Noi, i democratici, amiamo l’Italia.
MANIFESTO PER IL PARTITO DEMOCRATICO
13-02-2007
Noi, i democratici
Noi, i democratici, amiamo l’Italia. Amiamo la ricca umanità della sua gente; il
suo patrimonio ineguagliabile di storia, arte e cultura; l’intreccio di splendide
città, di magnifici ambienti naturali e paesaggi che da secoli attrae viaggiatori
stranieri. Amiamo il senso profondo di ospitalità e di solidarietà degli italiani, la
loro attenzione alla qualità della vita, la loro straordinaria capacità di produrre
cose che piacciono al mondo. Noi democratici abbiamo fiducia nell’Italia. Perché
è un paese vitale, creativo, operoso, pervaso da un diffuso spirito
d’intraprendenza. Un paese che ha contribuito alla prosperità di molte altre nazioni,
attraverso l’intelligenza e la tenacia di tanti nostri concittadini. E crediamo
che l’Italia possa farcela a stare al ritmo di un mondo che cambia sempre
più in fretta. Siamo convinti che saprà mantenere e migliorare i suoi livelli di vita,
se non coltiverà la pretesa illusoria di serrare la porta o di chiudere gli occhi
di fronte alle sfide globali, se accetterà di affrontarle insieme all’Europa, se riuscirà
a ritrovare slancio, coesione e fiducia.
Ma l’Italia di oggi non è all’altezza delle sue ambizioni e delle sue possibilità. È
un paese bloccato, smarrito, che rischia il declino. Il senso civico appare inaridito
e il rispetto della legalità è troppe volte umiliato. La classe dirigente è terribilmente
invecchiata e quasi esclusivamente maschile. Le donne sono ancora in
larga parte escluse dai luoghi della rappresentanza politica. I giovani si scontrano
con rendite e privilegi nelle imprese e nelle professioni, nella scuola,
nell’università e nella ricerca, nella politica e nella pubblica amministrazione.
Guardano con preoccupazione al futuro e faticano a costruirsi una vita autonoma.
Anche per questo, siamo un paese che fa pochi figli. Avvertiamo i segni di
un pessimismo diffuso che riguarda la stessa identità dell’Italia come nazione.
L’Italia rischia di tornare ad essere una «espressione geografica», divisa al suo
interno tra aree forti, integrate in Europa, ed aree marginali e dipendenti; tra ceti
capaci di competere con successo nel mondo globale e vasti strati sociali in
sofferenza, di nuovo in lotta con la povertà. A sua volta, la politica è frammentata
e rissosa. Si rivela troppo spesso debole nei confronti degli interessi forti ed
incapace di svolgere una funzione nazionale. Piuttosto che aiutare l’Italia a rimettersi
in moto tutta insieme, finisce per rappresentare o amplificare i particolarismi,
attraverso partiti al tempo stesso troppo fragili e troppo invadenti. Diventa
concreto così il rischio che si affermino leader populisti, e che nella società
prevalgano pulsioni contrarie alla democrazia.
I problemi italiani si collocano d’altro canto in uno scenario più ampio. La democrazia
ha vinto i totalitarismi del secolo scorso, ma deve oggi far fronte a sfide
di prima grandezza. È spesso prigioniera degli interessi consolidati, più che
interprete delle speranze dei deboli. I partiti faticano un po’ ovunque a promuovere
la partecipazione e a selezionare una classe dirigente credibile, capace
di guardare lontano. Lo sviluppo tecnologico, l’intensificarsi degli scambi e delle
comunicazioni rendono la nostra vita più dinamica e più ricca, ci rendono più
aperti, ci fanno vivere meglio e più a lungo, accrescono la varietà delle conoscenze
a cui possiamo accedere, consentono a un numero crescente di persone,
soprattutto tra i giovani, di sentirsi e di essere cittadini del mondo. E cittadini
più informati, educati al dialogo con persone di altre culture, costituiscono una
preziosa risorsa contro i rischi ricorrenti di chiusure e intolleranze. La democrazia
rimane però per lo più relegata nei confini nazionali ed è quindi debole di
fronte a fenomeni di dimensione globale come il drammatico deterioramento
dell’ambiente e del clima, il terrorismo e i conflitti internazionali, dinamiche
demografiche squilibrate, flussi migratori difficilmente controllabili, grandi disuguaglianze
tra diverse aree del mondo, abusive ingerenze di interessi economici
che minano la sovranità di paesi deboli e ne ostacolano lo sviluppo economico
e civile. Il XX secolo, insieme a tante straordinarie conquiste, ci ha consegnato
un modello di sviluppo che condanna milioni di persone e intere aree del
pianeta alla povertà e che, se non subirà modifiche radicali, renderà la terra invivibile.
Un modello di sviluppo che compromette la libertà delle nuove generazioni
e su cui dunque la politica deve intervenire.
Di fronte a sfide così impegnative, tutte le tradizionali famiglie politiche del
centrosinistra europeo faticano a trovare, da sole, risposte adeguate. Solo da
una comune ricerca può nascere quel pensiero nuovo di cui abbiamo bisogno
per capire e governare i grandi cambiamenti nei quali siamo immersi. È per
questo che vogliamo costruire un partito nuovo, di donne e di uomini, che superi
definitivamente le barriere ideologiche che nel secolo scorso hanno diviso
le forze riformatrici e aiuti l’Italia a guardare con fiducia al secolo che è appena
iniziato. Con il Partito democratico intendiamo portare a compimento un percorso
iniziato da più di dieci anni, con la feconda intuizione dell’Ulivo. Vogliamo
anche contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le
altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza
di indirizzo politico sulla scena continentale. E intendiamo concorrere a
costruire nel mondo una nuova alleanza tra tutti quelli che vogliono fare della
globalizzazione una opportunità per molti piuttosto che l’occasione per rafforzare
il potere e la ricchezza di pochi.
Ci riconosciamo nei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della
persona che ispirano la Costituzione repubblicana e nell’impegno a farli vivere
in Europa e nel mondo. Questi valori discendono dai molti affluenti della
cultura democratica europea. Hanno le loro radici più profonde nel cristianesimo,
nell’illuminismo e nel loro complesso e sofferto rapporto. Traggono alimento
sia dal pensiero politico liberale, sia da quello socialista, sia da quello cattolico
democratico. Sono maturati nella dialettica tra queste diverse tradizioni e dal
confronto con le sfide proposte dalle culture ambientalista, dei diritti civili e
della libertà femminile, oltre che nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari
del novecento. Sono anche frutto di una lunga sequenza di conflitti, basati
su appartenenze religiose o di classe, e di tragici errori. Oggi possiamo considerare
alle nostre spalle quei conflitti e quegli errori. Oggi sono i valori che ci
uniscono e gli obiettivi comuni che intendiamo realizzare a definire la nostra
identità politica. Per questo, oggi, noi, i democratici, possiamo proporre, assieme,
un progetto forte e credibile per rinnovare l’Italia e costruire l’unità
dell’Europa.
L’Italia, una nazione d’Europa
Noi democratici pensiamo l’Italia come una grande nazione d’Europa. Una comunità
culturale e politica fondata sui valori democratici della Costituzione e
sulla capacità di arricchire le proprie radici nell’incontro e nel dialogo con altre
culture e altri popoli. Noi democratici vogliamo l’unità dell’Europa. Un’Europa
politica, dotata di una sua Costituzione, e non un semplice mercato comune.
Un’Europa capace di promuovere il proprio sviluppo e di valorizzare il proprio
modello sociale. Un’Europa che favorisca l’autogoverno responsabile delle sue
comunità e l’unificazione della sua società civile intorno ai principi della democrazia,
del dialogo culturale, della partecipazione e dell’inclusione. Un’Europa
capace di parlare con una voce sola sulla scena internazionale e di dare alla imprescindibile
solidarietà transatlantica con gli Stati Uniti d’America un carattere
paritario. Un’Europa impegnata, in primo luogo insieme alle altre grandi democrazie,
nella costruzione di un ordine mondiale fondato su istituzioni multilaterali.
Un’Europa consapevole che ciò è condizione per combattere efficacemente
le povertà, salvaguardare gli equilibri ambientali sulla linea già espressa
con gli accordi di Kyoto, promuovere la democrazia, i diritti umani e il dialogo
tra le culture, rifiutando la logica dello «scontro di civiltà». Un’Europa potenza
civile, che sappia, anche con una comune politica di difesa, dare il proprio con6
tributo per garantire e preservare la pace nel mondo e combattere il terrorismo
fondamentalista con la forza e gli strumenti della legalità internazionale.
È interesse nazionale dell’Italia valorizzare, in Europa, la sua vocazione mediterranea,
tanto più a seguito dell’impetuoso sviluppo dell’Asia. Come principale
proiezione dell’Europa nel Mediterraneo, l’Italia può svolgere una funzione
politica, economica e culturale di primaria importanza, ed affrontare in forme
nuove e più efficaci lo storico squilibrio tra il Nord del Paese e il nostro Mezzogiorno.
Noi vogliamo che l’Europa, in particolare grazie all’Italia, operi per trasformare
il Mediterraneo da epicentro dei conflitti mondiali a luogo privilegiato
del dialogo e della collaborazione tra popoli, culture, religioni, impegnandosi in
primo luogo per garantire la sicurezza di Israele e il diritto dei palestinesi ad
uno stato pacifico e democratico, per favorire l’ingresso della Turchia
nell’Unione europea, per la stabilizzazione dei Balcani e la loro piena inclusione
nella casa comune europea.
Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. Per questo intendiamo
partecipare allo sviluppo del modello sociale europeo, rilanciandone i
due principi ispiratori di fondo: la valorizzazione dell’iniziativa, dei talenti e dei
meriti; la promozione di un tessuto sociale solidale, attento al benessere di tutti,
in cui nessuno si perda o resti indietro. Vogliamo investire nella produzione e
nella diffusione delle conoscenze. Vogliamo un’Italia più capace di fare sistema,
di darsi obiettivi condivisi e perseguire un disegno comune. E pensiamo che sia
necessario un profondo cambiamento del nostro sistema produttivo, sia incentivando
l’innovazione e la crescita delle imprese, sia valorizzando i talenti custoditi
nelle pieghe del nostro variegato territorio, nel fitto tessuto delle comunità
locali che da sempre alimentano la nascita di nuove imprese e la nostra grande
tradizione artigianale. Dobbiamo coltivare il capitale umano, il senso civico e
la coesione sociale, senza i quali i nostri distretti industriali non sarebbero mai
decollati e la vocazione turistica di tanta parte del nostro paese verrebbe sprecata.
Noi vogliamo un’Italia più unita, più omogenea sul piano economico e sociale.
Per questo mettiamo al centro della nostra azione il Mezzogiorno. Dobbiamo
assolutamente cogliere, come nazione, l’opportunità di farne il principale raccordo
che, attraverso il Mediterraneo, unisca l’Europa e l’Asia. In questo quadro,
la predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di comunicazione
e reti telematiche, è fondamentale per attrarre stabilmente capitali
e iniziative imprenditoriali. A questo fine vogliamo chiamare a raccolta tutte le
migliori energie della nazione, per un progetto che richiede ingenti risorse eco7
nomiche, ma soprattutto un impegno straordinario per riformare profondamente
il settore pubblico, per combattere inefficienze, favoritismi, corruzione e mettere
in moto le grandi riserve di ingegno di cui il Mezzogiorno è ricco.
Noi democratici vogliamo che l’Italia dia ad ogni persona uguali opportunità di
affermarsi grazie alle proprie capacità, alla creatività, al merito. Vogliamo un
paese che premi le persone in base al loro lavoro e alla loro capacità di creare
opportunità di lavoro per altri, più che in base alle eredità e alle rendite. La
competenza, l’operosità, l’ingegno, la fatica, la capacità di creare imprese competitive
devono essere concretamente riconosciute e apprezzate, in tutti i campi
e ad ogni livello. Per questo combattiamo le rendite corporative, la gerontocrazia,
il nepotismo, che bloccano l’innovazione, ritardano l’assunzione di responsabilità
da parte dei giovani, mortificano e sprecano i migliori talenti del nostro
paese. Per questo ci battiamo perché si affermi il principio di responsabilità, in
base al quale il primario ospedaliero incapace, il dirigente pubblico inefficiente,
lʹimprenditore che non è in grado di stare correttamente sul mercato, il lavoratore
dipendente inoperoso, devono essere adeguatamente sanzionati e fare un
passo indietro, a vantaggio di persone più meritevoli e capaci. Per questo non
smetteremo mai di indignarci di fronte alla pervicace mancanza di fiducia nella
capacità di pensiero e di progetto delle donne, avvertibile in tutti i settori della
società, dal lavoro alla vita privata. Su questo tema colpisce la distanza culturale
che ci separa dagli altri paesi europei. Una società che si dica civile deve mutare
a fondo l’atteggiamento culturale verso la donna, attuando una rappresentazione
mediatica meno arretrata, stereotipata e discriminatoria, attraverso iniziative
di formazione, codici deontologici e leggi. Per questo ci impegniamo a dare
valore alle differenze, a realizzare compiutamente le pari opportunità, rendendo
effettivo quanto finora è rimasto troppo spesso scritto sulla carta.
Noi democratici siamo convinti che l’Italia abbia bisogno di una cura straordinaria
di concorrenza nei mercati e di efficienza nel settore pubblico. Una cura
necessaria sia per liberare le energie che servono a rilanciare lo sviluppo, sia per
promuovere un maggior riconoscimento del merito, una più forte mobilità sociale,
una più avanzata uguaglianza delle opportunità. Più concorrenza, anzitutto.
Le imprese non devono essere assistite, protette o guidate, ciò che le deresponsabilizza
e le espone a rapporti opachi con la politica. Hanno bisogno di
buoni servizi, di energia a costi ragionevoli, di un carico fiscale non superiore a
quello degli altri paesi europei, di reti infrastrutturali moderne, siano esse pubbliche
o private. E di sanzioni efficaci in caso di abuso di posizione dominante o
di altri comportamenti illeciti. L’Italia ha anche bisogno di una pubblica ammi8
nistrazione più efficiente, che produca da un lato migliori servizi per le imprese
e renda effettivi i diritti dei cittadini, specie di quelli con minori risorse e capacità
di relazione; dall’altro consenta di recuperare le grandi capacità di lavoro esistenti
nel settore pubblico, oggi mortificate dalle intrusioni della politica, dal
mancato riconoscimento dei meriti, dall’assenza di sanzioni per chi non si impegna.
Ma vogliamo anche che il nostro diventi un Paese più giusto, in cui il benessere
sia diffuso. Siamo convinti che senza coesione non c’è sviluppo. Per questo non
smetteremo mai di lottare per l’uguaglianza, contro la povertà e l’emarginazione.
Per noi ogni persona ha diritto ad una buona formazione, alle cure migliori,
ad un reddito adeguato.
Per noi il lavoro è il cardine di una vita attiva e autonoma, strumento di realizzazione
e di liberazione dal bisogno. Pensiamo ai lavori al plurale, a quello nella
produzione e nei servizi, al lavoro di cura e a quello volontario; al lavoro che
assorbe, che manca, che si perde e diventa troppo spesso dramma umano e familiare.
L’impegno per una piena e buona occupazione è un cardine della nostra
azione. Riteniamo importante promuovere tutti i lavori, anche nelle forme
nuove, flessibili e autonome; ma vogliamo che la flessibilità non sia pagata con
la precarietà e con le intollerabili insicurezze di oggi. Vogliamo tagliare le convenienze
al lavoro nero e sommerso, che produce sfruttamento e favorisce la
piaga intollerabile delle «morti bianche». Vogliamo che le tutele non riguardino
più solo il posto di lavoro, ma anche la capacità dei lavoratori di stare sul mercato.
Non accettiamo che maternità, cura della malattia, studio e riqualificazione
siano visti come incidenti deprecabili e non come benefici per la società intera.
Per questo assegniamo un ruolo centrale alla formazione di qualità lungo
l’intero arco della vita e intendiamo legare i redditi di disoccupazione allo svolgimento
di attività formative e alla disponibilità al lavoro. Alla questione salariale
che è aperta nel nostro paese, vogliamo ricercare risposte che premino il
merito e la fatica. Vogliamo democrazia nei luoghi di lavoro, corrette relazioni
sindacali, partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi democratici vogliamo rifondare il nostro stato sociale, che tende a offrire
tutele solamente a chi ha o ha avuto un lavoro stabile lasciando gli altri indifesi,
in primo luogo i giovani e le donne. Vogliamo ridisegnarlo in funzione del lavoro,
delle giovani generazioni e della mobilità sociale. Vogliamo uno stato sociale
universalistico, quanto alla platea dei destinatari; selettivo, in base ai bisogni,
nelle prestazioni; equo, in base ai redditi familiari, nella contribuzione.
Proponiamo un modello attivo di stato sociale che non si limiti a proteggere dai
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rischi ma stimoli la crescita delle opportunità personali e sociali attraverso servizi
di qualità e integrati sul territorio. In particolare, dobbiamo colmare storiche
carenze nei servizi per l’infanzia, i disabili e gli anziani non autosufficienti.
Sappiamo che la prosperità dell’Europa, e dell’Italia in particolare, dipenderanno
dalla nostra capacità di sviluppare conoscenze evolute ed idee creative, di
puntare sull’innovazione e la qualità dei nostri prodotti, valorizzando al meglio
la straordinaria sedimentazione di competenze, gusto, cultura che proviene
dall’ambiente in cui viviamo e dalla nostra storia. Secondo noi si deve quindi
investire di più nell’istruzione, nella ricerca e nell’arte, sapendo che la cultura è
elemento costitutivo della civiltà europea e non uno mero strumento per la
produzione. Vogliamo assicurare un futuro alla cultura italiana favorendo la
piena internazionalizzazione della nostra comunità scientifica, spesso segnata
da eccessivo provincialismo. Vogliamo rafforzare e sviluppare un forte sistema
pubblico di Università e centri di ricerca di eccellenza, affermando il principio
dell’autonomia, della competizione tra le strutture sulla base di una valutazione
rigorosa dei risultati, del rinnovamento generazionale su basi meritocratiche del
corpo docente.
Crediamo in una scuola inclusiva, sempre più integrata in un sistema europeo
della formazione, che garantisca effettivamente le pari opportunità, che valorizzi
le differenze e che contribuisca a costruire un’etica pubblica condivisa intorno
ai principi della Costituzione. È nella scuola che si innestano le radici della
cultura democratica e civile indispensabile ad una convivenza sempre più multiculturale.
Anche con la scuola si previene il teppismo, la violenza e il razzismo.
Per questo vogliamo restituire prestigio agli insegnanti. Vogliamo sostenere
un sistema scolastico pubblico integrato (statale e non statale) che garantisca
una elevata soglia di qualità ai percorsi formativi ed escluda i diplomifici. Nel
campo dell’istruzione superiore vogliamo dare un sostegno effettivo ai «capaci
e meritevoli, anche se privi di mezzi», di cui parla la Costituzione, perché possano
studiare in centri di eccellenza di livello internazionale ed acquisire quella
cultura cosmopolita che serve alla classe dirigente di un grande paese come
l’Italia.
Vogliamo rilanciare l’industria culturale e della comunicazione italiana, essendo
consapevoli che i media oggi costituiscono un settore strategico sia come
veicolo di informazione e cultura sia come opportunità di lavoro altamente qualificato.
Questo settore nel nostro Paese è oggi più di altri ingessato a causa di
una limitata concorrenza, ed in particolare a causa del carattere oligopolistico
del mercato pubblicitario e televisivo che va a nostro avviso superato. Non pos10
siamo limitarci ad acquistare contenuti se non vogliamo condannarci da un lato
alla subalternità culturale e dall’altro a stare fuori da una delle più importanti
industrie globali. Il cinema italiano è stato tra i protagonisti della cultura del
Novecento. È noto che il «racconto» è il cuore dell’identità culturale di un Paese
e noi vogliamo che sopravviva e si diffonda. È importante, oltre che economicamente
strategico, restituirgli il suo ruolo nella cultura internazionale. A questo
fine, non pensiamo a pratiche protezionistiche quanto ad incentivi per le coproduzioni
europee che siano in grado di stare sul mercato mondiale. Vogliamo
che la musica, il teatro e le altre forme di espressione artistica siano parte integrante
della formazione culturale e abbiano quindi l’attenzione e il sostegno necessari.
Vogliamo reagire allo scadimento della proposta televisiva puntando
sulla qualità dei contenuti e l’obiettività dell’informazione, a cominciare dal
servizio radiotelevisivo pubblico.
Vogliamo un giornalismo della carta stampata libero da condizionamenti e interessi
di impresa estranei all’attività editoriale. Vogliamo promuovere la libera
circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche attraverso le nuove forme di
scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche, se prive di fini di lucro, che
consideriamo un fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione
della conoscenza.
Nel progettare l’Italia di domani, non possiamo peraltro dimenticare che essa
viene ogni giorno resa migliore dallo spirito di sacrificio di milioni di immigrati.
Noi crediamo che siano necessari un sistema di programmazione degli ingressi
realistico, ed una politica repressiva efficace per contrastare l’immigrazione
illegale, per reprimere i trafficanti e gli sfruttatori, per punire chi si arricchisce
con il lavoro nero. Ma vogliamo anche una politica dell’accoglienza che
garantisca i diritti dei lavoratori stranieri e che, facendo questo, tuteli nei fatti
anche i lavoratori italiani. Vogliamo norme e procedure chiare che consentano
agli immigrati onesti di dormire tranquilli, di essere rispettati e fare progetti per
la loro vita. Diciamo chiaramente che lo straniero che condivide i valori della
nostra Costituzione, che è inserito nel nostro paese e contribuisce alla nostra vita
sociale deve avere la possibilità, se lo desidera, di diventare italiano. Diciamo
chiaramente che le centinaia di migliaia di bambini stranieri nati in Italia, che
frequentano le stesse scuole, parlano la stessa lingua e nutrono gli stessi sogni
dei nostri figli sono italiani a tutti gli effetti e come tali devono essere riconosciuti
di diritto. Diciamo chiaramente che i talenti di questi bambini non devono
andare sprecati, a loro spettano le stesse opportunità di qualsiasi altro bambino
italiano.
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L’Italia deve irrobustire la cultura e la pratica della legalità. Per questo vogliamo
una magistratura responsabile e indipendente, secondo i principi della Costituzione,
e una giustizia efficiente, capace di assicurare l’attuazione del diritto
in tempi ragionevoli. L’Italia deve liberarsi dalla mafia e dalle forme deviate di
esercizio del potere politico e burocratico, che hanno costituito in alcune aree
del Paese vere e proprie «strutture di dipendenza», e tengono soggiogata la società
civile, distorcendo i rapporti tra cittadini e istituzioni. Vogliamo uno Stato
impegnato a difendere i cittadini da tutte le forme di criminalità, anche quelle
che sembrano meno gravi, ma colpiscono duramente la libertà e la sicurezza di
tante persone, soprattutto le più deboli. Per questo siamo profondamente grati a
chi opera nelle forze dell’ordine con professionalità, senso delle istituzioni e
spirito di sacrificio.
Contro la prepotenza degli interessi particolari, più forte quando le istituzioni
sono deboli, vogliamo preservare l’autorevolezza dei poteri pubblici e la loro
effettiva capacità di esprimere una efficace funzione redistributiva e regolatrice.
D’altro canto non riteniamo che l’intervento pubblico debba essere necessariamente
affidato ad istituzioni statali e siamo convinti dell’importanza della sussidiarietà.
Pensiamo che in molti settori, dalla formazione professionale
all’istruzione, dalle politiche sociali alla promozione dello sviluppo economico,
alla tutela del nostro patrimonio storico‐culturale e ambientale, l’intervento
pubblico, debba valorizzare la voce e il ruolo delle comunità locali, delle imprese,
delle associazioni economiche, del volontariato e delle famiglie. Per rafforzare
la democrazia abbiamo bisogno di istituzioni adeguate, ma anche di classi dirigenti
responsabili, così come di una concezione matura della cittadinanza, alimentata
dalla consapevolezza da parte di ciascuno dei propri diritti e dei propri
doveri, da un rinnovato senso dello stato, da una chiara, diffusa responsabilità
per il bene comune, da una più solida etica pubblica, da un sincero patriottismo
costituzionale.
Noi democratici riconosciamo il fondamentale valore della Costituzione come
patrimonio comune di tutto il Paese, che il referendum del giugno 2006 ha contribuito
a radicare nella coscienza degli italiani. Per rendere le nostre istituzioni
democratiche più solide secondo noi è necessario completare la riforma federale
dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, tra cui il federalismo fiscale, e
correggendo le disposizioni che si sono rivelate portatrici di conflitti e di incertezze.
Abbiamo bisogno di governi stabili e autorevoli, così come abbiamo bisogno
di un Parlamento formato da un numero di componenti più ridotto e più
efficiente nelle modalità di lavoro, più rappresentativo non solo dei territori ma
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anche dei generi. Noi pensiamo ad una Camera titolare dell’indirizzo politico e
della funzione legislativa. E ad un Senato che costituisca la sede di rapporti collaborativi
tra lo Stato e gli altri soggetti istituzionali che compongono la Repubblica,
che concorra paritariamente all’approvazione delle modifiche alla Costituzione
e che abbia il potere di richiamo delle leggi approvate dalla Camera,
con la funzione di suggerire correzioni e miglioramenti. Vogliamo una legge elettorale
per il Parlamento nazionale che stabilisca un chiaro rapporto fra
l’eletto, il territorio e gli elettori, contrasti la frammentazione partitica e favorisca
l’evoluzione del sistema politico italiano verso una compiuta democrazia
dell’alternanza. E pensiamo che alle stesse finalità si debbano ispirare tutte le
norme che incidono sulla rappresentanza, come i regolamenti parlamentari o la
legislazione sul finanziamento della politica.
Al centro del nostro impegno politico non c’è una astratta ideologia ma ci sono
le persone, le loro necessità materiali, intellettuali e spirituali, la loro naturale
aspirazione al benessere e alla libertà, i loro diritti. Non ci piacciono invece la
cultura, la mentalità e le politiche che puntano solo al vantaggio egoistico e
all’arricchimento individuale. I progetti dei singoli, nella società che vogliamo,
sono progetti di persone aperte agli altri, che affermano diritti ma anche riconoscono
doveri. La società che vogliamo riconosce il valore e coltiva l’etica del lavoro,
attraverso cui le persone mettono alla prova la loro responsabilità e i loro
talenti. È una società intessuta da un denso reticolo di associazioni no profit e di
volontariato. La società che vogliamo riconosce il valore e favorisce la formazione
della famiglia, dentro cui le persone mettono alla prova la solidarietà e il
reciproco rispetto tra i generi e le generazioni.
Abbiamo d’altro canto ben chiari i limiti della politica, non crediamo nella onnipotenza
dello Stato, difendiamo la sua laicità, abbiamo a cuore la difesa dei
diritti civili e lottiamo contro tutte le discriminazioni. Secondo noi la politica e
la legge devono intervenire con cautela sui temi che hanno a che fare con la
scienza e la tecnica in riferimento alla vita umana, al suo inizio, alla sua fine e
alla sua riproduzione. Si tratta di questioni che vanno acquisendo una rilevanza
centrale nel dibattito pubblico, perché sollevano inediti e radicali interrogativi
di natura etica, che sfidano l’intelligenza e la coscienza. Noi riteniamo che solo
il dialogo tra diverse visioni religiose, etiche e culturali può portare a soluzioni
normative ragionevoli e condivise, rispettose del criterio irrinunciabile della dignità
della persona umana e capaci di far incontrare il valore della libertà di ricerca
e di scelta col principio per cui non tutto ciò che è tecnicamente possibile è
moralmente lecito.
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Noi concepiamo la laicità non come unʹideologia antireligiosa e neppure come il
luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e valorizzazione
del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali, come riconoscimento
della piena cittadinanza – dunque della rilevanza nella sfera
pubblica, non solo privata – delle religioni. Le energie morali che scaturiscono
dall’esperienza religiosa, quando riconoscono il valore del pluralismo, secondo
noi rappresentano infatti un elemento vitale della democrazia. E la laicità dello
Stato, così come sancita dalla Costituzione, è garanzia che ogni persona sia rispettata
nelle sue convinzioni più profonde e al tempo stesso si possa pienamente
integrare nella comunità nazionale. In questo quadro, riteniamo che i
rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica siano stati validamente definiti dalla
Costituzione e che ogni sviluppo di quei rapporti debba muoversi nel solco fissato
dalla stessa Carta costituzionale.
L’Ulivo, il nostro partito
Per dare corpo a questo progetto serve un partito nuovo, un grande Partito democratico,
che rinnovi la politica italiana, il suo costume, i suoi comportamenti.
Un partito che aiuti la società italiana a trovare una sintesi, ad andare oltre i localismi
e le chiusure corporative che impoveriscono il nostro presente e mettono
a repentaglio il nostro futuro. Serve un grande partito democratico che dia
all’Italia governi stabili e un forte impulso riformatore.
Per oltre un decennio questo progetto è stato coltivato all’ombra di un sentimento
che ci accomuna e di un simbolo che ci rappresenta: l’Ulivo, il simbolo
del nostro radicamento nella società italiana e della solidità dei nostri valori,
dell’orgoglio di un’Italia operosa, del suo buon vivere, di un’Italia nazione
d’Europa nel cuore del Mediterraneo, della nostra aspirazione alla fratellanza e
alla pace. Sottoscrivendo questo manifesto ci impegniamo a lavorare con piena
convinzione, determinazione e lealtà per fare, a tutti gli effetti, entro la fine del
2008, dell’Ulivo il Partito dei democratici, il nostro partito. Sottoscrivendo questo
manifesto, ce ne sentiamo e ne siamo già parte. Sottoscrivere questo manifesto
e versare una quota minima, saranno condizioni per partecipare, sulla base
del principio «una testa un voto», alla formazione degli organi costituenti, secondo
le regole definite in modo consensuale dal coordinamento dell’Ulivo.
Ci impegniamo a lavorare con passione per costruire un partito di popolo, radicato
e diffuso sul territorio, capace di rendere partecipati e condivisi i processi
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di riforma. Un partito che riconosca e rispetti il pluralismo delle organizzazioni
sociali, che riconosca e rispetti la distinzione tra la sfera dell’intrapresa economica
privata e la sfera dell’azione politica. Un partito che riconosca e rispetti il
pluralismo delle posizioni che maturano al suo interno ma che rimanga sempre
capace di identificare una linea programmatica comune e di portarla avanti in
maniera coesa e coerente nelle istituzioni. Ci impegniamo a costruire un partito
che, sin dalla sua fase fondativa, sia aperto alla partecipazione di una larga platea
di cittadini, ed affidi al loro voto, diretto e segreto, la scelta della leadership.
Un partito capace di parlare al paese con una voce autorevole, che proponga il
suo leader alla guida del Governo della nazione, un partito che affidi al metodo
delle primarie la scelta delle candidature alle massime cariche di governo nelle
Regioni e negli Enti locali. Ci impegniamo a costruire un partito a rete, che preveda
molteplici opportunità di adesione e di impegno, che assuma le differenze
di genere, di ispirazione culturale, di interesse sociale e professionale. Un partito
organizzato su base federale, che preveda una ampia autonomia regionale e
territoriale.
Per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di
amore per il prossimo e per il nostro paese. Per questo vogliamo riscattarne il
valore, difendendolo dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle
procedure democratiche, dalle oligarchie inamovibili, restituendo fiducia alle
tante persone che sono disposte a impegnarsi per passione civile, in forma volontaria
e a proprie spese. Sappiamo che la politica, soprattutto quando implica
l’assunzione di responsabilità istituzionali, richiede straordinarie doti di dedizione,
talento e competenza. Attitudini che in larga misura maturano nella società
e che, dentro un grande partito democratico, devono essere coltivate attraverso
l’esperienza, la formazione e la ricerca. Al tempo stesso sappiamo che la
politica può essere o apparire, per chi la pratica, fonte di privilegi personali inaccettabili,
e può conferire posizioni di potere che si auto‐perpetuano. Noi
crediamo quindi che, quando l’attività politica si svolge nelle istituzioni, deve
poter godere del massimo rispetto ma deve anche essere sottoposta a stringenti
forme di rendiconto, oltre che ad un periodico ricambio. Per questo nel nostro
partito la partecipazione alla vita interna, l’assunzione delle candidature e degli
incarichi, così come le nomine di competenza politica in enti ed istituzioni pubbliche,
saranno regolate da un rigoroso codice deontologico e da norme statutarie
che, ad ogni livello organizzativo e in ogni ambito istituzionale, stabiliscano
un limite al rinnovo dei mandati. Il Partito democratico fa propria la norma antidiscriminatoria
sulla rappresentanza minima del 40% per ciascuno dei due
generi.
15
Siamo ben consapevoli che dando vita al Partito democratico realizziamo un
cambiamento di portata storica. Con la trasformazione dell’Ulivo in un partito
superiamo definitivamente la prima lunga stagione della vita repubblicana e
creiamo un soggetto destinato a segnare il profilo della politica italiana ed europea
nel secolo che è appena iniziato. Abbattiamo definitivamente i muri ideologici
del novecento e cominciamo a costruire ponti, tra culture politiche e settori
della società italiana, tra i generi e le generazioni. Apriamo strade nuove per
il futuro del nostro Paese.
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