venerdì 23 marzo 2007

Speciale Congresso Provinciale: Intervento di Luigi Capra

Intervento al Congresso Provinciale della Margherita del 10-11 Marzo 2007

Cari amici,
voglio innanzi tutto esprimere soddisfazione per l’unità del nostro partito che è evidente in questo congresso: si sente che è una unità vera costruita a livello nazionale con una mozione unica per la fondazione del Partito Democratico e a livello provinciale frutto delle iniziative coordinate di Silvio Bisotti e di quegli amici che finalmente hanno deciso di voltare pagina, abbandonando chi ci ha lasciato per inseguire il potere, le ripicche e le rivendicazioni personalistiche.
Dobbiamo renderci conto che esiste una forte spinta da parte dei nostri elettori verso il Partito Democratico che, quando l’abbiamo seguita, ci ha premiato (vedi il risultato delle elezioni della Camera lo scorso anno), mentre ci ha penalizzato quando l’abbiamo ostacolata (vedi l’elezione del Senato, dove ci siamo presentati divisi e ripetendo i consensi dell’Ulivo oggi avremmo una maggioranza di 15 seggi): per questo è necessario accelerare il progetto del nuovo partito che deve nascere con entusiasmo e passione per mobilitare chi proviene dai vecchi partiti e chi è nuovo alla politica, con lo sguardo di tutti rivolto al futuro, non solo al passato.
Il Partito Democratico rappresenta la naturale evoluzione del processo di semplificazione e di aggregazione iniziato con la Margherita al centro dello schieramento politico ed ora allargato più a sinistra. La formazione del nuovo partito è un’occasione di stabilità e di rinnovamento, capace di neutralizzare l’effetto destabilizzante della legge elettorale approvata da Berlusconi e soci e che è stata significativamente definita una ‘porcata’ proprio da chi la propose.
Il Partito Democratico deve nascere dall’incontro fecondo dei riferimenti ideali di forze provenienti da storie culturali e politiche diverse, alcune delle quali nel passato furono anche contrapposte.
I principi di dignità della vita, di giustizia e di solidarietà sociale ispirarono la Rivoluzione Francese (che originò i movimenti politici di orientamento liberale), la fondazione dei partiti della sinistra e la Dottrina Sociale della Chiesa. Queste radici comuni determinarono una significativa convergenza nella stesura della Costituzione, la cui parte fondamentale afferma la centralità della famiglia, la libertà religiosa, la pace, il pluralismo sociale, il primato della politica sull’economia (per correggere le ingiustizie del ‘libero’ mercato dominato dai potentati economici), la solidarietà e la giustizia sociale, la libertà, la legalità, la democrazia ed il principio di sussidiarietà (che difende l’autonomia delle famiglie e delle comunità locali dallo Stato o da suoi enti, quando diventano invadenti o autoritari).
Recuperare lo spirito dei costituenti di sessanta anni fa, i valori ed i principi della nostra Costituzione ci aiuta a formare un Partito Democratico che sia rappresentativo di tutte le sue componenti e che sia in grado di esercitare una forte aggregazione per superare l’eccessiva frammentazione che indebolisce il centrosinistra.
Attualmente i grandi cambiamenti della ‘globalizzazione’, causati dall’immigrazione e dal tumultuoso sviluppo di nazioni emergenti (Cina, India, Russia e Brasile), provocano preoccupazione e pessimismo per il futuro in un paese come il nostro che è caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione.
Oggi una questione ‘antropologica’ si affianca a quelle ‘istituzionale-democratica’ e ‘sociale’: infatti l’individualismo dilagante provoca un declino morale ed intellettuale che si manifesta, tra l’altro, con il crollo del numero delle nascite. Occorre riscoprire il valore del personalismo (persona = sono per…) che riconosce come identità e definizione la relazione interpersonale; ridurre l’uomo solo a ‘individuo’ con i suoi diritti (ignorando i doveri) è devastante per la democrazia e per una convivenza ordinata e civile.
Per superare la “desertificazione di umanità” attuale è utile immergersi fino in fondo nella realtà della comunità locale con la consapevolezza che il problema del singolo (la viabilità, la scuola, la convivenza tra i tempi della famiglia e quelli della città, etc.) è lo stesso di molti e deve misurarsi con realtà più complesse che trovano risposta solo in una visione più ampia. E’ necessario riconoscere la nostra città non come semplice somma di individui o l’intrecciarsi caotico di percorsi casuali, ma come composizione di una comunità.
La difesa delle libertà e della uguaglianza di tutti può e deve coniugarsi con il sostegno forte dei giovani, della famiglia e della natalità: una società che non ha speranza per il proprio futuro non riesce nemmeno a tutelare i diritti umani se non in modo gretto e suicida; dobbiamo essere consapevoli che oggi i deboli sono principalmente i giovani, in difficoltà per trovare un lavoro stabile e dignitoso e per formare serenamente nuove famiglie.
L’ambientalismo non ideologico e compatibile con lo sviluppo deve essere uno dei pilastri della politica come grave emergenza dell’attualità, che richiede risposte concrete sempre più urgenti, efficaci ed equilibrate.
Il progetto del Partito Democratico richiede anche un forte ancoraggio all’Europa, per contribuire alla costruzione di un nuovo centrosinistra europeo che sappia essere portatore credibile di una proposta adeguata alle necessità più autentiche delle nuove generazioni.
Il nuovo partito deve sostenere il bipolarismo, voluto dal popolo con il referendum, per garantire stabilità, governabilità ed alternanza di governo (tuttavia, rimane la necessità di superare l’attuale bipolarismo muscolare ed infantile).
Per non compromettere le potenzialità del nuovo progetto politico che vogliamo realizzare, ritengo che sia dovere di coloro che si riconoscono come Cattolici Democratici coniugare la fedeltà ai propri valori ed alla propria storia con la libertà nell’impegno politico dal servilismo di una malintesa obbedienza nei confronti della gerarchia ecclesiastica.
L’esaurimento del marxismo ha lasciato più spazio ad una cultura individualistica dei diritti che tende a sottovalutare i doveri e la responsabilità. Se diventasse maggioritaria a sinistra la scelta di allontanarsi dalle proprie radici per seguire la cultura radicalmente individualista oggi dominante, il nuovo Partito Democratico diventerebbe un ‘partito radicale di massa’: questa ‘deriva giacobina’, emarginando il cattolicesimo democratico, regalerebbe una parte importante e decisiva del mondo cattolico alle destre, favorendo le nostalgie reazionarie del potere temporale e rinunciando alla ricchezza di una cultura politica a cui la storia del nostro Paese spesso ha dato ragione. Dobbiamo essere consapevoli che l’individualismo esasperato ed irresponsabile, il soggettivismo senza limiti ed il relativismo etico esprimono un fenomeno distruttivo della moralità tradizionale fine a sé stesso e provocano una crisi profonda delle democrazie, indebolite e svuotate nelle loro premesse: è necessario capire che oggi questo è il pericolo per una società che vuole essere più giusta e libera per tutti e non più il totalitarismo del secolo scorso (fascismo, nazismo, comunismo).
Se la politica è un’arte che riguarda la ‘cosa pubblica’ e che ha l’obiettivo di armonizzare tutti gli interessi dentro la società, deve essere esercitata comunitariamente e deve ispirarsi a categorie adeguate. Abbiamo sperimentato nella storia che la libertà, senza la coscienza del legame che ci unisce agli altri uomini (cioè senza la fraternità), può diventare semplicemente la libertà solo del più forte; l’uguaglianza, senza la consapevolezza della unicità di ogni uomo (cioè, ancora, senza la fraternità), può diventare, a dir poco, massificazione umiliante: quindi la fraternità, oltre a presupporli, riassume e porta a compimento gli altri due valori di libertà e di uguaglianza.
Essa è un principio originario, in quanto stabilisce tra tutti un legame paritario, mentre la solidarietà conserva un legame disuguale dove qualcuno dà e qualcuno riceve: la fraternità è un principio più ‘solido’ e, in relazione alla costruzione di una politica adeguata ai valori, esprime con sintesi efficace i concetti di personalismo comunitario e di cittadinanza responsabile. La sua valenza politica vuole essere quella di uomini liberi ed uguali, legati fra loro da rapporti nobili e veri, in cui si dissolvono i contorni dell’individualismo e si spengono gli interessi privati e di classe. Alla fraternità bisogna aggiungere l’aggettivo ‘universale’ per evitare il ripetersi di esperienze negative che, nel corso della storia, hanno visto gruppi di persone riunite fra loro con legami forti ed esclusivisti in partiti, classi, comunità religiose, etc., imporsi ad altri, anche con la violenza.
Propongo di acquisire come elemento fondante e costitutivo del nuovo Partito Democratico, insieme alla libertà ed all’uguaglianza, la fraternità universale e di conseguenza promuovere nella società e nelle istituzioni la cultura della legalità, delle regole, dei doveri e del merito uguali per tutti, nella ricerca della giustizia e della competenza

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