domenica 14 gennaio 2007

Il rischio di un evento solo mediatico, serve un'idea di Paese

da Il Sole 24 Ore del 12 gennaio 2007, pag. 2

di Stefano Folli




Come la legge finanziaria necessita di qualche mese per dispiegare i suoi effetti, così il seminario di Caserta avrà bisogno di qualche tempo perché se ne possano verificare i risultati. I quali hanno a che fare con l'immagine del governo presso l'opinione pubblica. Di questo, come è evidente, si tratta. Un esecutivo e un presidente del Consiglio vittime di un'impressionante caduta di consenso, cercano la via per risalire la china.In fretta, possibilmente prima delle elezioni amministrative di primavera che potrebbero essere dolorose per almeno due partner della coalizione, Ds e Margherita.

Se questa è la ragione che ha indotto Prodi a riunire in Campania ministri ed esponenti politici della coalizione, non c'è che armarsi di pazienza e studiare l'effetto a medio termine dell'iniziativa sugli italiani.

Per adesso basta osservare che il premier, come era prevedibile, si sta sforzando di gestire in prima persona l'aspetto mediatico dell'evento. Per cui non c'è da meravigliarsi che abbia anticipato a ieri pomeriggio le prime conclusioni del vertice, peraltro appena iniziato. Essendo concepito per trasmettere messaggi all'opinione pubblica, era superfluo attendere la giornata di oggi. La parola d'ordine «il 2007 sarà l'anno del cambiamento», tanto suggestiva quanto generica, poteva essere spesa subito con profitto.

Del resto, il rischio di Prodi era che il vincitore della giornata, sotto il profilo mediatico, fosse Marco Pannella. L'atto di «pirateria» con cui l'avvio del seminario è stato trasmesso in diretta da Radio Radicale ha divertito molti, ma a quanto pare non i partecipanti al seminario. Peccato, perché se il problema del centrosinistra è la comunicazione, forse la migliore medicina resta qualche colpo di fantasia. Qualche calcolata «trasgressione». E non si può dar torto a Massimo Cacciari quando dice che il difetto è, sì, la scarsa capacità di comunicare,ma soprattutto è il modo antiquato con cui la coalizione si mette in rapporto con il Paese.

Si potrebbe forse aggiungere che la difficoltà di comunicare è legata alle idee poco chiare della maggioranza, o meglio alla sua debole identità. Il presidente del Consiglio risolve la questione negando che esista una divergenza netta fra «riformisti» e «sinistra radicale». Il che è probabilmente vero per quanto riguarda Caserta: il seminario si conclude infatti con un compromesso siglato prima ancora della partenza da Roma di ministri e segretari di partito. E sarebbe strano il contrario. Ma questo non basta per affermare che la frattura all'interno della maggioranza è un'invenzione dei giornali.

Quello che Prodi deve dimostrare nelle prossime settimane è che la sintesi fra «riformisti» e «radicali» non è solo un espediente tattico per guadagnare tempo. Ma è, al contrario, una sintesi di forte spessore politico in grado di rinnovare l'Italia. Non è un compito facile, date le contraddizioni, per ora solo sopite, della coalizione. Ma è l'unica strada per convincere «il popolo», come dice il premier, che Caserta è stato un successo. Che è servita a delineare quella «missione» del governo che forse esiste, ma non è mai stata spiegata.
Quindi, il primo problema è comunicare. Il secondo è comunicare in modo moderno. Il terzo è avere qualche contenuto convincente da comunicare. Un'idea del Paese. Cominciando da fatti concreti in grado di colpire l'immaginazione della gente. Magari una legge per snellire la pubblica amministrazione. Vedremo oggi.

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