da Corriere della Sera del 16 gennaio 2007, pag. 6
di Ennio Caretto
La scorsa estate Lo straniero di Albert Camus. Adesso una nuova edizione di A savage war of peace (Una selvaggia guerra di pace), capolavoro dello storico Alistair Horne del '77. I libri sulla rivolta di Algeri 50 anni fa, romanzi e saggi, sono diventati una lettura obbligata per George W. Bush. La ragione: nella guerra d'Algeria, non in quella del Vietnam, il presidente ravvisa inquietanti analogie con la guerra dell'Iraq. Lo ha spiegato in tv: «Sto leggendo un libro sul conflitto algerino consigliatomi da Henry Kissinger», l'ex re della diplomazia Usa. Bush non ne ha precisato il titolo e la Casa Bianca non lo sa. Anziché A savage war of peace potrebbe essere My battle of Algiers (La mia battaglia di Algeri), appena uscito, di un altro storico famoso, Ted Morgan. Ma i bushiani scommettono sul libro di Horne, perché assurto negli ultimi anni a una sorta di Bibbia del Pentagono (prima della ristampa veniva venduto a 150-200 dollari).
In realtà, quella di Bush della guerra d'Algeria è una scoperta tardiva. Dalla fine del 2004, quando in America si diffuse un dvd del film di Gillo Pontecorvo La battaglia di Algeri, gli esperti la studiano per trame una lezione per l'Iraq. Nel dvd, l'ex consigliere per l'antiterrorismo della Casa Bianca Richard Clarke ricorda che l'esercito francese vinse sul campo ma dovette ritirarsi «perché Parigi non aveva una strategia politica». La Casa Bianca non dice se Bush abbia visto il film, ma il giornalista e scrittore Fred Kaplan, che la frequenta, è certo che «ne abbia recepito il messaggio». L'interesse di Bush per l'Algeria, precisa, «nacque la scorsa estate quando la first lady Laura gli fece leggere Lo straniero di Camus, e penso che da allora gli abbiano parlato dell'opera di Pontecorvo».
I libri di Horne e di Morgan paragonano il conflitto algerino a quello iracheno, il primo nella nuova prefazione, il secondo nell'intero testo. Horne alterna agli eventi di Algeri quelli di Parigi, fino alla caduta della Quarta Repubblica, al ritorno di De Gaulle, e al referendum del '62 sull'indipendenza dell'Algeria. Ma descrive il conflitto come una prova generale di quello dell'Iraq, con gli insorti che non affrontano direttamente l'esercito francese ma attaccano polizia e civili, spalleggiati da Tunisia e Marocco. Morgan porta una testimonianza personale. Figlio di un francese e un'americana, mandato al fronte nel '56, partecipò alle torture dei detenuti algerini. Con questi metodi bastarono i 6 mila para del generale Massu a eliminare il terrorismo. Ma la guerra continuò e la Francia si ribellò. Lo stesso è accaduto in America dopo gli scandali di Guantanamo e Abu Ghraib.
Per Kaplan, autore di saggi militari, ciò che affascina Bush è la somiglianza tra l'Algeri del '57 e la Bagdad del 2007. Con i loro attentati, rileva, gli insorti fomentano oggi le rappresaglie delle forze occupanti per trasformare in combattenti anche i cittadini moderati, proprio come allora. La battaglia di Algeri, «il primo caso di impiego sistematico del terrorismo urbano», si ripete a Bagdatì. La Casa Bianca non contesta l'analisi (contesta invece il paragone con il Vietnam) ma insiste che Bush non ripeterà l'errore della Francia una volta che il generale Petraeus riporterà l'ordine a Bagdad come Massu lo portò ad Algeri. «Sappiamo bene — ha detto il consigliere per la sicurezza Stephen Hadley — che la soluzione della crisi può essere solo politica». L'invio dei 21 mila soldati in più, ha asserito Bush, stabilizzerà l'Iraq, rafforzerà il governo e conferirà autorità allo Stato.
Per i guru di Washington, il richiamo del presidente all'Algeria ha una valenza anche culturale. Fino a un anno fa, Bush era ritenuto un rozzo cowboy, tutto sport e Dio. Poi la Casa Bianca lo ha presentato come un uomo dalle molte letture. Bush ha spesso citato il suo libro del giorno, passando dalla Bibbia e dal baseball, le sue vere passioni, a Shakespeare e ai trattati di politica. Il suo forte sono le biografie storiche, da Lincoln a Churchill, i suoi eroi, e da Alessandro Magno a Mao. Il suo romanziere preferito è l'americano Tom Wolfe, l'autore de Il falò delle vanità. A metà 2006, in un eccesso di zelo, la Casa Bianca annunciò che Bush aveva battuto il suo mago elettorale Karl Rove in una gara di lettura: 60 libri a 50. L'America non le prestò molta fede: poteva Bush avere divorato 10 libri al mese?
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