Il manifesto lanciato da Fistarol: «Non siamo una corrente della Margherita, guardiamo ai moderati che votano Berlusconi»
L’obiettivo è quello di orientare la linea del futuro Partito democratico e del governo sulla questione settentrionale. Si comincerà subito dopo la chiusura dei congressi
8/3/07
Dal Gazzettino
Maurizio Fistarol, chi sono i Neodem?
«Trentuno parlamentari tra cui tutti i veneti della Margherita. E molti del Nord».C'è un perchè di questo radicamento geografico?
«Alcuni temi che vogliamo affrontare riguardano quella parte del Paese i cui consensi finora sono stati intercettati meglio dalla destra e da Berlusconi».
Quali sono i vostri obiettivi?
«Il primo riguarda il Partito democratico. Cerchiamo di capire cosa gli servirà per intercettare questi umori profondi. Cosa che finora nessuno riesce a fare nel centrosinistra. L'ambizione è quella di costruire un partito che sappia parlare al popolo».
Una difficoltà che sembra riguardare anche il governo.
«Infatti le tasse sono al primo posto. E non solo perchè sono troppe. Se al Nord non vogliono pagarle è anche perchè non si fidano di come vengono poi spesi i soldi. Serve un patto fiscale: si chiedano pure i soldi, ma si utilizzino in modo diverso rispetto al passato, eliminando i mille rivoli improduttivi della spesa pubblica».
È qui il centrosinistra ci sente poco.
«Centrosinistra per una parte del Paese è sinonimo di statalismo, di sperpero».
Battete anche il chiodo della sicurezza.
«Che non vuol dire solo più agenti sul territorio ma fare della sicurezza una priorità e comunicarla adeguatamente. Non è che il centrosinistra sia insensibile a questo problema. Ma non lo comunica. Sembra solo uno dei tanti di cui deve occuparsi».
Siete una corrente?
«No, siamo espressione di tutte le componenti interne alla Margherita. Siamo trasversali».
Nessuna lettura congressuale. Sicuro?
«Sicurissimo. Ci sono i parisiani, gli ex popolari, i rutelliani. E Bobba e Zanone».
Allora cosa siete? Un'associazione, una lobby?
«Il nostro è un manifesto. Che guarda ai contenuti ma, diciamo, con finalità strategiche chi riguardano la natura dell'azione politica dell'Unione».
Che attività svolgerete?
«Proprio perchè non vogliamo interferire con gli appuntamenti congressuali, adesso non svolgeremo alcuna attività. Fatti i congressi promuoveremo occasioni di dibattito».
I Ds sono fuori, perchè?
«Per non dare l'idea di una corrente in vista del Partito democratico. Ma la nostra iniziativa è apertissima».
Intellettuali di riferimento?
«Nessuno, il manifesto nasce dall'esperienza sul campo».
Il nome richiama i vari Teodem, Teocon, Neocon.
«Per la verità i Neodem ci sono anche tra i Democratici Usa e si pongono la questione di un partito progressista che sappia intercettare i filoni della società americana più profonda legata a Bush».
Siete alternativi a Teodem?
«Ammetto, abbiamo un po' giocato sul loro nome. Ma non c'è alcuna contrapposizione. Prova ne sia che Teodem di riferimento come l'ex presidente delle Acli Luigi Bobba aderiscono al nostro documento. Anche i Neodem guardano ai valori, ma non solo a quelli religiosi, pur importanti».
Perchè neo, quale novità rappresentate?
«Segnala un nuovo modo di essere democratici. Che guarda al presente».
E al centro, se non a destra?
«Se per centro non si intende un luogo dello scacchiere politico ma una parte moderata dell'elettorato, allora sì, guardiamo al centro. Che di volta in volta va conquistato, parlando il suo linguaggio».
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