La Stampa
06-12-2006
La Grande coalizione del populismo non ha fatto fatica a trovare un accordo ieri in Commissione Bilancio. Votando insieme, i rappresentanti dell'Unione e della Casa delle Libertà hanno approvato un emendamento all'articolo 1 della Finanziaria che dispone che eventuali maggiori entrate, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, siano destinate a ridurre le tasse. Il debito pubblico italiano è il più alto dell'Unione europea, da alcuni anni è tornato a crescere e il piano di rientro fissato dalla legge Finanziaria è pur sempre appeso a un’incertezza molto forte che riguarda proprio le entrate fiscali messe a bilancio. Eppure non c'è stata alcuna esitazione a destinare eventuali entrate, con l'ipocrita qualifica di «qualora permanenti», a compiacere l'elettorato. Anzi sì, un'obiezione c'è stata: l'Udc non ha votato l'emendamento, non però per un sussulto di rigore, ma perché voleva anticipare già ora il calo delle tasse visto che entrate maggiori delle attese sono all’ordine del giorno, come ha testimoniato ieri il viceministro Vincenzo Visco. L'Udc non avrebbe avuto bisogno di astenersi tanto coraggiosamente, perché è stata subito rincorsa dai vertici della Commissione che hanno confermato che sì, in effetti, la riduzione delle tasse potrà avvenire già nel 2007. Il populismo è un piano inclinato, ha una sua dinamica inarrestabile. Ve l'immaginate un governo che a settembre del 2007 dica: «Ci dispiace, vi abbiamo annunciato una guerra senza quartiere all'evasione, ma ahinoi non abbiamo recuperato nulla, quindi non possiamo tagliare le tasse». Nient'affatto: dall'evasione Visco dovrà dimostrare di aver ottenuto ciò che si era proposto. Quindi è come se quei soldi fossero già stati spesi prima ancora di entrare. Ma è per una nobile causa. Per aiutare gli incapienti e forse per aumentare le pensioni minime. E siamo assolutamente d'accordo che è doveroso farlo. Allora però si introduca un semplice meccanismo: ridurremo altre spese correnti in misura analoga e corrispondente in modo da assicurare che il debito pubblico italiano possa calare anziché distruggere il futuro dei nostri figli: vediamo se lo votereste ancora quell’emendamento per i poveri incapienti! Lì sì, sarebbe davvero utile l’intesa tra i poli: sulle spese da tagliare, non sulle tasse da ridurre. D’altronde di questa difficile Legge Finanziaria c’è da salvare quasi solamente il rigore con cui Tommaso Padoa-Schioppa ha difeso il saldo di bilancio e di come il ministro ha rimesso i conti pubblici italiani - se non ci saranno troppe sorprese - sulla rotta del possibile risanamento. C’è da chiedersi che cosa succederebbe senza l'ancoraggio europeo e senza personalità che ne hanno consapevolezza e che controbilanciano gli istinti populisti. Perché la logica dei benefattori ha una sua ingenua malizia: se le cose vanno un po’ meglio del previsto non è forse questo il momento per aiutare chi sta peggio? E’ esattamente il contrario: se le entrate fiscali aumentano perché l'economia va meglio del previsto, allora questo è il momento per ripagare i debiti che in passato abbiamo accumulato frinendo come cicale nel bello e nel cattivo tempo. E’ quel debito pubblico che impedisce di aiutare i più deboli quando le cose vanno peggio, non quando vanno meglio.
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