da Il Riformista del 18 gennaio 2007, pag. 2
di Emanuele Macaluso
Sulla “Stampa” di ieri la pagina sette è dedicata a Luca di Montezemolo (bella foto) il cui pensiero è sintetizzato in un grande titolo: «I partiti uccidono il futuro del paese». Quali sono e dove sono i partiti omicidi non si dice. Io rovescio l'assunto di Montezemolo: «l'assenza dei partiti uccide il presente e l'avvenire del paese». La mia affermazione è testimoniata dal fatto incontrovertibile che dopo il disastro del fascismo e della guerra i partiti (quelli veri) furono la mente e il motore della ricostruzione materiale e morale del paese, al quale diedero un assetto costituzionale e un sistema politico che resse quando erano insieme al governo, quando successivamente si divisero e nel corso della guerra fredda. Quei partiti diedero un ruolo al paese in Europa e nel mondo. E non ci sarebbe stato nessun miracolo economico senza quei partiti. Quando si manifestò la loro crisi e degenerazione (negli anni '80-'90), anziché riformarli e rinnovarli, si preferì distruggerli o ridimensionarli. Abbiamo avuto così l'imprenditore Berlusconi, Bossi e i nani della sinistra (non solo numericamente) alla ricerca di un leader democristiano. E ora si parla dei partiti che uccidono e non di partiti uccisi.
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