La Repubblica
MARIO PIRANI
02-04-2007
«L´Italia è tra i paesi sviluppati, quello a più alta sfiducia verso le proprie istituzioni. Le nostre élite nel complesso non manifestano quelle caratteristiche che "fanno classe dirigente"... capacità di guida in quanto a competenze, senso della legalità e responsabilità pubblica». Questo l´assunto analizzato dal saggio a cura di Carlo Carboni, dell´Università di Ancona, con un gruppo di studiosi, allievi del grande economista Giorgio Fua (Elite e classi dirigenti in Italia, Laterza 2007). L´ho letto subito dopo aver scritto l´ultima rubrica ("Le micro-Iri locali, greppie multicolori", Repubblica 26 us) e mi sembra suffraghi, con un approfondimento sociologico e statistico, l´ipotesi che al centro della crisi italiana vi sia il degrado di una classe dirigente, tramutatasi, sul piano politico, in un ceto auto referenziale dedito principalmente alla occupazione di tutti gli spazi pubblici. Un´altra conferma mi è venuta dalla e-mail (riassunta nelle "lettere" del 28 us) del professor Andrea Lippi dell´ateneo fiorentino che coordina un gruppo di ricerca sui servizi pubblici locali e sulle proliferanti agenzie, senza che si riesca finora ad avere su scala nazionale un database che raccolga ed elenchi «l´imponente movimento di strutture e poltrone sviluppatosi in questi anni». A questo punto dobbiamo porci il seguente interrogativo: se questa è la questione centrale, ce la farà la "buona" politica – o almeno quanto di essa resta come uomini, valori, determinazione – a rovesciare il corso che la "cattiva" politica, dominante in ogni schieramento, ha impresso alla società italiana? Per rendere più chiaro il dilemma elencherò in modo schematico i tre gradi dell´occupazione partitocratica. I) Occupazione legittimata dal voto diretto, con l´avvertenza che l´avvento del governo territoriale multilivello, fino ai consiglieri di circoscrizione, tutti stipendiati, ha allargato a livelli inusitati negli altri paesi la percentuale di rappresentanti eletti pagati dall´erario. II) Occupazione delle cariche o anche di posizioni inferiori negli organismi che ricadono nell´ambito pubblico (dalla Sanità alla Magistratura, dalla P. A. all´economia) dove l´appartenenza, la raccomandazione clientelare, la sponsorizzazione di parte, fanno premio su professionalità e competenza tecnica. (III) Occupazione di posti "inventati" o moltiplicati: si tratta, appunto, di quelle che ho chiamato le mini-Iri (con rispetto parlando dell´Iri che ha avuto un grande ruolo nello sviluppo economico. Soprattutto su scala locale con dinamica esponenziale dopo l´avvento del federalismo, sono nate centinaia e centinaia di strutture locali, entità inutili, suddivisioni per gemmazione, società partecipate a loro volta proliferanti a cascata, duplicati degli assessorati (ci sono gli assessorati alla Sanità ma anche le agenzie per la Sanità, gli assessorati per la Scuola ma anche le Agenzie per il diritto allo studio, gli assessorati all´Ambiente le agenzie per la difesa del suolo, gli assessorati all´agricoltura e le agenzie per lo sviluppo e l´innovazione dell´agricoltura. E poi infinite Società di sviluppo, variamente battezzate, le agenzie per lo sport, gli istituti regionali di studi giuridici e chi più ne ha più ne metta. Con consigli di amministrazione apparati di segreteria, parco macchine e quant´altro). Tutti questo ha cancellato le tre parole chiave che dovrebbero ispirare le ambizioni delle giovani generazioni: merito, competizione, senso di responsabilità. Ha generato il discredito della politica. Infine ha cancellato ogni differenza valoriale tra sinistra, centro e destra che non sia quella di agenzie di collocamento in concorrenza tra loro. Come prova il saggio di Carboni questi comportamenti hanno finito per influenzare negativamente la società tanto che da una inchiesta internazionale (World Values Survey) risulta che «tra gli italiani il merito come criterio di selezione riscuote un consenso inferiore a quello riscosso tra la popolazione dei principali paesi europei..... la selezione dei nuovi ingressi è spesso demandata a gruppi e affiliazioni che richiedono fedeltà prima che competenza, prestigio ereditato piuttosto che merito e talento.... La nostra élite appare una classe dirigente mediocre e, nel complesso, inadeguata a gestire le sfide del mercato e della democrazia. .. i cittadini pensano che ciò che serve per essere cooptati nelle élite sono sì grande proprietà e ricchezze, ma sempre più spesso una robusta rete di relazioni che contano... che a governare sarebbero non i migliori ma i ricchi e i raccomandati». Se volete saperne di più leggetevi il saggio. Costa solo 10 euro.
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