricadere nella «sindrome Fazio» e si tiene fuori dalla mischia. L'Antitrust non ha titolo. E allora chi promuoverà la pace di Dayton nei Balcani? Cercasi un Richard Holbrooke disperatamente.
P.S.: È di ieri la notizia che Fabrizio Palenzona, presidente dell'Aiscat e vicepresidente di UniCredit, è stato designato presidente di Aeroporti di Roma. Sembra che sia lo stesso Palenzona accusato da Gianpiero Fiorani di aver incassato soldi su conti esteri (ne sono stati trovati ben 11 a lui riconducibili). Chissà se i prestigiosi soci di Adr (da Benetton a Clessidra, da Mediobanca a Fonsai, da Generali a Capitalia) sono convinti di aver fatto una bella figura.
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