25 Aprile 2007
Lugagnano Val D’arda
Commemorazione ufficiale
Cari cittadini,
Siamo qui, ancora una volta, “affinché il passare del tempo non attenui il ricordo e la considerazione per quell’esercito di volontari ai quali, quasi esclusivamente, fu affidato l’immane compito di provare a tutti gli italiani ed al mondo intero, che il nostro popolo sa ancora amare la libertà sino a dare la sua vita per conquistarla e difenderla”(Enrico Mattei:1946).
E’ questa un’esigenza antica, che noi intendiamo rinnovare sistematicamente perché l’oblio di come fu raggiunta la Liberazione del 25 aprile oltre a rivestire un innaturale ed insopportabile silenzio sui sacrifici espressi dal mondo partigiano, potrebbe ancora oggi rappresentare un alto rischio per le Istituzioni democratiche della nostra Italia.
E ricordiamo tutto questo oggi anche da Lugagnano, terra di libertà e di giustizia che ha visto il sacrificio di 21 giovani caduti nella lotta di liberazione a cominciare dalle medaglie d’argento al valor militare di capitan Selva – Vladimiro Bersani – e di Alfredo Sbolli nonché luogo di tante battaglie e sacrifici; permettetemi al riguardo un ricordo personale a mio padre Giovanni, partigiano combattente, che in questa zona fu ferito durante il rastrellamento del 44 e che, per tutta la vita, si portò nel braccio la scheggia di mortaio.
Dunque il 25 aprile 1945 la vittoria, la liberazione dalle forze nazifasciste, l’inizio di un percorso che avrebbe portato alla Costituente ed alla Costituzione Repubblicana, poi, dal 48, il ristabilimento di libere consultazioni elettorali.
Ma l’Italia era stremata e la sua credibilità internazionale pressoché inesistente.
Così fù giocoforza per Alcide De Gasperi rivendicare innanzi all’Assemblea della Pace in Parigi, il 10 agosto 1946, il sostanziale contributo recato dagli Italiani alla sconfitta della Germania: contributo che negletto da alcuni, aveva però trovato nel comunicato della Conferenza di Postdam, il riconoscimento “che l’Italia ha liberato sé stessa dal regime fascista”.
Ricordava, De Gasperi, in un quadro complessivo, che la caduta del regime fascista, era importante anche sotto l’aspetto militare, e che derivava dalla lunga opposizione degli antifascisti interni ed anche dall’azione cospirativa di quei notabili che avevano influito sull’atteggiamento del Re.
Richiamava la cobelligeranza con la quale l’Italia aveva affiancato l’azione militare degli eserciti alleati: qui, oltre all’intera marina da guerra, e ai reparti del Corpo Italiano di Liberazione ricostituito nel Regno del Sud, schierati in campo lungo l’avanzare del fronte, sottolineava l’apporto diretto dei partigiani e l’insurrezione delle città del nord”.
Particolare impegno mise nel descrivere “la partecipazione del popolo italiano” in tutte quelle componenti che maggiormente sentirono il peso dei tragici avvenimenti.
Naturalmente è doveroso che il nostro pensiero vada anche, reverente e commosso, a tutti quei militari americani, inglesi e di tante altre nazionalità che hanno perduto la vita per allargare i confini della democrazia all’Italia ed a tutta l’Europa.
“Occorre però sottolineare che sopra ed aldilà dell’apporto militare rivolto alla soluzione della guerra, si verificava dentro quell’indimenticabile esperienza partigiana, un’insurrezione che era totalmente politica e che fu la nascita, la fabbrica di una democrazia “(Giorgio Bocca: Repubblica).
“La nostra Resistenza fu un evento rivoluzionario come fatto, ma il cui esito fu il superamento della Rivoluzione per arrivare ad una piena cultura della democrazia” (Pietro Scoppola: Repubblica).
La Resistenza fu dunque anche e soprattutto una prima fase Costituente, la premessa e la promessa di una Costituzione Democratica, il nerbo, l’ossatura per una nuova volontà e mentalità tesa all’instaurazione di un sistema definitivamente democratico in Italia.
“E’ pure indubbio che certi eventi di proporzioni immani verificatosi dentro e subito dopo la guerra, contribuirono a far si che i Costituenti votassero il testo della Costituzione con quasi il 90% dei loro voti. I cinquanta milioni uccisi da azioni belliche, il declino delle grandi potenze europee ed il sorgere di due nuove superpotenze, l’equilibrio del terrore (bomba atomica) l’olocausto e, per l’Italia più di quattrocentomila morti erano ancora troppo presenti alla coscienza esperienziale, per non vincere almeno in sensibile misura, ciò che esisteva di concezioni di parte e di ideologie contrapposte “ ( Giuseppe Dossetti Bologna 1994).
Perciò si può dire che da questo crogiolo la nostra Costituzione porti l’impronta di uno spirito universale.
Ne consegue chiaramente che ogni eventuale sostanziale revisionismo della stessa deve assolutamente corrispondere a comprovate necessità istituzionali e deve interpretare un’esigenza sentita dalla stragrande maggioranza degli italiani in modo che sia evidente il rispetto di quello storico e quasi sacrale valore della nostra Costituzione.
Avvenimenti quali quelli verificatosi specie dal ‘43 al ‘45 nel nostro Paese non potevano non lasciare strascichi, polemiche e forti contrapposizioni; e così assistiamo, secondo l’epoca, specialmente oggi, a tentativi di “revisionismo” cioè di correzione, anche sostanziale, delle tesi ufficiali sulla Resistenza che tendono, alla fine, ad equiparare, su un piano di credibilità civile, morale e militare, i combattenti della libertà con i seguaci della Repubblica Sociale Italiana.
Pretese assurde non appena si pensi a quale nefasta contingenza l’Italia e l’Umanità si sarebbero venute a trovare qualora fossero prevalse le forze nazifasciste.
Gli storici, nella loro stragrande maggioranza, respingono siffatte malinconie: “non pare che in questi anni siano emersi fatti nuovi o nuove documentazioni sulla resistenza, delitti partigiani inclusi”, “né è possibile accettare tali pretese perché sul piano etico, oltre che politico, una sola, la sponda a favore della Democrazia, rappresentava la scelta giusta” (Rusconi e Giorni: Vita e Pensiero n° 2 del 2005).
Ritengo che in occasione di questo 25 aprile 2007 non vi sia promessa più valida e più civilmente producente di quella di dichiararci punti fermi nella difesa della Costituzione innanzi a tentativi di modifica che non rispettino i parametri essenziali della natura e dell’essere di questa nostra Repubblica.
Come ci pare oggi importante ricordare un valore fondamentale della lotta di Resistenza che ha segnato profondamente la vita ed il destino di tanti giovani e cioè il concetto della “ responsabilità personale “; concetto nuovo e, se vogliamo, rivoluzionario per quei tempi segnati da un regime che dell’annullamento della persona umana aveva fatto il proprio credo.
Ma valore importante e nuovo anche oggi all’interno di una società troppo piatta ed incolore.
“ La Resistenza che continua deve preservarci dall’abitudine del comodo quotidiano, dell’indifferenza verso i problemi degli altri, come se non fossero anche i nostri.
Di questi sentimenti devono essere permeate le nostre azioni, dobbiamo essere ancora una volta con un solo spirito: quello del bene comune.
Ciò è vivere, non sognare. “
Così ieri, dalle colonne del quotidiano Libertà, terminava il suo intervento Felice Ziliani, Presidente provinciale onorario dell’ ANPC, uno degli ultimi Ribelli per Amore che abbiamo ancora la fortuna di avere tra di noi.
E’ con la freschezza di spirito e la giovinezza di pensiero di questo giovane ottantenne che lanciamo lo sguardo fiducioso al domani.
Grazie
Mario Spezia
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