domenica 8 aprile 2007

Congresso, intesa Marini-Rutelli «Ora la Margherita è plurale»

da Corriere della Sera del 6 aprile 2007, pag. 13

di Monica Guerzoni


«Fine del partito personale, ora la Margherita ha un dirigenza plurale». Il mi­nistro che lascia il Nazareno senza nulla dichiarare ufficial­mente consegna, sotto anoni­mato, la rivoluzione al vertice formalizzata da un nervoso uf­ficio di presidenza. Non ci sarà uno sfidante di Francesco Rutelli al congresso di Cinecittà, ma l'accordo tra il leader e Franco Marini (che ha firmato la candidatura unica del vice­premier) ridimensiona drasti­camente i poteri del presiden­te. Pace fatta, a caro prezzo e nell'ennesima giornata di pole­miche all'ombra della Quercia, mentre tra Palazzo Chigi e le sedi dei partiti si discute sul­l'opportunità di aprire in extre-mis le porte del Pd, come han­no chiesto con forza Parisi, Veltroni, Amato.



Nazareno, sede della Mar­gherita. La cura dimagrante imposta a Rutelli è scritta in tre sostanziali modifiche allo statuto. Aumenta il peso del co­ordinatore Antonello Soro, l'ex Ppi cui toccherà la nomina del­l'esecutivo. I poteri del congresso passano all'assemblea fede­rale, dove gli ex dicci hanno la maggioranza. Terza novità, i rappresentanti dielle negli or­gani costituenti del Pd saran­no nominati non dal leader ma dalla direzione. «Intesa onore­vole — dichiara chiuso lo scon­tro il ministro Beppe Fioroni, braccio destro di Marini —. Si è ricostituito il feeling tra Popo­lari e Rutelli, che non si basa più sulle quote ma su una redi­stribuzione dei poteri».



Clima «depresso» rivela chi c'era, ma anche momenti di forte tensione. Quando il mini­stro dei Beni culturali attacca Willer Bordon, ideatore del controcongresso degli ultra ulivisti fissato per il 18 aprile e quando Arturo Parisi dice quel che pensa su quella «fred­da sommatoria» che è diventa­to il Pd e annuncia due «scelte di verità» gravide di conse­guenze politiche: «Al congresso andrò da semplice iscritto e non sottoscrivo la candidatu­ra di Rutelli perché abbiamo idee diverse sulla prospettiva, la democrazia e la natura del Pd».



Via Nazionale, sede dei Ds. La giornata inizia con l'intervi­sta di Piero Fassino all'Espres­so. «Io sono quello che ci lavora di più al Pd e con più deter­minazione...». È stanco, quel «faticone» del segretario, ma quando Giampaolo Pansa lo punzecchia sulla leadership lui si candida, purché il voto sia segreto: «Non penso di ave­re meno titoli di altri e forse ne ho qualcuno in più». Monteze­molo alla guida della Cdl? «So che molti lo sollecitano — ri­sponde Fassino — E che lui è attratto. Ma perché dovrebbe candidarsi contro un centrosi­nistra che vuoi far crescere l'Italia?». Infatti, giura l'interessato, non si candida: «Io non scendo in politica—è la re­plica di Montezemolo — Scen­do in pista».



Ancora frizioni tra Fassino e Mussi e pure tra Mussi e D'Ale-ma, col segretario che accusa il ministro di voler tornare al-l'89 prima del crollo del Muro di Berlino, il ministro che repli­ca «è il Pd che torna al '700» e poi accusa l'inquilino della Far­nesina di «cancellare le tracce» di una lunga storia comu­ne, quella della sinistra italia­na. E c'è da registrare anche la frenata della minoranza in Ca­labria, dove delegati e dirigen­ti della mozione Mussi frenano sulla scissione: «Non vediamo un progetto politico chiaro».



Che fare, dunque? Allargare il Pd o rassegnarsi alla «fusio­ne fredda» tra Ds e Margheri­ta? Appellato da più parti, il leader dello Sdi Enrico Boselli (che sul tema ha convocato un congresso straordinario) rin­grazia e declina: «Un compromesso storico bonsai è cosa molto diversa dall'Ulivo di Pro­di». Amato insiste, dice che col 2% non si governa? «Forse non se n'è accorto, ma io sto cer­cando di far nascere un partito socialista più grande». Il Ds Migliavacca apre a «tutti i pezzi della diaspora socialista», ma chiude ai Radicali: «Non vogliamo un cartello elettorale».Pannella sogna un Pd «di tipo an­glosassone». Pecoraro Scanio si tiene alla larga da una forma­zione «industrialista e conservatrice». E Antonio Di Pietro si autoinvita: «L'Idv ha le carte in regola».

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