da La Stampa.it del 17 gennaio 2007
di Paolo Baroni
«Una partitocrazia esasperata in questo momento rischia di penalizzare il futuro del Paese» dice Luca di Montezemolo. Il presidente di Confindustria non cerca nuove polemiche. «Il mio discorso - tiene a precisare - non riguarda l’oggi, gli ultimi cinque mesi o gli ultimi due anni. Io guardo avanti, e mi preoccupo di quello che sarà l’Italia fra 10 o 15 anni». Per questo torna a chiedere scelte precise su pochi temi: università e ricerca, innovazione, competitività, infrastrutture, ovvero quell’insieme di fattori che concorrono a innalzare la competitività di un Paese e aiutano le imprese a crescere.
«Dalle regionali di due anni fa, è iniziato il più lungo dibattito nel Paese che ha prodotto il minor numero di decisioni forti sul futuro - annota Montezemolo -. Solo dibattiti, accuse e contro-accuse, schieramenti. La politica ha i suoi tempi, noi la rispettiamo e credo che gli italiani debbano avere fiducia nel ruolo della politica, ma penso anche che abbiamo meno fiducia nella partitocrazia che rischia di penalizzare il futuro. Vedete come siamo precipitati nella classifica sulle libertà economiche? Siamo sessantesimi assieme all’Uganda: è il frutto di anni di non scelte».
L’analisi compilata dall’Heritage Foundation assieme al Wall Street Journal, e per l’Italia dall’Istituto Bruno Leoni, è impietosa: su 157 nazioni il nostro Paese si piazza davanti a Perù, Bulgaria e Madagascar, e dietro a Namibia, Belize e Slovenia. In Europa siamo 28esimi, mentre nella graduatoria globale la Gran Bretagna è sesta, la Germania 19esima, la Francia 45esima. A pesare sulla nostra pagella soprattutto corruzione, l’eccessivo carico fiscale, che «finanzia un pervasivo stato assistenziale», e l'inefficienza della pubblica amministrazione. «Classifiche da prendere con le molle? Può darsi - afferma Montezemolo -. Io comunque preferisco essere sempre in cima anziché in fondo».
Il presidente di Confindustria interviene al termine dell’ottava lezione Angelo Costa all’Università Luiss, la «Rivista di Politica Economica» premia i laureati più promettenti e tutti i discorsi sono rivolti al futuro. «C’è una fortissima richiesta di pensare in un’ottica di lungo termine - sostiene Montezemolo - gli italiani chiedono un progetto di futuro e di emozioni, che li coinvolga, che li mobiliti. Gli italiani, come si sa, sanno sorridere dei loro difetti, ma questo sorriso sta diventando sempre più amaro». Avanzano «anti-valori come opportunismo, mancato rispetto delle regole, ignoranza, provincialismo, cinismo e furbizia», «prevale la legge del “si salvi chi può e ognuno per sè”», e in questo modo l’opinione pubblica tende sempre più a identificarsi «nei personaggi più provocatori e paradossali dell’Alberto Sordi degli anni d’oro». La parodia «sembra trasformarsi in realtà», e anche sui media trovano spazio «quasi soltanto polemiche, retroscena, pettegolezzi, ripicche. Mentre idee, talento, e creatività fanno fatica a trovare posto».
Come se ne esce? «Non ci si può accontentare di vivere di luce riflessa - risponde Montezemolo - bisogna raccogliere le sfide. La passione c’è ancora, cova sotto la cenere. È giunto il momento di riaccenderla». Bisogna premiare il merito (nella scuola come nel lavoro) e procedere con le riforme. «Se l’Italia non guarda al futuro - avverte Montezemolo - il rischio è che gli italiani si autoriformino: le migliori università si fonderanno, alcuni bravi medici modernizzeranno i piccoli ospedali, e gli imprenditori faranno quello che fanno da sempre: gli italiani ce la faranno, ma il Paese no». Per questo «serve una spinta, un obiettivo, una missione in cui tutti nessuno escluso devono contribuire. Però dobbiamo metterci d’accordo sulle cose da fare e sapere che il mondo non aspetta».
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