Da Il Riformista
8/7/06
di Giorgio Ruffolo
Con Alfredo Reichlin, come lui stesso ricorda, abbiamo scritto un libro insieme sul «riformismo e capitalismo globale». Sono convinto che saremmo pronti tutti e due, tre anni dopo, a risottoscriverlo. È dunque sulla base di un saldo accordo sull’essenziale che intervengo brevemente a margine del suo articolo, come sempre denso e lucido.
Anzitutto per ribadire il mio accordo sulla sua preoccupata premessa. Le ragioni dello scetticismo di molti sul progetto del nuovo partito riguardano le difficoltà della classe dirigente dei partiti promotori a parlare all’anima profonda del paese; a esprimere quindi una vera leadership. La mia sincera adesione al progetto è dovuta proprio alla necessità che sento di colmare questo divario. Di qui le mie riserve e i miei richiami. Che rimangono quelli espressi in modo perfetto proprio da Alfredo, proprio in quel libro. Primo: i rischi opposti della sinistra: «evitare che la sinistra italiana si sciolga in una sorta di club, sedicente riformista ma in realtà senza popolo e senza radici storiche, oppure che si annulli in un confuso movimento di protesta senza una chiara visione del mondo».
Secondo, la proposta: perché, si domandava Reichlin, Amato e D’Alema hanno firmato insieme una lettera aperta ai capi della sinistra europea nella quale propongono di andare oltre i confini dell’esperienza socialdemocratica per costruire un luogo più ampio dove le passioni morali e l’impegno sociale di tanta parte del cristianesimo, insieme con il grande pensiero illuminista e laico dell’Europa colta si possano incontrare e contaminare con le forze storiche del socialismo? Solo per favorire le trattative con Prodi e la Margherita? Oppure per il bisogno che anch’essi sentono di elaborare un pensiero politico nuovo rispetto a quello che è stato lo schema classico (sostanzialmente classista e nazionale) sulla cui base il movimento operaio aveva letto il mondo e si era organizzato?
Dunque, costruire un grande partito della sinistra: e qui sono perfettamente d’accordo, cosa che purtroppo mi capita sempre più di rado, con Michele Salvati: non esiste un partito del centro sinistra, esistono partiti di sinistra più o meno moderati o radicali (a destra, è la stessa cosa). Ma quell’incontro, dove e in nome di che cosa può avvenire?
Nessun commento:
Posta un commento